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Piano . Toponomastica Sorrentina, Prof. Paolo Poccetti video

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Felice Senatore e Carlo Pepe ci regalano ancora un incontro di grande levatura culturale con il Prof Poccetti. Lezione magistrale sulla Toponomastica Sorrentina. Le foto e i video di Sara Ciocio raccontano meglio.

Traffico, Caos Fiordo

Contributo alla toponomastica della Penisola Sorrentina.

Prof. Salvatore Ferraro

E’ vivamente attesa, presso il Centro Culturale di Via delle Rose a Piano di Sorrento, la conferenza che sarà tenuta dal prof. Paolo Poccetti, ordinario di Glottologia all’Università di Roma. Molti anni fa, in occasione delle scoperte archeologiche di Vico Equense, lo invitai a prendere visione di due importanti iscrizioni (del VI sec. a.C.) = l’iscrizione preosca (in alfabeto nucerino) e l’alfabetario etrusco(pubblicato successivamente dall’estruscologo Massimo Pallottino).

Negli ultimi 50 anni le scoperte archeologiche in Penisola Sorrentina si sono accresciute, anche se molte testimonianze purtroppo sono andate disperse o saccheggiate sotto l’incalzare continuo degli speculatori edilizi. Molte pubblicazioni hanno precisato o apportato nuovi elementi alla conoscenza delle vicende storiche del nostro territorio e hanno colmato lacune o eliminato erronee interpretazioni. Paola ZancaniMontuoro, Maria Bonghi Iovino, Felice Senatore, Giovanni Pugliese Carratelli, Giovanni Colonna, Stefano De Caro, Vincenzo Russo, Mario Russo, Marici M. Magalhaes, Tommasina Budetta e tantissimi altri hanno accresciuto la bibliografia archeologica con contributi diversificati di notevole spessore. Recentemente la rivista OEBALUS (Studi sulla Campania nell’ antichità), diretta egregiamente dall’archeologo Felice Senatore, ha trattato in due fascicoli (n.10 ed 11, 2015 e 2016) numerose ed interessanti tematiche.

Segnaliamo, in particolare, Masgaba “il fondatore”: questioni topografichecapresi (di Felice Senatore), Simposi da Sorrento a Castiglione di Ragusa (di Pier Giovanni Guzzo), Promunturium Minervae, in margine a una nuova interpretazione di esskazsiùm in RIX ST CM 2 e ai recenti restauri in Via Campanella (di Gaspare Adinolfi e Felice Senatore), Le recenti indagini archeologi che presso il quartiere marittimo di villa Nicolini a Sant’ Agnello (di Maria Rispoli). Le Sirene nel Tirreno (di Alfonso Miele) e Il nome di Sorrento e le Sirene (di Paolo Poccetti).

Si tratta, come si può notare, di sei studi che apportano un notevole contributo all’analisi e alla riflessione sull’avvicendarsi di Osci, Etruschi, Greci e Romani nelle nostre terre, sull’affiorare di nuove testimonianze archeologiche, artistiche e linguistiche e soprattutto, su un più attento e puntuale esame della toponomastica locale, rimasta quasi inalterata nel corso dei secoli, ma troppo spesso non compresa completamente.

Molti toponimi riguardano la sfera religiosa, per lo più santi molto diffusi nell’area: Agnello, Agostino, Andrea, Annunziata, Costanzo, Croce, Elia, Francesco, Liberatore, Liborio, Lorenzo, Nicola, Salvatore, Trinità, Vito. Forte è la prevalenza dell’età romana, tranne alcuni casi di chiara impronta greca: Acquara, Alberi, Alimuri, Angri, Atigliana; Baranìca, Bonea; Colarusso, Cuparo, Casarlano, Crapolla, Cassano, Carotto, Cantone, Cigliano, Cesarano, Campitiello, Casola, Circumpiso, Cercito, Cesine; Caprile, Cafariello, Capitello; Equa; Faito, Fornacella; Gesine, Ièranto, Isca; Legittimo; Montalto, Mortora, Montariello, Mostrano, Monticello, Malacòccola, Massa Lubrense, Meta, Maiano, Moiano, Montaro, Monticchio, Marano, Marciano, Mitigliano, Massaquano; Nocelle, Nerano, Nula; Pacognano, Pontescuro, Portiglione, Pontone, Preazzano, Positano, Punta della Campanella,  Pipiano, Priora, Pozzano, Peraccio, Prasiano, Pastena; Recommone, Roncato; Sorrento,  Sperlonga, Seiano, Scala, Scraio, Stiffa, Scrivanessa; Ticciano, Tore, Termini, Trarivi, Trasaella, Tordara, Tonnarella, Titigliano, Talagnano, Turno, Torca, Tore, Torvillo, Turiello, Vadabillo, Vico Equense, Villazzano; Zenzinada.

