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Napoli il record della consolazione

4 Sconfitte nelle ultime 6 gare per la Sampdoria (2 vittorie)

14 Vittorie in trasferta del Napoli (record, come la Juve)

ECCO PERCHé IL GOL DI MERTENS ERA REGOLARE

Non benissimo Gavillucci, non solo per colpa sua: l’episodio è il gol annullato a Mertens, ininfluente ai fini del risultato finale, però importante. Ferma il gioco per cori discriminatori (in arrivo provvedimenti del Giudici sportivo), fa bene ad ammonire Ramirez e Hamsik che si beccano: «Con tutto quello che sta succedendo?».

NESSUN DUBBIO

Allora torniamo al gol di Mertens: sul pallone in arrivo dall’angolo, saltano (in ordine rispetto alla provenienza del pallone, è importante) Albiol e Andersen: il pallone finisce a Mertens che segna. Il belga era stato rimesso in gioco dal colpo di testa di Andersen, che vale come una giocata. E lo sarebbe stato comunque, pure in caso di colpo di testa di Albiol, visto che l’azzurro viene prima e dunque successivamente ci sarebbe stato il tocco dell’avversario. Insomma, per l’evidenza delle immagini, ma anche per logica (ci avrà pensato, il VAR Massa?), quel gol era buono. Unica spiegazione: non ravvisando una certezza cristallina, arbitro e VAR hanno tenuto la decisione del campo.

DISCIPLINARE

Manca un giallo per Albiol: il gomito su Kownacki è largo.

Se il calcio smette d’essere un gioco e diviene il teatro di una inciviltà prima strisciante e poi dilagante, bisogna avere la forza e il coraggio di fermarsi: e al trentesimo della ripresa, dopo settantacinque minuti sotto a un diluvio vergognoso di cori offensivi (i soliti, quelli di sempre) Claudio Gavillucci, trentanove anni, di Latina, s’è stufato e ha detto basta: basta a quell’indecenza inarrestabile, basta a quel fango scaraventato su una serata altrimenti gustosissima in cui il calcio, e mica solo, è scivolato via, in quelle oscenità, ahinoi, da stadio. Perché c‘è un momento (e fa niente che sia durato solo tre minuti, il tempo necessario per far scendere Ferrero in campo e andare sotto la curva a «pregarli» che la smettessero) in cui è doveroso richiamare la coscienza a dei principi etici e morali da estirpare, senza ritrosie, né paure. Ma è stata una serata infame, vissuta in un clima sgradevole, che urta la sensibilità di chiunque, quella di Sarri per primo, che alla mezz’ora fa notare al quarto uomo ciò che da quello spicchio di Marassi – solo da quello – viene giù: e sono inutili le «minacce» di sospenderla nell’intervallo e pure nella ripresa.

SPETTACOLO. Ma Sampdoria-Napoli sa essere anche altro: è un manifesto del bel calcio (quello tecnico), un invito a starsene lì per goderselo, nella sua limpida esibizione, nello spettacolo che esplode prepotente. Fa quasi tutto il Napoli, che costruisce e dilapida, prima di prendersi la partita con un capolavoro di Milik, sinistro a girare all’incrocio dei pali, e un colpo di testa di Albiol. Ma prima, lo show raggiunge vette elevatissime, con il Napoli che, liberatosi dalla proprie angosce, perché lo scudetto sta per essere consegnato all’Olimpico di Roma, tiene la Sampdoria nella propria trequarti, la costringe a correre all’indietro, la travolge.
STORDENTE.La Grande Bellezza riesplode nella capacità di occupare il campo e poi di allargarlo, nel giro palla sbalorditivo dal quale escono: un gol annullato a Mertens (5′: dal guardalinee e dal Var, per motivi che sfuggono, considerato che la deviazione da angolo è di Andersen), sei opportunità costruite – alcune sventate da Belec, che s’è preso il posto lasciato da Viviano nel riscaldamento, su Insigne (13′), Albiol (16′) e Zielinski (23′ e 39′) – altre vanificate della rifinitura. E la Samp, che comunque tenta di giocarla, si ritrova «soltanto» con un destro di Caprari (12′) e una traversa esterna (42′) di Ferrari. E’ una serata da applausi per qualità che il Napoli (senza Hamsik per scelta e con Zielinski) espone nel possesso palla (71% nel primo tempo, 65% alla fine) ma anche nella gioiosa fluidità d’un football ritrovato che crea uno scenario tecnicamente delizioso con un solenne Jorginho, uno scatenato Allan e trame che – arrivino da sinistra, soprattutto, o anche da destra – frastornano sempre di più la Samp.

