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Sabato 12 maggio 2018, alle ore 18, sarà presentata a Vico Equense, nella “Sala delle Colonne”, la raccolta poetica di Rosa Cuomo: “I sussurri del vento”.

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Relatori: prof. Salvatore Ferraro, rag. Franco Oliva e prof. Claudia Scaramellino

A distanza di dieci anni dalla precedente raccolta poetica (Guardando con gli occhi del cuore), Rosa Cuomo ci offre un’ ulteriore e significativa testimonianza, ove ce ne fosse bisogno, della sua profonda e delicata vocazione poetica, maturata nel corso di tanti anni attraverso vicende esistenziali ed approfondimenti culturali.

Sono presentati alla nostra lettura, accompagnata da un innegabile godimento interiore, circa novanta componimenti (da Rosa definiti I sussurri del vento), resi in lingua e in dialetto napoletano, il mezzo forse più autentico e congeniale al suo modo di sentire genuino e schietto.

La poetessa ha la fortuna di vivere al centro di Vico Equense, in una casa avìta, ricca di cimeli laici e religiosi, tramandati per secoli e da lei amorosamente vegliati e protetti, che ovviamente rinviano l’osservatore a vedere e ascoltare echi e messaggi antichi, non per niente obsoleti, anzi destinati a rimembrare antiche usanze e sensazioni profonde, modelli di vita e di pratiche sociali.

Ben inserita nella realtà giornaliera del luogo natio, Rosa Cuomo, con una profonda intensità e tenera nostalgia, rivolge la sua attenzione vivida, penetrante e coinvolgente agli ambienti urbanistici e paesaggistici del nostro ampio territorio che si estende dalle nevose alture dei Monti Lattari alle marine assolate (da Capo la Gala ad Equa): ‘a trirece casale…circundato, e penzo a comme sarrà quanne a’ generazione nosta cchiù non starrà ccà.Le due piazzette di Vico, quella del centro storico e quella più nota con la fontana dei delfini, riflettono due momenti storici: quella più antica è bellella, pulita, aggraziata, quella più moderna e centrale è affollata e frequentata nelle notti estive. Le campane della vicina chiesa di San Ciro suonano una museca venuta d’ ‘o cielo e, specialmente al crepuscolo, invitano alla freschezza ed alla purezza dello spirito. Il castello Giusso è maestoso, ciclopico, a picco sul mare e intorno tutto parla di un fastoso passato, di cose vissute da antiche nobiltà, fatte di segreti e di misteri. Ogni marina offre la sua ricchezza, le tredici borgate (o casali) presentano a sera fioche luci che illuminano il misterioso circondario ricco di storia e favole inventate. Su tutto il paese domina il Faito, ‘a muntagna che se sceta ‘ncantata sotto ‘e ragge r’ ‘o sole nascente.

Rosa Cuomo ovviamente non rimane insensibile agli spettacoli della natura e del creato: l’avvicendarsi delle stagioni, il sole, le stelle, i pleniluni, i risvegli della primavera, i colori infiammati dell’estate, la malinconia d’autunno, la pesca al plenilunio, la pioggia primaverile.

Ampio spazio è dedicato ai sentimenti umani, in particolare all’amore, sentimento primordiale, necessario ed insostituibile: “Ammore vero, Riflessioni sull’amore, Passione amorosa, ‘O colpo ‘e fulmine, Simpatia, Core ‘ngrato, Suffrenno, ‘A fuitella, Addio, Dolci carezze, Innamorato, ‘O ‘nnamurato geluso, ‘O ‘nnammurato pazzo”.

Si tratta di esperienze e tematiche antiche ben note, che sono presenti nella vita giornaliera di ogni uomo e che sono state descritte in tutti i secoli, in particolare dalla letteratura napoletana (in prosa, in versi ed in musica).

Un terzo filone è dato riscontrare nel canzoniere di Rosa Cuomo, attenta osservatrice di quanto avviene nell’animo umano e nei rapporti sociali. L’autrice esprime la sua delusione ed una certa disapprovazione per i cambiamenti avvenuti. Un tempo c’erano le feste, si celebrava il Natale, si faceva il presepe in casa, il “raù” era cucinato a lungo dalla madre ‘ncopp’  ‘a furnacella. La malinconia compare qua e là, spesso in sottofondo, ma talora erompe in una constatazione forte e desolata: S’è cagnat ’ ‘o munno, ‘O munno s’è arrevutato ‘a sotto ‘ncoppe, i vecchi si lamentano, i giovani si lagnano per la disperazione, è tutto uno scompiglio, le guerre sono diventate eterne, si combatte per tutto, si inventano bugie e calunnie, non esistono amore, pudore ed onestà, aumentano gli imbrogli, i debiti e le cambiali. La poetessa, permeata di antichi valori, si affida alla sua profonda religiosità.

Lasciando ad ogni singolo lettore la predilezione per le poesie in lingua o in dialetto, è giusto annotare che ella riesce ad esprimersi nella lingua moderna, tuttavia si dimostra padrone dei due registri. Al corrente del repertorio poetico tradizionale, sa fare buon uso delle figure poetiche (le metafore, l’allitterazione, l’amplificazione, le assonanze, l’inarcatura, il raddoppiamento, la pregnanza, la similitudine, la sinestesia…), dimostrando di conoscere adeguatamente la poesia ottonovecentesca e di averla sapientemente assimilata.

Una poesia, quella di Rosa Cuomo, che invita a godere di quanto ci circonda e talora (o spesso) sfugge ai nostri occhi disattenti e che stimola a riconciliarci con l’ambiente e l’umanità.

Vico Equense, maggio 2018                                                                      Prof. Salvatore Ferraro.

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