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Salerno. Festivi e notturni, un euro all’ora: rivolta dei medici. Il sindacato contesta i rimborsi per la reperibilità

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Reperibilità notturne e festive pagate a un euro netto all’ora ai camici bianchi ospedalieri salernitani. La denuncia giunge dalla Fials medici provinciale che, in concomitanza con la protesta per il mancato rinnovo del contratto nazionale di categoria, lancia anche una provocazione a tutti gli altri colleghi, proponendo un’autosospensione a tempo indeterminato o le dimissioni in massa. Stando a quanto denunciato dal sindacato, infatti, volendo fare due conti in tasca ai medici ospedalieri che durante questo fine settimana erano in reperibilità notturna o festiva nei nosocomi salernitani e tenendo presente che il turno è previsto sulle 12 ore, ad un euro netto all’ora, è presto fatta la somma. Da qui, quindi, la necessità di protestare contro le carenze nel settore sanitario pubblico ospedaliero e gli inadempimenti governativi. «Non è possibile continuare un’attività lavorativa con un contratto di lavoro scaduto da anni e nemmeno applicato a pieno e con stipendi bloccati da un decennio e reperibilità notturne e festive pagate a un euro netto all’ora – sostiene Mario Polichetti, dirigente sindacale della Fials Medici di Salerno – Ma la cosa che più amareggia e demotiva è la assoluta mancanza di prospettive di carriera per decine di migliaia di colleghi che hanno come unica prospettiva il continuare a lavorare nella stagnazione e tra mille difficoltà economiche e gestionali senza nemmeno la speranza di fare le giuste e dovute progressioni di carriera». Sul rinnovo del contratto nazionale di categoria le parti sono ancora distanti sull’inclusione dell’indennità di esclusività di rapporto all’interno della massa salariale sulla quale calcolare gli incrementi economici previsti per il 2016-2018. Le organizzazioni sindacali sono insoddisfatte rispetto all’assenza, dopo nove anni di blocco contrattuale, di certezza sulle risorse economiche disponibili. La questione, ovviamente, non è solo economica, ma politica. Diventa inaccettabile e pregiudiziale per le parti sociali, rispetto alla chiusura del contratto nazionale, un comportamento penalizzante verso i medici, condannati ad essere pagati sempre meno e trattati sempre peggio rispetto ad altre categorie. La qualità e quantità dell’impegno, a loro dire, sono inconciliabili con livelli retributivi insostenibili a fronte della gravosità e della rischiosità del lavoro svolto. Da qui, secondo Polichetti, scatterebbe la fuga nel privato ed il triste abbandono delle strutture pubbliche che sempre di più vanno assomigliando ad uffici anonimi dove si svolge una fredda burocrazia in ristrettezza di risorse. «La proposta è di dare vera autonomia gestionale agli ospedali con budget decisi e concordati in base al volume di attività produttiva reale svolta dai singoli e dalle equipes – conclude Polichetti – per arrivare a premialità economiche che rispecchino i reali valori professionali che non sono decisi dalla politica ma dalle leggi di mercato». Resta ancora in atto, nel frattempo, lo stato di agitazione da parte dei sindacati, con la riserva di nuove iniziative di mobilitazione e protesta a fronte di decisioni discriminatorie e penalizzanti per le categorie professionali che rappresentano. La mobilitazione, ricordiamo, interessa complessivamente 150.000 professionisti, che negli ospedali lamentano ore di lavoro non retribuite e non recuperabili, ferie non godute, reperibilità oltre il dettato contrattuale su più siti contemporaneamente, aumento dei carichi festivi e notturni, progressioni di carriere rarefatte, livelli retributivi inchiodati al 2010 con perdite calcolate fino ai 50.000 euro per i giovani e i livelli apicali. (Sabino Russo – Il Mattino)

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