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Privacy su Facebook. Mark Zuckerberg ammette davanti al Congresso: «Violati anche i miei dati da Cambridge Analytica»

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Zuckerberg prova a mostrare il volto migliore di Facebook: «Abbiamo 200 persone che controllano i contenuti sul fronte dell’antiterrorismo. Copriamo 30 lingue differenti. In più abbiamo vari strumenti di AI (intelligenza artificiale) che possono segnalare contenuti a rischio». Ma resta il nervo scoperto sulla privacy. «Raccogliamo informazioni su persone non iscritte a Facebook per motivi di sicurezza»: questa risposta di Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo di Facebook, a un deputato del New Mexico, ben spiega che il caso della privacy rubata, perfino anche a chi non si è mai iscritto al social network, non è chiuso. «Anche i miei dati sono fra quelli violati da Cambridge Analytica» ha ammesso Zuckerberg rispondendo a domande della deputata democratica della California Anna Eshoo, nella seconda giornata di confronto davanti al Congresso degli Stati Uniti. E nell’audizione-maratona di ieri Zuckerberg è finito spesso alle corde. Conta poco il fatto che Alexander Tayler, amministratore delegato di Cambridge Analytica, la società che ha usato impropriamente i dati di 87 milioni di utenti, sia stato rimosso (ma non licenziato, ritorna alla sua precedente posizione di capo della divisione dati). Alla regina di tutte le domande – come cambierà Facebook? – Zuckerberg ha dato risposte evasive nella doppia audizione al Senato di martedì e ieri alla Camera dei rappresentanti. Il fondatore ha detto di essere pronto a rispettare le regole più stringenti dell’Unione europea in vigore dal 25 maggio. «Ma la cosa giusta da fare è invitarlo al Parlamento Europeo», ha commentato da Bruxelles la commissaria europea alla Giustizia Vera Jourova. Zuckerberg ha aperto all’ipotesi di una legge che ponga dei paletti anche negli Usa: «Credo che sia inevitabile la necessità di alcune regole, ma bisogna fare attenzione». Facebook proseguirà nell’operazione che punta ad avvertire gli utenti i cui dati sono stati illegalmente utilizzati da Cambridge Analytica. Ma molto di più andrà fatto per facilitare l’uso dei sistemi di protezione già disponibili: pochi utenti conoscono i controlli utilizzabili nella piattaforma per scegliere il livello di privacy. Ieri, molto più del giorno precedente in senato, Zuckerberg è stato messo in difficoltà dalle domande dei deputati. Spesso ha preso tempo: «Mi può ripetere la domanda?». Con i senatori aveva avuto vita più facile, chi lo interrogava aveva il doppio dei suoi anni e aveva una scarsa dimestichezza della materia, ieri è andata peggio. Altro passaggio delicato quello su Obama, che nella sua prima campagna elettorale fu abile nell’usare (legittimamente) Facebook. Zuckerberg: «Non abbiamo permesso alla campagna di Obama di fare qualcosa che qualsiasi altro sviluppatore non fosse in grado di fare sulla nostra piattaforma. Non c’è stato nessun trattamento speciale». (Mauro Evangelisti – Il Mattino)

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