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Sant’Andrea di Conza. Accuse al pastore evangelico: «Ha stuprato per diciassette anni donne della comunità, anche minorenni»

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Nella sua chiesa evangelica «libera» per diciassette anni aveva violentato ripetutamente le sue adepte. In alcuni casi anche senza utilizzare profilattici, tanto da causare malattie come il papilloma che resero sterile una delle vittime. Violenze ripetute anche in casa di alcune delle donne che frequentavano quella chiesa che e si resero disponibili ad ospitare il «santone». Una cappa di intimidazioni miste a minacce di punizioni divine che portò alcune delle donne ad «offrire» spontaneamente esse stese le loro figlie all’orco. Lo chiamavano «l’Angelo», un salernitano residente a Sant’Andrea di Conza, un comune dell’Alta irpinia. Qui il pastore evangelico – che ora ha 85 anni – aveva costruito la sua fama e qui aveva instaurato un sistema con il quale costringeva le donne della comunità non solo a sottostare alle sue voglie ma anche ad accettare un «dress code» che prevedeva indossassero solo gonne, oppure che i matrimoni avvenissero solo tra adepti. Altrimenti «morti e sciagure si sarebbero abbattute sulle loro famiglie». E anche le bambine, alcune di 12 anni, «in nome di Dio» dovevano subire le stesse violenze. In alcuni casi erano organizzati balletti rosa, una testimone racconta che una bambina di pochi anni sfilava in mutandine su un tavolo davanti all’uomo. Nel frattempo l’«Angelo» palpeggiava, molestava, quindi abusava delle donne anche minorenni che frequentavano i riti. Le minacce per coloro che si sottraevano erano relative a generiche punizioni dall’Alto, comunque i rifiuti erano bollati come «peccati». Ma era contemplato anche il discredito nel corso delle assemblee per coloro che avevano rifiutato il ricatto sessuale. Questo ed altro nel provvedimento del Gip del tribunale di Napoli Mario Gallo che ha disposto l’imputazione coatta dell’uomo per riduzione in schiavitù. L’uomo, che è già indagato per i reati sessuali che avrebbe commesso e che sono stati denunciati da sei delle sue vittime, dal 1999 all’anno scorso avrebbe in maniera continuativa approfittato delle donne nel paesino difese dall’avvocato Danilo Iacobacci. L’avvocato Giovanna Perna, difensore dell’indagato, oltre a respingere le accuse, ha sollevato la presenza di numerose incongruenze nel racconto delle vittime. Data la complessità e delicatezza dei fatti denunciati il pubblico ministero ha sciolto la riserva dopo tre udienze in camera di consiglio, quindi la richiesta di archiviazione del procedimento nei confronti dell’ 85enne. Il pm non convinto dagli elementi raccolti aveva avanzato una richiesta di archiviazione per il reato di riduzione in schiavitù, rigettata dal giudice per le indagini preliminari Dario Gallo a seguito dell’opposizione presentata da alcune delle persone offese denuncianti. (Gianni Colucci – Il Mattino)

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