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Nel Reality della Costa d’Amalfi fa banco la strategia “NIMTO”

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Sul Sito del Comune di Vietri sul Mare tra i link utili, il giorno 01/04/2018 è comparso un articolo del portavoce ufficiale, il Dott.Antonio Gazia, avente per oggetto la “Condotta sottomarina di Cetara Gravi rischi per Vietri”, che di seguito si riporta interamente:

Su Archivio Notizie della Provincia di Salerno di venerdì 23 febbraio si poteva leggere  “Dopo Amalfi (dicembre 2016), Ravello con Scala e Atrani (novembre 2017) e Tramonti (gennaio 2018), partono altri lavori di adeguamento degli impianti di depurazione. Stavolta a Cetara dove la condotta sottomarina consentirà al borgo marinaro di allacciare la propria rete fognaria al depuratore di Salerno”… La condotta di adduzione della lunghezza di circa 3.140 m. con partenza dall’impianto di pompaggio di Cetara fino all’impianto di sollevamento di Vietri Sul Mare deve essere in grado di veicolare le portate luride, pari a tre volte la portata media delle acque nere di periodo asciutto, all’impianto di pretrattamento a servizio della prima stazione di sollevamento delle acque reflue del Comune di Vietri sul Mare percorrendo il rispettivo tratto di mare”.
Tale intervento, progettato e appaltato dalla Provincia di Salerno, rientra nel grande piano di risanamento ambientale dei corpi idrici superficiali finanziato dalla Regione Campania, con l’obiettivo di consentire una maggiore tutela della risorsa mare in Costiera Amalfitana. La finalità è certamente condivisile mentre non poche perplessità suscitano i rischi della scelta tecnica  della realizzazione del progetto. Infatti la condotta dovrebbe attraversare il tratto di mare che insiste nel Comune di Vietri Sul Mare per allacciarsi alla vasca di sollevamento che attualmente serve la rete fognaria di Vietri. E’ evidente che la maggiore portata di acque miste all’impianto di sollevazione esistente potrebbe,  soprattutto in casi di troppo pieno, provocare pericolose fuoriuscite di acque luride sul litorale vietrese con gravi problemi igienico sanitari e ambientali. Per queste ragioni il Comune di Vietri Sul Mare, tra l’altro mai ufficialmente informato dell’iniziativa, non ha mai autorizzato l’allacciamento della rete fognaria di Cetara al proprio impianto. Con una Istanza di accesso agli atti e contestuale invito e diffida del 28 marzo 2018, inviata al Comune di Cetara, Provincia di Salerno, Regione Campania, Società Ausino, l’ATO 3 Salerno, il Comune di Vietri Sul Mare “si oppone all’avvio dei lavori della condotta sottomarina non avendo concesso al Comune di Cetara alcun diritto per l’utilizzo del territorio comunale ovvero dello specchio acqueo antistante il litorale vietrese e non avendo rilasciato i necessari pareri e/o autorizzazioni”. Il Comune di Vietri Sul Mare sottolineando che il progetto deve essere autorizzato dai competenti organi comunali e sovra comunali(CLP e Soprintendenza) invita “a prendere in considerazione modalità e percorsi alternativi che consentano il collegamento della condotta sottomarina di Cetara al depuratore di Salerno, senza interferire con l’impianto del Comune di Vietri”.
 
Ecco l’ennesimo caso di opera pubblica stroncata sul nascere, e non è un pesce d’aprile!
Nel nostro paese purtroppo aumentano costantemente, le opere pubbliche bloccate da contestazioni, ricorsi al Tar e procedure burocratiche senza fine.
Questo fenomeno riguarda purtroppo anche tante opere  indispensabili alla tutela dell’ambiente:  dagli impianti di smaltimento dei rifiuti, alle rinnovabili, ai depuratori fognari ecc.
Lo scontro non è solo tra ditte esecutrici ed enti appaltanti, o tra cittadini, ambientalisti e gestori vari ma, come in questo caso, anche tra enti locali contrapposti.
Si assiste a scontri tra sigoli comuni, provincia o regione oppure tra sindaci di comuni confinanti e a chiudere il capitolo “bloccafuturo”, termine giustamente coniato qualche anno fa da Legambiente, la impenetrabile giungla delle inadempienze tecniche e  progettuali.

