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Salerno. Il calvario di una minorenne bullizzata: «Destino da vittima se resti sola»

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«I bulli non ti scelgono mai a caso. Scelgono chi non avrà mai l’appoggio di molte persone». Anna, la chiameremo così, è una ragazza di 13 anni. Frequenta l’ultimo anno di una scuola media in provincia di Salerno. È una vittima di bullismo. «Non parlo tanto perché ne ho sentito parlare, ma per esperienze». Ha deciso di cacciare fuori tutti i malesseri, le insofferenze, i disagi di una persona bullizzata e di renderli pubblici, perché chi vive gli stessi suoi stati d’animo si irrobustisca e sia consapevole che la lotta al bullismo è da fare insieme, nel bene di tutti. Quello di Anna, messo nero su bianco grazie al contributo di esperti coinvolti in un progetto scolastico, vuole essere un grido di speranza e un segnale di caparbietà, di non assoggettamento al bulletto di turno, di rinascita. «Chi subisce cambia. Si diventa molto più chiusi, più emotivi e si abbassa l’autostima», racconta. Anna, infatti, sin dalle scuole elementari, è bersaglio di questo o quel compagno di scuola. Ha subito insulti, anche in chat, spintoni, tirate di capelli. È stata messa in disparte, isolata dal gruppo. Ma «ti costringeranno a non parlarne mai con nessuno, perché puoi sembrare una bambina e classificata come quella che non sa cavarsela da sola. Non vogliono far denunciare l’accaduto per paura di finire nei guai». A chi è nel mirino di giovanotti prepotenti e aggressivi non resta altro che osservare, studiare e interpretare quei comportamenti che si susseguono, andando a minare sempre più la stabilità e l’equilibrio mentale e fisico di un ragazzino. Ed è ciò che ha fatto Anna. I bulli, spiega, «ti conoscono bene, sanno tutto di te, conoscono i tuoi punti deboli, sanno dove colpire». In uno slancio empatico si rivolge a quanti vivano la sua quotidianità. «Alle offese non risponderai mai perché hai paura che, oltre a deriderti in chat, in gruppi WhatsApp, possano farlo anche davanti a molte persone, o peggio a farti rimanere da sola». Come si sente una tredicenne bullizzata? «Non avrai forze, ti distruggeranno, non dormirai più la notte, non mangerai più molto, ma solo quanto basta per non essere più giudicate. Non ce la farai più, vorrai mollare tutto». Ma Anna non ha mollato un bel niente. «Tu – rivolgendosi ad un interlocutore immaginario – non farlo, nel tuo piccolo sei molto forte. Devi solo avere pazienza che tanto lo sai, prima o poi, tutto finisce. È una brutta esperienza, ma ti rende più forte e non avrai più paura di niente perché ormai il peggio è passato e hai superato tutto». Anna non è l’unica ad aver detto «no» al bullismo. C’è Maria (anche qui un nome di fantasia), 15anni, che, in una sorta di «diario delle bullizzate», lancia un messaggio di speranza a chi patisce le sofferenze e le angosce di quel male. E ha scritto una lettera. Il destinatario non è identificato. Può esserlo chiunque abbia bisogno di vedere la luce in fondo al tunnel che imprigiona chi è vittima di bullismo. «Loro, con quel cervello grande quanto un fagiolo, non si accorgono che tu soffri. Non sanno che il dolore fisico, prima o dopo, passa. Ma quello psicologico no». «Loro» sono i bulli, quelli che «non sanno che le cose che dimenticheranno, tu le ricorderai per sempre». C’è poi Francesca (nome di fantasia per tutelarne l’anonimato), 15enne che frequenta un liceo di Salerno. Ricorda gli anni in cui doveva combattere «da sola» perché sentiva «di non avere nessuno». Avvertiva di essere «inutile», come se diversa dagli altri. Credeva di «dover cambiare per piacere a loro». Dal primo anno della scuola media Francesca è bersagliata dai compagni di classe. «Iniziarono a prendermi in giro, mi deridevano, mi minacciavano se non avessi comprato loro ad esempio le penne». Termina l’anno. Cambia scuola. Vessazioni e insulti no. «Anche lì sono stata derisa. Il modo di mostrarmi educata e gentile, come sempre è stato confuso». «Nessuno si è degnato» di farle visita quando, dopo essere stata investita in pieno da un’auto, è stata ricoverata in ospedale. Lì decide di realizzare un sogno. Non dice quale. Ma è quello che l’ha «aiutata nei momenti di solitudine e di tristezza in una fase delicata della mia vita». «Ancora oggi mi accorgo che il mondo che ci circonda è pieno di cattiveria e invidia e solo con l’aiuto dei familiari riesco a trovare la forza e il coraggio di combattere e crescere ogni giorno, in modo sano e diverso dagli altri». (Nico Casale – Il Mattino)

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