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San Giorgio a Cremano. «Moltiplicazione» dei loculi, tre tombe vendute undici volte: i resti dei defunti spostati nell’ossario

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Un vero e proprio business legato ai loculi, messo a punto con disinvoltura, ma soprattutto un sodalizio tra un funzionario della polizia municipale di San Giorgio a Cremano e la ditta che cura i servizi cimiteriali, per gestire gli affari in città. L’obiettivo: detenere il monopolio sulla gestione dei loculi. Qualcosa però va storto: il malaffare durato per anni – in particolare tra il 2014 ed il 2016 – l’altra notte ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari eseguita dai carabinieri, su richiesta della procura della Repubblica di Napoli, a carico di tre persone. Si tratta di Enrico Maglione, funzionario di San Giorgio a Cremano per la polizia amministrativa (all’epoca dei fatti responsabile alla polizia mortuaria); Roberto Riccio, custode del cimitero e titolare della ditta Zeus che opera nel cimitero, assieme con Alex Ammendola, dipendente del consorzio Zeus. Nove, inoltre, gli avvisi di garanzia, di cui sono stati destinatari gli acquirenti dei loculi (si tratta, tuttavia, di un atto dovuto) «gestiti» in affare dai tre, che invece dovranno rispondere di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità e truffa. Per Maglione, in particolare, anche falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. A coordinare le indagini dirette dai pm Manuela Persico e Ida Frongillo, nell’arco di due anni, i carabinieri della stazione di San Giorgio a Cremano, alla guida del comandante Gerardo Avolio. A richiamare l’attenzione degli inquirenti un episodio clou: tre loculi che dietro il paravento di una manutenzione ordinaria si moltiplicano fino a diventare undici e vengono venduti ad altrettanti ignari acquirenti. Tutto viene allo scoperto con un esposto inviato al Comune, corredato di fotografie che ritraggono i monumenti funerari prima e dopo i lavori: in realtà, al Comune era stata presentata una richiesta per interventi di manutenzione ordinaria e messa in sicurezza su quei loculi ridotti male dal tempo. Una pratica di routine, se non fosse che in realtà si trattava di uno specchietto per le allodole, per mettere in piedi l’affare della moltiplicazione delle tombe. La polizia locale, dunque, avvia una serie di accertamenti che portano a ben poco: è l’allora responsabile della polizia mortuaria, Enrico Maglione, ad attestare infatti che i lavori in questione sarebbero avvenuti nel rispetto del sito e delle volumetrie preesistenti. Ma qualcosa non quadra. Le foto a corredo dell’esposto all’attenzione degli inquirenti sono eloquenti e, soprattutto, le salme sono state spostate durante i lavori. E così la procura decide di vederci chiaro e affida l’inchiesta ai carabinieri: gli uomini del comandante Gerardo Avolio scoprono che il prospetto esterno del monumento funerario è stato cambiato, la sagoma alterata e le volumetrie aumentate. I loculi sono passati da tre a undici e per tutto questo non c’è alcuna autorizzazione urbanistica. Durante i lavori i resti dei defunti sono stati messi nell’ossario comune con una «autorizzazione illegittima in forma orale» e senza la trascrizione nell’apposito registro. L’affare scoperto dai carabinieri della stazione locale, dunque, ha portato procura e gip del tribunale di Napoli ad emettere un provvedimento di sequestro dei loculi in questione nel 2016. Ieri, invece, l’arresto dei tre del sodalizio. Determinanti alcune conversazioni salvate su una chiavetta Usb e sequestrate nell’abitazione di Riccio: oggetto delle conversazioni, soprattutto, la cifra di 700 euro pattuita tra Riccio ed Enrico Maglione, allora responsabile della polizia mortuaria, per aiutarlo a svolgere nel cimitero la propria «attività privata», 700 euro in cambio del suo silenzio. Tanto lo sgomento in città per l’accaduto che rivela un nuovo spaccato di malaffare che non si ferma neanche di fronte alla pietà per i morti: difficile non notare il volto sbigottito di tutti quelli che, ieri mattina, erano venuti a far visita ai propri cari al cimitero di San Giorgio, dopo aver da poco appreso della vicenda. «Quanto riportato finora dai giornali mi procura amarezza – ha detto il sindaco di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno – poiché le ipotesi di reato riguardano episodi che denoterebbero profonde mancanze di rispetto nei confronti di nostri concittadini defunti e delle loro famiglie. Quando il quadro della situazione sarà meglio definito prenderemo gli opportuni provvedimenti. Ribadisco la massima fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine». (Antonio Cimmino – Il Mattino)

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