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L’ex Caremar ancora i dipendenti senza lavoro

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NAPOLI- Da oltre due anni la Caremar è diventata privata e, nonostante la vincita delle cause che imponevano il reintegro in società, tutti i marittimi coinvolti continuano a rimanere senza lavoro.

«Ci stiamo occupando di questa vicenda dalla oltre due anni, da quando cioè si è verificata la privatizzazione della società Caremar e da sempre abbiamo trovato una grande difficoltà ad ottenere un vero e proprio colloquio con la società che sembra quasi irraggiungibile». Queste le affermazioni dell’avvocato Cesarina Barghini che si sta occupando della vicenda relativa alla privatizzazione della ex società regionale attualmente passata a Snav. Tutti i marittimi coinvolti attualmente sono senza lavoro, anche dopo aver vinto le cause che imponevano alla società di reintegrarli.
«La cosa ancora più grave» continua l’avvocato Barghini, «è  che ancora non si riesce a dare esecuzione alle sentenze che impongono la ripresa del servizio dei lavoratori. Tutti gli ex impiegati marittimi continuano a maturare tutte le retribuzioni che gli saranno dovuti fino al momento del nuovo imbarco, ma questo è come se non avesse alcun valore attualmente, se non viene ripreso il lavoro. E’ giusto anche precisare che non si tratta di veri e propri licenziamenti ma di un cambio di inquadramento lavorativo che ora prevede uno sbarco per avvicendamento, deciso di volta in volta attraverso liste che raggruppano tutti i lavoratori. Lo stesso armatore, infatti, ha proposto ai miei clienti di iscriversi all’interno di queste liste ma per noi la cosa è improponibile perché sarebbe come rinunciare ai diritti acquisti in tantissimi anni di lavoro».
La speranza del legale però, oltre che in un colloquio con la società marittima, è soprattutto quella di una intermediazione della Regione Campania con cui mai si è riusciti ad avere un confronto.
«A nostro avviso dovrebbe intervenire la Regione in quanto è titolare del vecchio contratto. Questa situazione ormai vede persone che stanno venendo meno ad impegni personali e familiari che portavano avanti da decenni, come pagare le bollette o il mutuo della casa. Questo per noi è inaccettabile e certamente continueremo la nostra battaglia. Anche la corte d’appello ha confermato la bontà della sentenza del giudice di primo grado e quindi ritengo che questo rende ancora più paradossale il fatto che non si riesca a far tornare i dipendenti a lavoro».

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