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Studia l’evoluzione marina: napoletana del Dohrn tra i migliori ricercatori del mondo

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Ina Arnone nuovo membro dell’European Molecular Biology Organization: è l’unica donna italiana. Tornata in Campania dopo un’esperienza negli Usa

E’ una napoletana doc l’unica italiana eletta nel 2018 tra i membri dell’European Molecular Biology Organization, l’organizzazione che unisce scienziati d’eccellenza e che da oggi include, insieme ad altri 62 ricercatori delle scienze della vita, anche Ina Arnone, primo ricercatore del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione Organismi Marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Formazione perfezionata negli Stati Uniti, la Arnone, classe 1963, entra dunque a far parte di un gruppo di 1800 tra i migliori ricercatori in Europea e nel mondo: tra loro 108 italiani, di cui 33 donne. “Sono molto onorata di questo riconoscimento – commenta – anche perché Napoli ad oggi annovera solo sette membri EMBO. Ma  nei primi anni ’60, in uno sforzo congiunto con pochi altri laboratori sparsi nel mondo (Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito), la città ha saputo dare un contributo significativo nel gettare le basi della Biologia Molecolare e della stessa EMBO, concepita, nel lontano 1963, proprio durante un meeting tenutosi a Ravello”.

Si tratta, evidentemente, anche di un riconoscimento per la Stazione Zoologica Anton Dohrn: “L’assegnazione è motivo di riscatto per l’ambito delle discipline dalle quali provengo e che continuano a interessare la mia attività di ricerca, biologia dello sviluppo ed Evoluzione e Ecologia: branche che costituiscono il fulcro centrale degli studi che si conducono alla Stazione Zoologica Anton Dohrn e che l’hanno resa famosa in tutto il mondo sin dal 1872, anno della sua fondazione”. L’obiettivo dei membri EMBO, come spiega la direttrice Maria Leptin, “è quello di rafforzare la comunità di ricerca attraverso collaborazioni e interazioni internazionali”. Come? Sostenendo  i ricercatori di talento in ogni fase della loro carriera, stimolando lo scambio di informazioni scientifiche e aiutando a costruire un ambiente di ricerca europeo in cui gli scienziati possano svolgere la loro attività e professione nelle condizioni più produttive e favorevoli. Anche a Napoli, dunque, la città dell’unica neoletta italiana, motivo d’orgoglio per il Sud Italia e per l’Anton Dohrn.

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