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Peppino Impastato nelle parole di Rosaria Zizzo in “Edizioni ordinarie”

Premio Internazionale di drammaturgia Magna Graecia Latina New York XX Edizione 2018

 

Oggi ricorre il quarantesimo anniversario dalla morte di Peppino Impastato,  un corpo, come scrive Rosaria  Zizzo nella sua operaEdizioni Ordinarie, “ridotto in brandelli che non può essere neppure  ricomposto, baciato”.

Tutti dovremmo commemorare quella tragica notte e farla ricordare a chi non era ancora nato, a chi non conosce il fenomeno mafia-camorra.

La bara di Peppino Impastato nella sua casa a Cinisi era vuota.

 

Il testo teatrale Edizioni Ordinarie è un dialogo immaginario tra due giovani vittime della violenza camorristico-mafiosa, Giancarlo Siani e Peppino Impastato, che raccontano della propria morte ricordando le stragi mafiose di Capaci e via D’Ameliocon la citazione di nomi e cognomi di coloro che genericamente venivano individuati come “gli uomini della scorta”.

 

Il testo di Rosaria Zizzo, portavoce di legalità attraverso i suoi alunni divenuti “messaggeri di legalità”-come scrive il preside Crea nella prefazione-  si caratterizza per la forte intensità emotiva, tanto da trasformare il messaggio stesso in un duro atto di condanna verso ogni forma di illegalità e di violenza.

Ecco la scuola attiva, in trincea, che regala emozioni, che coinvolge attraverso il teatro e che, grazie al testo della professoressa Zizzo, induce a riflettere concretamente, ad intercettare le energie positive del territorio.

“Edizioni Ordinarie”, proprio a due giorni dalla commemorazione di Peppino Impastato, è risultato vincitore del premio internazionale di drammaturgiaMagna Graecia Latina New York XX Edizione 2018.

Il testo è stato più volte rappresentato nelle scuole e durante manifestazioni sulla legalità: cattura le menti dei giovani e le convoglia verso lo studio e l’ammirazione di chi ha fatto dell’uso delle parole, della giustizia e della legalità un obiettivo di vita fino all’estremo sacrificio

È fondamentale che libri come questo vengano veicolati verso i giovani ed è importante che sia stato scritto da una docente, che lavora tra i giovani.

Borsellino diceva che non dobbiamo mai smettere di parlare della mafia, è giusto e doveroso che i ragazzi capiscano che questo è uno dei mali peggiori della nostra società.

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