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Social, arriva la stretta per gli under 15. Da Facebook a WhatsApp, i genitori dovranno dare il consenso

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Non solo Facebook: il 25 maggio entrerà in vigore il regolamento europeo per la protezione dei dati personali o Gdpr (la privacy) e le sue norme varranno per tutti i fornitori di servizi internet nei quali siano coinvolti i dati degli utenti. Così se per i ragazzi e le ragazze al di sotto dei 15 anni sarà necessario che uno dei due genitori dia il suo consenso, questa operazione sarà necessaria anche per altri social e messaggerie oltre Facebook, per esempio per WhatsApp o per Snapchat, servizi molto usati dai giovani. Non adeguarsi a quelle norme potrebbe costare molto caro alle aziende. Sono previste multe fino al quattro per cento del fatturato annuo. Toccherà a noi europei sperimentare la doppia faccia di ogni questione aperta nel campo dei dati personali: paradossi tecnologici, culturali, umani. Il primo è che Facebook sta usando il regolamento europeo come laboratorio per mettere a punto un insieme di garanzie che creino nuova fiducia fra gli utenti e il social network. Un esempio di paradosso è che Facebook è la piattaforma preferita dalle persone per esprimere le loro opinioni politiche. E una delle misure previste da maggio sarà che ogni utente chieda a Facebook di non «macinare» le sue opinioni politiche dentro il profilo utente. E va bene: ma se tu stesso ogni giorno scrivi di politica, perché mai tutto questa tua produzione dovrebbe passare inosservata dalla piattaforma e da eventuali inserzionisti pubblicitari? Se vogliamo essere riservati non possiamo poi contraddirci. Di certo però, a regime, l’utente avrà il diritto di vedere oscurati questi dati. Un diritto chiave, questo, visto che molti datori di lavoro “pattugliano” i profili social degli assumendi alla ricerca di controindicazioni di ogni genere: ne tengano conto i tanti giovani che si candidano a concorsi pubblici e mandano curriculum alle aziende private. Notizie di sbornie, uso di droghe e di opinioni politiche estreme, espresse oggi in libertà, potrebbero danneggiarvi, se non protette dalle scelte di privacy. Ma andiamo con ordine. Si potrà innanzitutto chiedere di oscurare tutto quanto riguarda religione, politica, sessualità personale. È probabile che Facebook cerchi di convincere la persona che sta settando la sua privacy ad usare una rete a maglie larghe. Sarà bene che almeno nei primi tempi le persone spendano un po’ di tempo sugli aspetti che più le interessano e provino a sperimentare un po’. C’è poi il capitolo del riconoscimento facciale. Molti tendono a vederla come una grave violazione della privacy. Si tratta in realtà di un servizio molto utile che Facebook costruisce a partire dalle foto dell’utente e che ha lo scopo di evitare che il vostro profilo possa essere usato da altri, potenzialmente malintenzionati. Si può chiedere questa tecnologia non venga attivata. Dati raccolti nel web e sul social. L’utente può chiedere che non venga autorizzata alcuna raccolta dati sul suo comportamento nel web (notizie lette, studi eseguiti, acquisti, sondaggi cui si è partecipato). Qui c’è un certo margine di ambiguità: Facebook ci profilerà comunque perché il suo scopo è fornire servizi sempre più adeguati alla nostra età, status economico, livello culturale. Chiedere che questa attività si fermi del tutto è come andare in un negozio taglie forti e comprare pantaloni misura sessanta per una persona che indossa la 48. Viene quindi il capitolo dei «termini di uso», il vero e proprio contratto fra le persone e il social. È un testo che pochissimi leggono, perché farlo è noioso. Ma è una noia necessaria. Adesso ci verrà fornita l’opzione di accettare o no alcune parti del servizio. Possiamo in parte negoziare il contratto. Sul controllo genitoriale va precisato che al di sotto dei 13 anni Facebook non accetta iscrizioni e che il regolamento copre la fascia fino ai 15 anni. Ai genitori sarà data anche la possibilità di aprire o chiudere il profilo del figlio alla visualizzazione di determinati contenuti. Particolare attenzione agli orientamenti religiosi, culturali e sessuali della persona che, così come per gli adulti, potranno essere resi non visibili. Contraddizione che si apre: a volte le persone desiderano comunicare contenuti relativi a questi aspetti della loro vita, è la molla primaria di partecipazione ai social: che cosa accade in questo caso se papà ha detto no? Si vedrà nella prova su strada: di certo la regola dovrebbe rendere più efficiente la protezione delle persone in casi di bullismo e di leggi o attraverso offese con parole e immagini. Ma intanto sarà necessario che i genitori «vogliano» occuparsene. Infine sarà possibile scaricare tutti i dati che riguardano la persona, perfino il più casuale e remoto dei like dati distrattamente anni fa. È un’operazione che potrebbe rivelarsi macchinosa ma particolarmente utile nel caso la persona voglia fare un po’ di pulizia dentro il suo account o sia nel bisogno di difendersi in un procedimento penale, civile o nel luogo di lavoro. (Vittorio Zambardino – Il Mattino)

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