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Le Rubriche di Positano News - CulturaNews di Maurizio Vitiello

A 40 anni dall’omicidio di Aldo Moro.

Il punto del sociologo/7. L’Affaire Moro.

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Articolo di Maurizio Vitiello – L’Affaire Moro. Ancora misteri.

Il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, in un agguato, le Brigate Rosse sequestrarono Aldo Moro uccidendo i cinque uomini della sua scorta.
Un rapimento che si concluderà drammaticamente dopo 55 giorni di prigionia con l’uccisione dell’allora Presidente della Democrazia Cristiana.
Lo statista nato il 23 settembre 1916 a Maglie fu assassinato il 9 maggio 1978 a Roma.
La TV di Stato fu preceduta dalla riprese della tv privata e libera GBR, se la memoria non c’inganna, che arrivò per prima sul luogo del ritrovamento.
Le Renault 4 rossa fu aperta con molta circospezione e fu ritrovato il cadavere del Presidente della DC, Aldo Moro.
Il Segretario della DC, Benigno Zaccagnini, lesse un amarissimo e laconico comunicato; nessun giornalista ebbe cuore di porre una domanda.
Non c’era più nulla da dire; ma non è così.
C’è da ricercare nei collegamenti con i servizi deviati italiani, nelle relazioni con agenti segreti di altre potenze, nelle commistioni parapolitiche, nei rimandi della delinquenza, nelle grazie pronte ad essere firmate dal Capo dello Stato, Giovanni Leone, nei messaggi di Bettino Craxi.
Moro che aprì, fondamentalmente, alla Sinistra, percependo il futuro della Storia fu tagliato fuori.
Ad una terza persona fu comunicata con una telefonata per la famiglia dove si trovasse il corpo dell’on Aldo Moro: era in Via Caetani, che è la seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure, dentro a una Renault 4 rossa fu recuperato il corpo.
Massima acme della BR e punto iniziale di declino delle BR; perché il Popolo non seguì i dettami rivoluzionari, non ci fu alcuna rivoluzione.

Alcuni terroristi che parteciparono al comando e all’organizzazione ce li potremmo trovare seduti accanto in un bus. Mario Moretti è stata la fallace mente del sequestro. Era alla guida dell’auto che ha bloccato Moro con l’eliminazione totale della scorta. Ha condotto gli interrogatori nella cosiddetta “prigione del popolo”. Si è dichiarato esecutore materiale dell’omicidio di Moro, ma restano fortissime perplessità su questo. Condannato a 6 ergastoli, oggi è in semilibertà e la sera rientra in carcere. Rita Algranati con un mazzo di fiori aveva segnalato l’arrivo dell’auto di Moro. Fuggita in Nicaragua e dopo in Algeria, è stata estradata nel 2004; sta scontando l’ergastolo, ma è ammessa ai benefici esterni. Barbara Balzerani partecipò attivamente al sequestro; condannata all’ergastolo, ha ottenuto la liberazione condizionale. Anna Laura Braghetti durante il sequestro era l’intestataria e l’inquilina della casa dove è stato tenuto Moro in via Montalcini a Roma, insieme a Germano Maccari. E’ stata condannata all’ergastolo e oggi è in libertà condizionale, lui è morto nel carcere di Rebibbia mentre scontava una pena di 23 anni. Alessio Casimirri presidiava la parte alta di via Fani insieme a Alvaro Lojacono. Casimiri è fuggito in Nicaragua, dove gestisce un ristorante. Lojacono è in Svizzera, che non ha mai concesso la sua estradizione in Italia. Raimondo Etro fu il custode delle armi usate nella strage; condannato a 24 anni e 6 mesi, poi ridotti a 20; si è pentito e ha collaborato con i magistrati, oggi è in libertà. Adriana Faranda è stata la “postina” del sequestro Moro, fu arrestata nel 1979. In carcere si dissocia dalla lotta armata ed è tornata in libertà dopo 15 anni di carcere. Franco Bonisoli, Raffaele Fiore, Valerio Morucci, Prospero Gallinari, spararono sulla scorta di Moro in via Fani. Franco Bonisoli in carcere si è dissociato dalla lotta armata, ha ottenuto i benefici di legge ed è libero. Raffaele Fiore fu condannato all’ergastolo, ha ottenuto la liberazione condizionale. Valerio Morucci fu condannato a 30 anni, dopo la dissociazione dalla lotta armata. Scarcerato nel 1994, oggi è in libertà. Si segnala che nel 1990 il brigatista Valerio Morucci era un collaboratore del Sisde. Lo ha reso noto il Presidente della Commissione Moro, Giuseppe Fioroni, che sostiene di avere carte del Sisde che comprovano questa tesi. Prospero Gallinari, condannato all’ergastolo ha avuto la pena sospesa per motivi di salute. E’ deceduto nel 2013. Bruno Seghetti era alla guida dell’auto con la quale Moro venne portato via dopo l’agguato. Condannato all’ergastolo, ha ottenuto prima la semilibertà, revocata per un periodo, e, oggi, è in libertà condizionale.

Ancora circolano misteri, la verità vera è lunga da essere trovata; le commistioni internazionali fanno ombra agli stolidi “uomini delle BR”.
Moro aveva ben compreso che le tutte le forze in campo politico avrebbero dovuto avere un passaggio di comando per giusta equità e perché i tempi erano cambiati; non era più possibile conservare il governo monocolore o il governo pentapartitico.
Moro, mente della DC, mentre Andreotti uomo di potere, fu scelto come bersaglio per rivoluzionare la scena politica italiana, ma la gente rifiutò la violenza brigatista e i prodromi di una rivoluzione annunciata.

Maurizio Vitiello

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