IMPERMEABILI.C’è poi il maltempo, che nulla toglie, perché l’acquazzone che viene giù dalla mezz’ora non spegne la partita: nella ripresa il Napoli palleggia a oltranza, sfiora il palo con Insigne e si risistema nella trequarti della Samp, che dopo un’ora di pressione è (quasi) allo stremo e boccheggia, può giovarsi di uno strappo di Ramirez (16′) e di un prodigio di Belec (18′) sul destro ravvicinato di Insigne, dopo l’uno-due al volo con Mertens. L’avvento di Milik – che pure ha innanzitutto fisicità – esalta il Napoli in appena 75 secondi, gli consente di demolire le resistenze della Sampdoria, poi definitivamente rimosse con il 2-0 di Albiol: è un calcio di assoluto livello stilistico, che rimane aggrappato a movenze accattivanti e riscrivono, nel loro piccolo, la Storia con gli 88 punti (la miglior seconda di sempre) e che possono consentire di spingersi persino oltre la soglia dei 90. E’ un poster appeso alle pareti dell’anima, quasi un invito a Sarri e a De Laurentiis a guardarsi teneramente negli occhi e però tappandosi le orecchie con la Genova doriana sensibile.

REINA Dodicesima gara in trasferta senza reti subite. Un paio di parate non difficili e la solita leadership.

HYSAJ Sulla destra con personalità. Dalla sua parte non si passa e non rischia niente. Un punto fermo.

ALBIOL Prima sfiora il gol di testa, poi lo trova nella ripresa. Guida la difesa con sicurezza e non concede niente.
KOULIBALY Sicuro nelle chiusure, anticipa sempre Kownacki ed esce con autorità palla al piede. La solita certezza.
MARIO RUI Arriva al cross e anche se non è sempre preciso, a sinistra il Napoli sviluppa il suo gioco anche grazie a lui.
ALLAN Sradica palloni e si inserisce. Quantità e intensità, quando c’è da “buttarsi” in un contrasto, non manca mai.
JORGINHO Gara numero 150 in A con una regia sontuosa. Sfiora i 100 passaggi e garantisce ritmo.
ZIELINSKI Preferito ad Hamsik, dialoga bene con i compagni e prova l’imbucata. Chiude in avanti.
CALLEJON Appannato nell’ultima giocata: sbaglia un gol e indovina pochi dei molti cross che prova. Sostituito.
MERTENS Un gol annullato e stop. Gli manca brillantezza e anche se prova il dialogo con i compagni, non sfonda mai.
INSIGNE Nonostante il “turbante” in testa, vuole segnare a tutti i costi. Punta l’uomo e sfiora la rete. Belec lo stoppa.
HAMSIK (22’ st) Alla presenza numero 500 con il Napoli, inizia dalla panchina e quando entra porta il suo mattone. Utile.
MILIK (26’ st) Segna un gran gol dopo 75 secondi e dà un bel segnale in chiave Mondiale. Meriterebbe di giocare di più.

ROG (36’ st) Passerella finale quando il successo è in cassaforte. Prende un po’ di pioggia e tampona.

fonte:corrieredellosport

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