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Salerno. Denuncia dal convegno Sappe: terroristi islamici detenuti, allarme nel carcere di Fuorni. C’è il rischio di proselitismo

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Salerno. Rifiutano di seguire le regole interne al carcere, creano disordini, utilizzano un abbigliamento tradizionale della cultura araba e frequentano il luogo di culto a loro dedicato in maniera ossessiva. Sono quattro i detenuti rinchiusi nel carcere di Fuorni finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti nell’ambito delle costanti indagini finalizzate a reprimere i fenomeni legati al terrorismo islamico. L’allarme è stato lanciato ieri dal segretario generale del Sappe Donato Capece e dal segretario nazionale Emilio Fattoriello nel corso del convegno tenutosi al Grand Hotel sul fenomeno de “La radicalizzazione Jhiadista nelle carceri” che ha inteso proiettare un fascio di luce sull’allarmante fenomeno del “proselitismo” e sul rischio sempre più concreto che molti criminali comuni, specialmente di origine nordafricana, possano essere trasformati gradualmente in estremisti sotto l’influenza di altri detenuti già radicalizzati. Dei 15 islamici detenuti a Fuorni sono quattro – tunisini e marocchini – quelli che, in base alle costanti indagini interne espletate dal nucleo di polizia penitenziaria, possono rappresentare un potenziale pericolo: «Il rischio della conversione – spiega Donato Capece – è dietro l’angolo. I numeri del resto parlano chiaro: secondo l’ultima relazione presentata dal Dap sono ben 506 i soggetti radicalizzati in carcere. Dei 506, poi, 242 sono i detenuti cosiddetti di “primo livello”, ovvero soggetti detenuti per reati di terrorismo internazionale o particolarmente attenzionati per atteggiamenti che rilevano forme di proselitismo; 114 sono di “livello medio” detenuti, cioè, che hanno posto in essere più atteggiamenti che fanno presupporre la loro vicinanza alle ideologie jihadiste; 150 infine di “basso livello” che rappresentano, cioè, un potenziale rischio». «Si tratta di una tematica di grande attualità – ha affermato il presidente della Corte d’appello di Salerno Iside Russo – che ha a che fare con il concetto di sicurezza sociale che, in un Paese democratico, è un valore fondamentale. All’interno della nostra casa circondariale ci sono tanti detenuti stranieri appartenenti ad etnie e a religioni diverse: il rischio della radicalizzazione Jhiadista non va sottovalutato». La collocazione carceraria di questi estremisti islamici è stato argomento dell’intervento del procuratore generale della Corte d’appello del tribunale di Salerno Leonida Primicerio che ha sollevato una serie di interrogativi chiedendosi se sia davvero un bene “ghettizzare” questi soggetti rilegandoli nelle strutture penitenziarie di Rossano e Nuoro. Un’altra perplessità lanciata dal Procuratore generale riguarda la cultura repressiva operante nel nostro Paese dove spesso l’arresto ha finalità preventiva: «Il carcere spesso fa da cassa di risonanza finendo con l’amplificare fenomeni negativi: c’è il rischio che questa cultura della repressione possa finire per esasperare accrescendo forme estreme di violenza». Nel convegno è stato evidenziato come sia estremamente difficile «distinguere tra la pratica religiosa legittima dei musulmani e quella istigatrice che porta alla violenza». (Viviana De Vita – Il Mattino)

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