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Le due verità

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“Relativa e assoluta, Queste sono le due verità, L’assoluta non può essere compresa dall’intelletto, Poiché questo poggia sulla relativa”.
Cerchiamo di azzardare una breve considerazione circa la frase citata, senza alcuna presunzione dogmatica relativa al contesto del suo significato.
I filosofi orientali ed in particolare i buddisti, insegnano che esiste una profonda diversità tra come noi percepiamo le cose e quello che invece loro sono realmente.
Senza comprendere la differenza tra le due verità, secondo tali insegnamenti, percepiamo la nostra esistenza e ciò che ci circonda attraverso una sorta di illusione.
Significativo dunque, la prospettiva attraverso la quale osserviamo le cose ed i vari fenomeni, dobbiamo sempre verificare se l’osservazione ha luogo attraverso o mediante la nostra prospettiva di verità relativa o verità assoluta.
Quando esaminiamo la natura di cose ed oggetti, percepiamo il livello di realtà che ci suggerisce la nostra esperienza comune, rimaniamo difatti confinati all’interno di una realtà convenzionale e relativa; quando cerchiamo di oltrepassare questi limiti, ecco che stiamo cercando la vera essenza delle cose.
E quello che scopriremo sarà sorprendente, infatti, non troveremo cose ed eventi in quanto la loro essenza è costituita dalla vacuità, ovvero, la totale mancanza di una esistenza intrinseca ed indipendente.
Solo allora potremo capire come le due verità dovrebbero essere sempre comprese come due diverse prospettive da cui osservare la realtà.
Detta in questi termini, sembrerebbe una cosa alquanto semplice, ma in effetti non è così, talvolta, non basta una vita (questa affermazione rimanda ad un altro concetto caro ai buddisti: la rinascita) per comprendere questo concetto; i filosofi buddisti, insegnano, che la verità ultima, l’assoluta, è oggetto di una percezione diretta o esperienza totalmente libera da concetti dualistici.
Tale percezione diretta potrebbe realizzarsi grazie ad un percorso che inizia con una stretta osservanza fondata sulle sei perfezioni: generosità, disciplina etica, pazienza, perseveranza entusiastica, concentrazione e saggezza.
Il percorso sopra citato, dovrebbe segnare l’inizio del sentiero dell’Accumulazione dei meriti, poi si intraprende il sentiero della Preparazione che conduce al sentiero della Visione, di seguito, si dovrà percorrere il sentiero della Meditazione, per giungere finalmente al sentiero Del Non Ulteriore Apprendimento.
La capacità di percepire la verità ultima o assoluta, conduce l’uomo alla Illuminazione. L’uomo e solo l’uomo, può diventare un Buddha.
Buon viaggio a chi ha intrapreso questo cammino e a tutti quelli che hanno intenzione di intraprenderlo.

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