Il fenomeno è ormai oggetto di studi universitari: ha preso il nome di Nimby, dall’acronimo inglese “Not in my back yard”, ovvero “per favore, costruiscilo dove vuoi ma non dove abito io”. Un fenomeno che in Italia si è evoluto al punto da aver generato addirittura un osservatorio specializzato, il Forum Nimby, che ha monitorato tutti i casi di opposizione negli ultimi anni, ad opere di pubblica utilità e agli  insediamenti industriali.
Dai dati risultano circa 350 casi, il 50% nelle regioni del Nord e la restante parte tra Centro e Sud.
Il Forum Nimby fotografa anche l’evoluzione delle proteste e dei suoi bersagli: il maggior numero di contestazioni al 58% circa interessa il comparto dell’elettricità con gli impianti destinati alla produzione di energia rinnovabile e le centrali a biomasse, seguito dallo smaltimento dei rifiuti al 32,5%, infrastrutture al 5,3% ed impianti industriali al 4,1%.
Per i progetti che non vengono bloccati dai ricorsi di comitati cittadini ed ambientalisti ma dalla politica, gli inglesi hanno coniato un’altro acronimo che  riassume la posizione degli amministratori locali che fanno parte del partito dell’eterno no:  Nimto, che sta per “Not in my term of office”, ovvero “fatele ma non durante il mio mandato elettorale”.
Si calcola che sono il 23%, le opere bloccate dai politici locali ed il 25,4% sono gli stop imposti dai comitati dei cittadini.
Il colpo di grazia alla realizzazione delle opere pubbliche, viene inferto soprattutto dalla complessità delle norme, frutto dell’assenza di riforme politiche di semplificazione, in grado di  superare in via definitiva, i veti incrociati tra opere di interesse comunale, provinciale, regionale e nazionale.

Ritornando però al tema amalfitano, i cittadini della costiera, di Salerno e di tutta la provincia hanno letto recentemente sui media, di come la nuova condotta sottomarina di Cetara, avrebbe consentito al borgo marinaro di allacciare la propria rete fognaria al depuratore di Salerno, così che le acque reflue non finissero più in mare, ma immesse verso l’impianto del capoluogo; hanno letto anche che il Governatore Vincenzo De Luca presentò a Cetara il 23 febbraio scorso il progetto della condotta di Cetara verso l’impianto di sollevamento di Vietri sul Mare e poi al depuratore di Salerno.
Non è immaginabile quindi che solo il Sindaco di Vietri non lo sapesse, è un fatto invece che tra tutti i soggetti interessati, sia stato l’unico a non essere presente quel giorno a Cetara –  ed alla luce della presentazione del ricorso – sicuramente la sua assenza all’incontro non è stata casuale.
Se Vietri non fosse un comune “italico”, quasi certamente i dubbi circa la compatibilità della nuova condotta all’impianto  esistente – a parere del Sindaco Civale non verificata – sarebbero stati posti “prima” dell’inizio dei lavori, in assoluto spirito collaborativo, affinché fosse realizzata al meglio.
Siamo in Campania però, ed allora si è messo in moto il “solito” comodo ricorso!

Lascia basiti anche la larvata  sfiducia che traspare nei confronti dei progettisti, che tenuto conto dei luoghi di altissimo pregio storico-ambientale in oggetto, si immaginava fossero stati scelti con tutta la cura possibile dall’ente appaltante!
Questo aspetto è quello più sorprendente, capace di innescare un pericoloso sentimento di sfiducia valoriale verso il tessuto produttivo-professionale del paese.
Un sentimento negativo che subito dopo quello verso tutta la politica italiana, i cittadini non sono proprio più in grado di sostenere.

E se davvero avesse ragione il Sindaco Civale? Se la qualità dei progettisti italiani non fosse più tale, nemmeno da elaborare in sicurezza, un calcolo come quello della portata di un impianto di sollevamento, allora dobbiamo davvero preoccuparci, perché vorrebbe dire che siamo ormai arrivati alla frutta.
Un tipo di calcolo, tecnicamente valutabile già sulla scorta degli schemi dell’impianto e delle relative certificazioni di collaudo effettuate all’epoca della realizzazione – eventuali  verifiche e sopralluoghi all’impianto si sarebbero potuti comunque richiedere e programmare, così come un eventuale implemento dell’impianto attuale, se necessario, sarebbe stato altrettanto valutabile – ma questo solo in un paese normale (sig)…

La “clamorosa” rivelazione del Civale, sul fatto che tale opera  metterebbe a serio rischio l’ambiente e la salute pubblica, è infine la ciliegina sulla torta: il danno ambientale causato attualmente dallo sversamento in mare dei liquami non depurati di Cetara, distribuito dalle correnti su tutto il litorale, per l’amministrazione vietrese, non sarebbe un rischio per cui valesse la pena collaborare e mettersi in gioco affinché tutto potesse procedere nel migliore dei modi, per il bene comune.

In prossimità della stagione turistica e tenuto conto dei tempi lunghi della nostra  burocrazia, questo ricorso, comunque vada, sarà ricordato come la causa di danni incalcolabili di diversa natura, e questa “mossa”, come la più degna del più verace gambero del tirreno nostrano.
Alla fine più che un atto cautelativo, potrebbe rivelarsi piuttosto un oneroso boomerang a carico dell’intera comunità.
Ci pensate se i salernitani a suo tempo si fossero rifiutati di accogliere i liquami vietresi nel depuratore cittadino?
Per la serie: Ognuno si faccia i liquami suoi…
Beta

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