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Bagnoli, rischio stop: servono altri 300 milioni. La Regione non firma il piano

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Su Bagnoli mai dire mai: quando pare che davvero tutto, ma proprio tutto, giri per il verso giusto spunta l’inghippo, l’approfondimento, il dubbio che rischia di rallentare o mandare all’aria tutti gli obiettivi raggiunti. Senza troppi giri di parole sull’area ex Italsider, che è un Sin (Sito di interesse nazionale), il lavoro di bonifica è partito ed è stato chiarito anche l’aspetto urbanistico. Ad occuparsene Invitalia e il Commissariato per il risanamento,dunque lo Stato. L’area esterna al Sin – la cerniera di collegamento tra la nuova Bagnoli con il resto della città e del mondo – è invece un rebus amministrativo ma soprattutto finanziario dal valore di 300 milioni. Nella sostanza si rischia di fare una bellissima cattedrale nel deserto scollegata da tutto: manca un piano dei trasporti, mancano certezze sul passaggio della metro e, cosa ancora più inquietante, aspetti infrastrutturali come i collettori fognari e la deviazione dei flussi d’acqua nera che sporcano il mare. Come dire che da un lato si spendono 250 milioni per risanare anche il mare e dall’altro le acque vengono nuovamente inquinate perché mancano alvei e collettori. Il caso viene fuori in queste ore ma nasce il 4 aprile. Quel giorno si riunisce la Cabina di regia su Bagnoli alla quale partecipano il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il commissario Salvo Nastasi, il vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola, il sindaco Luigi de Magistris e l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri. Si approva il Praru (Piano di risanamento ambientale e rigenerazione urbana) in via definitiva e la variante urbanistica solo per l’area del Sin. La Regione prima di firmare si prende del tempo per «fare approfondimenti» sulle aree esterne al Sin finite fuori dal Praru ma fondamentali per la nuova Bagnoli. Approfondimenti ultimati da dove viene fuori l’incertezza su chi deve fare cosa in quelle aree e soprattutto chi paga. Dall’ente di Santa Lucia non è che sono ammattiti e non firmano per un capriccio, la Regione è stata decisiva come il Comune nel chiudere il patto con il Governo, tuttavia c’è ancora molto lavoro da fare e soprattutto reperire fondi. «L’approfondimento – spiegano dalla Regione – è stato fatto e anche ultimato, quindi non è questione di firme ma di capire. Servono lavori infrastrutturali importanti. A iniziare dai trasporti, dalla metropolitana, da un piano traffico che colleghi l’area a tutto il resto della città. E poi bisogna fare infrastrutture serie sul fronte delle acque. Ci sono reflui che finiscono in mare, occorre dirottarli nei collettori, il più vicino è quello di Cuma, altrimenti il mare resterà sempre inquinato. Non solo mancano i fondi, circa 300 milioni, ma addirittura i progetti». Preoccupazioni legittime quelle del’ente di Santa Lucia che teme di essere caricato in via esclusiva della enorme somma e anche di responsabilità che vanno condivise con il Comune e con Invitalia, il soggetto attuatore. Ancora dalle ovattate stanze della Regione trapelano altri particolari sul caso Bagnoli. «Noi aspettiamo una convocazione a Roma per un confronto, siamo pronti a farci carico delle spese di progettazione ma poi metodologicamente la questione delle aree esterne al Sin non è stata trattata come fatto per le aree ex Italsider. Qui il perimetro è stato individuato e tutti sapevano cosa fare. Inoltre va detto che c’è anche un rischio che riguarda gli espropri. Per realizzare le infrastrutture occorre farli, però basta un ricorso al Tar per bloccare tutto. Ci sono da chiarire i poteri oltre a chi mette i finanziamenti». (Luigi Roano – Il Mattino)

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