Data l’eccessiva frammentazione del territorio sorrentino, che risulta da secoli estremamente suddiviso in piccoli appezzamenti coltivati da famiglie o piccoli coloni, abbondano i microtoponimi, che è dato riscontrare nella tradizione orale o negli atti notarili antichi e recenti. Ovviamente è mancato finora uno studio sistematico della toponomastica sorrentina e solo pochi autori si sono cimentati in questa analisi. Nel 1822 il letterato sorrentino Onofrio Gargiulli (1748 – 1816?) pubblicò un singolare saggio dal seguente titolo: “Denominazioni greche antichissime di molti luoghi che posti sono tra il fiume Sarno e il promontorio Ateneo” (ripubblicato dal benemerito Benito Iezzi nel 1990).   Gran parte dei  44 toponimi veniva fatta risalire al mondo greco e giustamente B. Iezzi concludeva: “Perché stupirsi o, addirittura, scandalizzarsi, se il buon Onofrio in ogni toponimo della sua terra, ha inteso un’ eco greca; degno sostrato di una storia che si stenta a ricostruire appieno, proprio perché ci coinvolge ancora?”.

In tempi recenti, però, si è continuato ad insistere da parte della grande archeologa Paola ZancaniMontuoro (1901 – 1987) sulla presunta grecità di due prestigiosi toponimi: Alimuri e Sorrento! “Il toponimo omerico Alimuri, persistito finora incorrotto sulla costiera sorrentina, indiscutibilmente attesta la lingua di quelli che imposero il nome. E’ un prezioso fossile linguistico, che concorre ad illuminare il quadro archeologico chiaramente apparso dalle abili ed accurate ricerche degli ultimi tempi ”. Alimuri cioè deriva dall’agg. omerico alimuréeis=che  scorre al mare (Odissea 5,v.460). La studiosa riteneva straordinario il valore di questo toponimo omerico grazie alla sua sopravvivenza dalla protostoria ad oggi, immune da successivi influssi. Tale fatto veniva, a suo parere, confermato dalla proposta derivazione del nome di Sorrento da surréo(= concorro), riferito alle acque che scendono dai valloni, che circondano per tre quarti la città, quindi  “acque concorrenti”. Ciò comprovava come i primi navigatori di lingua greca fossero stati colpiti dal fruire delle acque discendenti dalle colline al mare e altresì il rapporto dei navigatori d’età omerica con i presunti “ barbari” dell’Occidente. Un problema a parte meriterebbero le monete con legenda IRNTHII, che qualche studioso ritiene che siano di area sorrentina (=SIRENTI  = SORRENTO?).

Nel recente contributo, assai documentato ed esaustivo (di circa 50 pagine: pp.325-373) l’insigne grottologo Paolo Poccetti dell’Università di Roma, autore di centinaia di pubblicazioni sulle lingue italiche e sulla toponomastica, sull’etrusco e sul latino, chiarisce ormai in modo definitivo e probante l’origine del toponimo Sorrento. Riassumendo in breve le sue conclusioni, egli chiarisce che Surrentum e la sua Penisola nell’antichità erano collegati con entrambi  i miti e la religiosa venerazione delle Sirene insieme con quelli di Atena/Minerva, il cui tempio, comunque, divenne molto più rinomato durante il periodo sannitico e romano a causa della sua importanza rispetto alle rotte del mare tra i molto importanti golfi della costa sud-tirrena. Tuttavia la tradizione arcaica circa le Sirene lasciò significativi riflessi negli antichi nomi locali della Penisola Sorrentina, come Seirenes, Seirenùssai, Sirenianus (mons). Probabilmente il nome Sirene originò il nome Surrentum, che subì altre insoddisfacenti spiegazioni. Il nome  del più importante insediamento nella Penisola  è probabilmente sorto da + Seiren – o-F ent-, fondamentalmente un aggettivo derivato principalmente da un suffisso – went condiviso dal toponimo Seirenùssai riferito all’estremità del promontorio. Probabilmente il nome + Seiren – o-F ent-era riservato al tempio delle Sirene ed ai suoi dintorni, localizzato da Strabone nelle vicinanze della stessa Surrentum. Le caratteristiche fonetiche delle lingue sabelliche furono responsabili per l’evoluzione da + Seiren – o-F ent-  a Surrentum trasferito al latino.

Eppure, mi preme aggiungere, già nel I sec. d.C. il poeta latino Stazio aveva detto che la villa sorrentina di Pollio Felice “est inter notos Sirenum nomine muros”.

Inoltre l’iscrizione in lingua osca(III-II sec. a.C.),  rinvenuta nel 1985 alla Punta della Campanella, ricorda la realizzazione di un’ opera pubblica (esskazsiùm) da parte di un collegio di tre membri qualificati dal teonimo menereviius (= di Minerva); il termine osco finora ignoto (esskazsiùm) è stato interpretato in tre modi diversi: 1) approdo/scala(Zancani,  1990); 2)scala (Prosdocimi, 1990); 3)faro(Triantafillis, 2014).

Per la comprensione e la risoluzione dei problemi sopracitati è vivamente atteso l’incontro del Prof. Paolo Poccetti a Piano di Sorrento, presso il Centro Culturale di Via delle Rose, il 5 maggio 2018, alle ore 18.

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