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Circumvesuviana: Uno sciopero ha messo in ginocchio la Napoli Sorrento

Napoli , Sorrento, Pompei e Castellammare in ginocchio una linea sopra affollata di turisti ieri . Che sia sufficiente un manipolo di lavoratori, posizionati in zone nevralgiche dell’azienda, per bloccare un intero servizio e lasciare a piedi migliaia di viaggiatori, lo dicono gli stessi sindacalisti: «La dirigenza si preoccupa della percentuale di adesione allo sciopero, continua a non capire il meccanismo. Non ha capito che con un Dco per ogni comparto aziendale si ferma tutta la circolazione». Lo scrive Vincenzo Pinto, sindacalista Confail, sul proprio profilo facebook. Il Dco è la centrale operativa, l’ufficio che controlla l’intera circolazione ferroviaria e gli itinerari dei treni. E quelli della Confail hanno iscritti proprio nei vari Dco dell’Eav. Per questo, per stessa ammissione del sindacato che l’ha proclamata (la Confail, appunto), l’astensione di ieri ha fermato treni e autobus dalle 9 alle 13 nonostante ad incrociare le braccia sia stata una percentuale relativamente bassa di lavoratori. Secondo l’azienda, infatti, lo sciopero ha interessato 63 persone su 2202 dipendenti nel ramo ferro. Sul ramo gomma, invece, hanno scioperato 76 persone su 771 dipendenti. Su alcune linee non ha aderito nessuno ma ovviamente il blocco della circolazione determina che tutti i dipendenti in servizio, anche quelli formalmente a lavoro, restino con le mani in mano.
Cifre che mandano su tutte le furie il presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio: «Siamo alle solite. Basta lo sciopero di un solo addetto in posizione chiave e si blocca tutto, perché la sostituzione è considerata condotta antisindacale. Tutto legittimo? Secondo le norme attuali, sì. Secondo il comune sentire dei cittadini, no». De Gregorio ha fatto della riforma della legge sullo sciopero un suo cavallo di battaglia, partendo proprio dalla sua esperienza di presidente dell’Eav. Ed ora ribadisce: «Me la prendo con i sindacati? No, io me la prendo soprattutto con la politica, con il legislatore. È lecito che anche un solo addetto a un passaggio a livello possa bloccare una intera ferrovia? Sì, è lecito secondo le norme attuali. Ma allora cosa volete da questi poveri amministratori di società partecipate che operano nel settore dei trasporti pubblici locali? Il bilancio lo firmano loro, ma sui costi del personale hanno le mani sostanzialmente legate. Chi comanda davvero non sono gli amministratori, ma i sindacati. Io – continua – vorrei un sindacato forte, che si sieda insieme a tutti a un solo tavolo, magari anche con un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione. Ma la Babele odierna determina solo confusione e non tutela i veri azionisti delle aziende di trasporto: gli utenti».
E in effetti gli utenti ieri hanno vissuto l’ennesima giornata di passione: un calvario iniziato persino prima che scattasse lo sciopero, tenutosi dalle 9 alle 13. In Circumvesuviana, per esempio, già dalle 7.30 i treni sono partiti dal terminal di Porta Nolana con circa venti minuti di ritardo. Poi il blackout, la corsa inutile a cercare un autobus sostitutivo e la lunga attesa fino al primo pomeriggio, quando la situazione ha iniziato a normalizzarsi. In serata pochi problemi, ma anche pochissimi pendolari: molti hanno fatto ricorso a mezzi propri ed hanno abbandonato l’idea di viaggiare con treni e bus dell’Eav. Il sindacato, dal canto suo, respinge la polemica sui numeri e chiede anche scusa alla gente: «Non mi interessano i numeri, non mi interessa la quantità ma la qualità di una qualsiasi azione intrapresa. E oggi possiamo ben dire che Faisa-Confail è un sindacato di ottima qualità. Ci spiace solo di aver recato danno alla già disagiata utenza», dice ancora Pinto. Poi lo stesso sindacato con un comunicato rilancia: «Temi come la sicurezza ferroviaria, la circolazione, le manutenzioni delle infrastrutture e dei mezzi non possono essere messi in secondo piano. Noi vogliamo una azienda competitiva e siamo pronti a lottare ancora: a breve proclameremo un altro sciopero se Eav non darà vita ad un tavolo di concertazione».
Ma De Gregorio è un fiume in piena: «La verità è che si protesta per questioni certamente non vitali per la vita dell’azienda e di nessun interesse per gli utenti. È stato uno sciopero legittimo sul piano formale ma inopportuno sul piano sostanziale e comunque non in grado di determinare ripensamenti da parte della Direzione. Quindi inutile. Noi non intendiamo cedere a ricatti».

Francesco Gravetti IL Mattino

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