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Meta stupro di gruppo in hotel, i cinque rimangono in carcere. Ora sperano nel Tribunale della libertà

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Meta.  Da dieci giorni si trovano in cella a Poggioreale e, per il momento, dovranno rimanervi. Ecco la decisione del gip del Tribunale di Torre Annunziata su Fabio De Virgilio e Antonino Miniero, due dei cinque ex dipendenti dell’hotel Alimuri accusati di aver drogato e violentato una turista inglese nell’ottobre 2016, come riporta oggi sul quotidiano Il Mattino di Napoli Ciriaco Viggiano. “A breve, però, a rimetterli in libertà potrebbe essere il Riesame al quale si sono rivolti anche gli altri indagati – Gennaro Davide Gargiulo, Raffaele Regio e Francesco Ciro D’Antonio – che dopo l’interrogatorio di garanzia non avevano presentato istanza di scarcerazione allo stesso gip.
Intanto i difensori affilano le armi: l’obiettivo è smontare le tesi della Procura a partire dalle dichiarazioni rilasciate dalla figlia della vittima. Ieri il gip Emma Aufieri ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato Mario Rosario Romaniello, difensore di De Virgilio, al termine dell’interrogatorio di venerdì scorso. La versione fornita dal 26enne sembra contrastare con quella offerta dal suo 34enne collega Miniero, oltre che con quanto denunciato dalla vittima. Quest’ultima, infatti, ha raccontato di essere stata drogata e poi violentata dai due barman nei pressi della piscina dell’hotel.
In sede di interrogatorio, però, i giovani hanno ricostruito una diversa dinamica dei fatti. Miniero sarebbe stato addirittura corteggiato dell’ospite inglese ma alle 23.30, concluso il turno di lavoro, si sarebbe allontanato per prendere l’autobus per Portici: «Ho visto De Virgilio con la signora, abbiamo anche scambiato qualche parola», ha riferito il 34enne. Dal canto suo De Virgilio ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con la donna che sarebbe stata perfettamente consenziente; il giovane, però, ha detto di non ricordare l’incontro col collega. E così anche Miniero, per il quale l’avvocato Francesco Tiriolo aveva chiesto gli arresti domiciliari, resta in carcere. Per i due indagati, quindi, le speranze sono affidate al Tribunale della libertà che oggi valuterà la posizione di De Virgilio. Mercoledì prossimo sarà la volta di Miniero e, probabilmente, degli altri tre inquisiti che non vedono l’ora di concludere la loro permanenza a Poggioreale.
Ma su che cosa punteranno i difensori nel prosieguo delle indagini? Di sicuro sulla mancanza di riscontri alla somministrazione di droga alla vittima. I test cui quest’ultima è stata sottoposta e dai quali è emersa l’assunzione di benzodiazepine, infatti, coprono un arco temporale di tre mesi, ben più ampio della settimana che la donna ha trascorso a Meta. In altre parole, non c’è la prova certa che la vittima sia stata narcotizzata, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, col Ghb sciolto nel drink offertole da Miniero e De Virgilio. Anche perché quella stessa sostanza è contenuta in farmaci di uso comune.
Ma nel mirino della difesa ci sono soprattutto le dichiarazioni rese dalla figlia della vittima alla polizia del Kent. La giovane ha riferito di aver cenato, la sera del 6 ottobre 2016, nel ristorante dell’hotel insieme alla madre con la quale avrebbe condiviso «una bottiglia di rosato». Al vino si sarebbero aggiunti, per ciascuna di loro, un bicchierino di limoncello offerto da un cameriere, un drink e altri cicchetti a base di vodka. Per quanto ubriaca, la figlia della vittima si sarebbe sottratta alle avances di un barista dichiarandosi fidanzata, dopodiché avrebbe vomitato nel bagno di fronte alla spa dell’albergo. «Mia madre è venuta a vedere come stavo ha raccontato la ragazza e mi ha detto di andare in camera mia». Perché la vittima ha suggerito alla figlia di tornare nella stanza senza seguirla? Se per la Procura di Torre Annunziata e la polizia di Sorrento la donna era narcotizzata e «pronta» a essere abusata prima dai barman e poi da un’altra decina di uomini, per i legali della difesa le sue parole sono indice della volontà di consumare un rapporto sessuale lontano dagli occhi della figlia. E ancora: «Quando sono salita in camera ha aggiunto la ragazza ho bussato, ma nessuno ha risposto. Ho guardato in giro nell’hotel, ma non ho trovato mia madre. Sono andata a prendere l’ascensore per tornare nella stanza quando ho visto mamma in un altro ascensore con uno sconosciuto. Sembrava che la stesse scortando in camera, non sembrava in difficoltà. Le ho chiesto dove fosse stata, ma non mi ha risposto». A quel punto la giovane ammette di aver pensato che la madre fosse «andata via con un ragazzo» e di essere stata «infastidita» da quell’atteggiamento.
Di qui l’interrogativo: perché una figlia che ha perso le tracce della madre non avverte il personale dell’hotel? Accusa gli effetti dell’alcool oppure vuole lasciare la possibilità di consumare un rapporto sessuale? È su questi temi che accusa e difesa si daranno battaglia nelle prossime settimane.”

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