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Pd allo sfacelo a Torre del Greco non presenta la lista a Castellammare entrano anche gli anti Pannullo, Corrado verso dimissioni

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Debacle. Naufragio. Chiamatelo come volete ma il Pd riesce in un’impresa ritenuta quasi impossibile: presentare la sua lista fuori tempo massimo a Torre del Greco. E il simbolo viene escluso alle amministrative, così descrive lo sfacelo del PD nei comuni al voto in Campania in provincia di Napoli .
Colpa dei veti, dei bracci di ferro tra i ras democrat per la scelta del candidato sindaco. Trattative andate avanti sino a qualche minuto prima della scadenza con il risultato di arrivare tardi. Oltre il tempo limite. E l’esclusione lascia sul campo il segretario torrese Massimo Meo. «Me ne assumo tutte le responsabilità: non me la sento di condurre il Pd in questa deriva politica», scrive nelle lettera di dimissioni. E così anche a Castellammare di Stabia, la fu roccaforte rossa, dove un altro pesantissimo scontro interno sta facendo decidere, in queste ore, al segretario cittadino Nicola Corrado di mollare l’incarico. Mentre a Quarto, addirittura, il Pd preferisce non presentare proprio il simbolo per affidarsi ad un più generico «Democratici in cammino». Questione di marketing elettorale…
Ecco l’implosione democrat nella tornata elettorale in cui venti comuni del Napoletano andranno al voto domenica 10 giugno (Afragola, Brusciano, Forio, Ottaviano, Qualiano, Quarto, San Giuseppe Vesuviano, Cercola, Volla e Boscoreale, oltre ai due sopracitati comuni, solo per citare quelli oltre i 15mila abitanti). Eppure appena venerdì mattina Antonio Marciano, consigliere regionale e fedelissimo dell’attuale numero uno del Nazareno Maurizio Martina, aveva avvisato il partito della burrasca che stava per arrivare (compreso il naufragio nei mari torresi…): «A Castellammare come a Torre del Greco la fanno da padrona pezzi di potere locale senza alcun profilo politico ma portatori esclusivi di filiere di interesse dei capi napoletani piegati alle indicazioni dei foraggiatori di preferenze. Il rischio è che non solo il Pd vada a sbattere in queste elezioni lì dove riusciremo a presentare il simbolo, ma che l’inquinamento della pratica politica nella sua dimensione etica avanzi in modo irrimediabile». E così ieri mattina un paio d’ore prima della presentazione delle liste: «Si è chiusa un’altra pagina vergognosa per il Pd a Napoli ed in Campania. La scelta dei candidati sindaci e della composizione delle liste è stata qualcosa di indecente». Ma niente, il Pd è andato a sbattere comunque.
Colpa di veti e controveti incrociati a Castellammare e Torre. Proprio lì, dove da mesi il partito si era messo in gioco per guadagnare la sua credibilità dopo i tonfi delle amministrative di San Giacomo e le ultime politiche. Figuriamoci.
Come a Torre del Greco, dove al Pd locale non sono bastati 10 mesi per decidere questa strategia (quando dall’agosto dell’anno scorso il sindaco di centrodestra Ciro Borriello venne arrestato). Con il circolo locale deciso a schierare l’imprenditore Lorenzo Porzio, ex vicesindaco e consigliere comunale, sino allo scontro fratricida con il gruppo del consigliere regionale Mario Casillo sostenitore dell’avvocato Luigi Mennella. Trattative sino a pochi minuti prima della scadenza delle liste ieri mattina che hanno fatto naufragare tutto. «Il partito si è ritrovato dilaniato e lacerato all’interno», spiega il segretario cittadino Meo nella sua lettera di dimissioni in cui fa emergere un dettaglio tafazziano tipico del Pd. Ovvero una notte intera a litigare sul nome del candidato sindaco sino al mattino quando ci si rende conto come «ad un’ora dal termine ultimo della presentazione, vi erano appena tre o quattro adesioni». Insomma tutti a scontrarsi per chi dovesse fare il capitano della nave ma al momento di salpare ci si accorge che mancano pure i marinai…
«Sono basito per la gravissima superficialità che impedisce alla comunità di Torre del Greco di sostenere il Pd. Non nascondo la grande amarezza, il dispiacere è tanto», dice il segretario provinciale democrat Massimo Costa, che però non si assume responsabilità ma se la prende genericamente contro «un inaccettabile e sconsiderato ritardo che vanifica il grande lavoro, sia organizzativo che politico, di tanti esponenti del partito». «Chi è chiamato a ricoprire questo ruolo – punta l’indice la segretaria regionale Tartaglione contro il dimissionario Meo – ha la responsabilità di percorrere tutte le strade per risolvere le questioni sul tavolo e di farlo per tempo, magari coinvolgendo e chiedendo aiuto alla segreteria metropolitana. Non ha senso parlare oggi per infangare il partito quando è troppo tardi per intervenire e porre rimedio».
