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Procida. Uno dei Misteri della processione del venerdì santo era «fuori misura» con una base troppo alta: multati i portatori

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Procida. L’uovo di Pasqua con sorpresa è arrivato il 4 aprile, quattro giorni dopo la Processione dei Misteri del venerdì santo. Agli attoniti ragazzi che avevano costruito e portato in giro per le strade dell’isola la tavola iconografica «Donna dammi da bere» (che rappresentava la vicenda evangelica della samaritana a cui Gesù, giudeo, chiede l’acqua per dissetarsi, nonostante i non buoni rapporti esistenti tra le due etnie), il comandante della stazione isolana dei carabinieri, maresciallo Dario Di Meglio, ha notificato una multa di 50 euro. Motivo: il Mistero non aveva rispettato quanto previsto nel regolamento su forma e dimensioni delle strutture emanato dalla Congregazione dei Turchini, organizzatrice del rito, ed acquisito come parte integrante dell’ordinanza sindacale emanata dal sindaco dell’isola Dino Ambrosino per assicurare il buon andamento della processione. È la prima volta che succede. Da quando si svolge la Processione, e sono secoli, mai si era intervenuti a sanzionare i ragazzi che fanno non pochi sacrifici, anche economici: un Mistero, come quello sanzionato, che comporta un numero di oltre venti portatori, viene a costare circa 5.000 euro, tutte spese pagate dai ragazzi stessi. Spiega il maresciallo Di Meglio: «Siamo stati invitati dalla commissione istituita dal Congrega a verificare la regolarità delle costruzione dei Misteri. È nostro dovere farlo, anche perché da due anni c’è un’ordinanza sindacale che regolamenta l’evento, assicurare il corretto andamento della manifestazione. Lo scorso anno siamo stati più tolleranti, quest’anno abbiamo agito con maggiore severità. Non mi risulta che ci fossero altri Misteri costruiti in difformità del regolamento». Salvatore Cibelli, macellaio, responsabile del Mistero incriminato promosso da Antonio Guida, uno dei maggiori maestri artigiani misteriali, non nasconde la sua amarezza: «Siamo veramente indignati. Abbiamo pagato la multa perché abbiamo trasgredito. Ma a fronte dei sacrifici a cui i ragazzi isolani si sottopongono ogni anno per dar vita ad una tradizione che si tramanda da secoli, ci sembra davvero imperdonabile non perdonare il nostro peccato veniale, quello cioè di aver costruito un base un po’ più alta e di aver agganciato due delle tre basi della costruzione. Il nostro impegno viene in tal modo vanificato. Si parla di trasgressione e non si dice del nostro sforzo profuso per trasmettere alle giovani generazioni la bellezza delle nostre tradizioni. Il nostro Mistero aveva i difetti sanzionati, ma anche il pregio di aver costruito una doppia “presa” per i portatori. Ciò ha consentito a molti padri di sostenere la barra del Mistero insieme con i figli e vivere con loro le emozioni della Processione». La multa al Mistero ha scatenato nell’isola non poche polemiche. I giovani hanno chiesto ed ottenuto un incontro con lo stesso sindaco Dino Ambrosino a cui hanno esternato la propria amarezza e delusione. Certo è che la secolare processione del Cristo Morto (all’evento hanno partecipato ed assistito migliaia di persone, fra cui centinaia di turisti, molti stranieri provenienti dall’isola d’Ischia) vive un momento di malessere. Si sono notate, infatti, alcune disfunzioni, come la quasi completa assenza dei cosiddetti «misteri fissi», le statue portate a spalla, come pure quella delle «sette parole». Non è un caso, o forse è la conseguenza del fatto che la Congrega dei Turchini sia stata commissariata dalla Curia Arcivescovile di Napoli. (Domenico Ambrosino – Il Mattino)

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