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Ischia, riecco i “cacciatori” di delfini e capodogli: “Studiamo il nostro mare con volontari di tutto il mondo”

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Ripartono oggi le uscite di Oceanomare Delphis a bordo del veliero-laboratorio che solca le acque del Golfo di Napoli. Ricercato numero uno? Brunone, il capodoglio “affezionato” all’isola.
Il “ricercato” numero uno si chiama Brunone: lo si riconosce anche a occhio nudo da una grande macchia bianca. Pochi dubbi, tra i ricercatori: tornerà anche stavolta, mostrando la fedeltà al mare di Ischia.

E non è un caso se il capodoglio affezionato al golfo di Napoli, avvistato per la prima volta nel 2004 e poi ricatturato fotograficamente per quattordici anni, sia diventato la mascotte delle campagne di Oceanomare Delphis, la onlus che studia i cetacei partendo dal porto di Casamicciola Terme e che proprio oggi ricomincia, con entusiasmo, una nuova avventura. Si sale a bordo del Jean Gab, un veliero d’epoca che è un vero e proprio laboratorio: gli idrofoni aiutano ad “ascoltare” il mare, avvicinandosi a stenelle e tursiopi, grampi e balenottere. E arriveranno anche quest’anno da tutto il mondo per partecipare all’Ischia Dolphin Project. Nel 2017 i 54 volontari saliti a bordo dell’unità parlavano gli idiomi più disparati: a unirli, l’universale lingua del mare. Australia e Bahrain, Francia e Israele, Svezia e Turchia: tutti a Ischia, perché qui gli incontri con i cetacei sono probabili, in particolare nel canyon sottomarina di Cuma. Tra l’isola verde e Ventotene, Brunone e i suoi cugini vanno a caccia di calamari. Ottantaquattro i capodogli censiti, quattro nell’ultimo anno. La nuova sfida parte in queste ore: racconterà nuove pagine della biodiversità di questo mare, per chi vuole restare aggiornato occhio al blog, il “Jean Gab’s Diary”, dove si appunta proprio tutto, anche la vivacità dei due cani di bordo, Sterna e Berta, che abbaiano all’impazzata quando intuiscono la presenza dei dedelfini.

Da maggio a settembre, dunque, gli arcipelaghi campani e pontini riveleranno ancora una volta la presenza di sette specie di cetacei: nella campagna 2016, l’organizzazione non profit impiegò 77 uscite in mare, percorrendo 2540 miglia nautiche e totalizzando 674 ore di attività di ricerca e monitoraggio. Uno sforzo premiato da 67 avvistamenti di cetacei di 5 specie diverse, frutto di 71 ore di osservazione e di 194 miglia nautiche percorse in presenza degli animali. Si lasciarono vedere, a un tiro di schioppo dalle coste di Ischia, la stenella striata (Stenella coeruleoalba) incontrata in 29 occasioni (è la specie più avvistata)  e i capodogli (Physeter macrocephalus), con 15 avvistamenti, i tursiopi (Tursiops truncatus) con 14 e – gradito ritorno – i grampi (Grampus griseus), avvistati ben 4 volte. Giotto, per esempio, fu rivisto tre anni dopo: era un cucciolo nel 2015 quando nuotava con la mamma, Cimabue (l’arte ispira spesso i nomi assegnati agli animali); nel 2017 rieccolo, ormai giovanotto, in compagnia di alcuni coetanei.

Più raro imbattersi nella balenottera comune, incontrata due volte. Sarà la sfida di quest’anno, che ispirerà il lavoro del comandante, l’ischitano Angelo Miragliuolo, e del team, coordinato dalla presidente Barbara Mussi, il cui impegno si è tradotto nel riconoscimento, lo scorso ottobre, di “Important Marine Mammals Areas” da parte dell’IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, delle acque costiere di Ischia (per il delfino comune, tursiope e balenottera comune) e degli Arcipelaghi Campano e Pontino (per il capodoglio).

Insomma, da queste parti i cetacei si sentono un po’ a casa. Ed è per questo che iniziative volte a tutelarne e preservarne la presenza sono fondamentali. Per osservarli e riconoscerli, Oceanomare Delphis prevede imbarchi anche giornalieri (info al sito www.oceanomaredelphis.org). Occorrono passione e binocolo, l’amore per il mare e un pizzico di fortuna. Brunone non tarderà a fare capolino.

La Repubblica – Pasquale Raicaldo
14 Maggio 2018

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