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I migliori limoni del mondo sono i nostri, ma attenzione…

Riportiamo subito alcuni dati che sono a mio avviso sorprendenti dichiarati dalla Coldiretti: oltre il 25% dei limoni consumati in Italia sono di provenienza estera. Nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di kg mentre oggi le importazioni sforano il tetto dei 100 kg. La produzione nazionale si è abissata da 700 milioni a poco più di 300 milioni nel corso degli anni durante i quali hanno senz’altro influito fattori come i prezzi troppo bassi che hanno scatenato una svalutazione del prodotto sul mercato.

Lo “Sfusato Amalfitano”

In Costiera Amalfitana viene prodotto il cosiddetto “sfusato amalfitano”, limone dalle caratteristiche e dal sapore unico conosciuto in tutto il mondo. Si differenzia dai limoni della Costa Sorrentina poichè vi sono diverse modalità di produzione e risultano possedere proprietà organolettiche differenti.

Lo “Sfusato Amalfitano” gode, durante la sua crescita, della protezione dei Monti Lattari inerente ai venti freddi provenienti dai Paesi del Nord e soprattutto dalla “Tramontana”, altro vento freddo proveniente da Tramonti; cresce esposto al sole ed ai venti caldi del sud.

Già all’epoca dell’antica Repubblica Marinara di Amalfi, la Costiera vantava di un elevato numero di agrumenti. Il prezioso prodotto veniva venduto ai Paesi Arabi grazie alle sue caratteristiche uniche sfruttate sia nel campo medico che in quello prettamente gastronomico.

Intanto le aziende agricole falliscono

La maggior produzione, però, avveniva in Sicilia, salvo poi, dati alla mano, crollare molto in basso. Tra il 2000 e il 2010 hanno dichiarato fallimento più del 40% delle aziende agricole nella regione del Sud Italia, produttrici dell’85% dei limoni Made in Italy.

I limoni sono stati svenduti per anni e anni a 7 centesimi al kg, i produttori addirittura li lasciano incolti sugli alberi. Sono oltre 70 i km delle distese dei limoneti presenti tra Catania e Messina. Il motivo principale è che agli agricoltori non conviene più la produzione in quanto i costi per produrli superano gli incassi effettivi. Tutto ciò ha portato l’Italia ad aprirsi troppo sul mercato e ad importarne quantità industriali a bassissimo prezzo. Il mercato, principalmente però, è stato messo in crisi dalla troppa rapidità con cui abbiamo liberalizzato gli scambi con l’Unione Europea lasciando trasparire che il mondo agricolo fosse, in realtà, del tutto impreparato a questi eventi.

 

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