E così a Torre la sfida sarà ristretta a Nello Formisano, ex senatore dipietrista, per Leu e civiche, al grillino Luigi Sanguigno mentre il centrodestra si divide tra Luigi Mele (Fi ed Fdi) e Romina Stilo (entrambi ex membri della giunta Borriello).
Situazione complicata anche a Castellammare dove, dopo la faida di questi giorni, potrebbe rassegnare le dimissioni il segretario democrat Nicola Corrado. Troppe amarezze, troppi veleni nel Pd di Castellammare dove alla fine, dopo un lungo braccio di ferro interno, ha prevalso la candidatura di Massimo De Angelis (con un passato nel centrodestra). Scelta tormentata perché anche qui i democrat si sono spaccati. Prima sul nome dell’aspirante primo cittadino, poi sui nomi dei consiglieri. Con il segretario Corrado deciso a non far entrare in lista i consiglieri che nell’ultima legislatura avevano concorso alla caduta del sindaco Pannullo. Due giorni e due notti di trattative sino a venerdì notte quando deve piombare a Castellammare anche Massimo Costa. Alla fine gli indesiderabili in lista ci entrano e da qui i rumors di un abbandono di Nicola Corrado alla guida del partito. Anche perché dopo giorni così tormentati la strada prima del voto è sempre più in salita nella cittadina che in otto anni è stata capace di far dimettere ben tre sindaci. Un record. E, quindi, ai nastri di partenza, ecco il grillino Francesco Nappi, Massimo De Angelis con una coalizione trasversale che comprende anche il Pd e Gaetano Cimmino per il centrodestra. Ma il pericolo per il Pd, che rischia di non arrivare nemmeno al ballottaggio, viene da sinistra: perché l’ex vicesindaco di Pannullo, Andrea Di Martino, storico nome della sinistra stabiese, è riuscito ad organizzare una candidature con nove civiche mentre Tonino Scala corre per Leu. Infine Quarto, il comune che alle ultime amministrative del 2015 fu conquistato dai grillini e il Pd non riuscì nemmeno a presentare le liste. Stavolta tutto è cambiato. Con i democrat e i 5 Stelle che corrono senza il simbolo ufficiale. Per scelte diverse però. A Concetta Aprile, candidata grillina, i vertici nazionali hanno negato l’autorizzazione ad utilizzare il simbolo, dopo la querelle sui voti sospetti che coinvolse un consigliere ed il sindaco eletto. Così alla fine ha presentato una lista con la denominazione: «Meet up#Quarto 3.0». Scelta diversa per i democrat. Antonio Sabino, iscritto Pd e figlio di uno storico dirigente del Pci, ha deciso di correre senza il simbolo per sfidare il competitor di centrodestra Massimo Carandente Giarrusso (bloccato nella tarda serata per incandidabilità, un fatto che potrebbe far decadere anche le sei liste a lui collegate). Per il Pd a Quarto nessuna faida interna stavolta ma solo la decisione di tentare di allargare il consenso ed evitare proprio il simbolo del Nazareno visto il risultato delle ultime politiche.
Forse la scelta migliore…

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