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Napoli. De Magistris accusa: a marzo il sottomarino John Warner a propulsione nucleare era in rada. La Capitaneria: non dipende da noi

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Via quel sottomarino dalla città. Il sindaco Luigi de Magistris, già impegnato a tappeto sulla battaglia contro il “debito ingiusto”, per il quale ha emesso ieri un nuovo sollecito a Paolo Gentiloni, ha aperto nel frattempo un altro fronte, stavolta contro la Marina americana. È successo che qualche giorno fa ha stazionato a Napoli un sottomarino a propulsione nucleare. De Magistris si è inalberato perché «il porto di Napoli è area denuclearizzata». La circostanza è stata segnalata con apposita nota al comandante della Capitaneria, il contrammiraglio Arturo Faraone. «Ho appreso – scrive il sindaco – che lo scorso 20 marzo il sottomarino nucleare statunitense “John Warner” è approdato nella rada della nostra città. Ho letto anche l’ordinanza che lei ha emesso per le necessarie e correlate disposizioni di sicurezza e di navigazione. Desidero, a tal proposito, ribadire che il 23 settembre 2015 è stata approvata, su mia iniziativa, la delibera 609 con la quale è stata dichiarata “area denuclearizzata” il porto di Napoli». De Magistris spiega che l’atto del Comune è volto a «interdire l’attracco e la sosta di qualsiasi natante a propulsione nucleare o che contenga armamenti nucleari. Poi riafferma il ruolo di Napoli città di pace e ribadisce che, «per analoghe situazioni future», quella delibera indica il «non gradimento che navi di tali caratteristiche sostino o transitino nelle acque della nostra città». Una sostanziale richiesta a vigilare perché la cosa non accada più. Anche perché, il “J. Warner” è stato utilizzato poi per il lancio di missili in Siria. Circostanza non evidenziata dal sindaco perché, come lui stesso specifica, la lettera era partita «la settimana scorsa», prima del raid siriano. A sua volta la Capitaneria puntualizza che la nota del Comune è pervenuta solo ieri mattina, alle 10,40, e Faraone ha prontamente risposto. Una lettera aperta al sindaco, per dirgli subito che «nel considerare condivisibili le sue preoccupazioni come primo cittadino, che hanno prodotto la delibera di Giunta del 2015, desidero innanzitutto rassicurarla che all’attualità non è stata consentito l’ingresso in porto a unità a propulsione nucleare né tantomeno a navi con carico radioattivo». Dunque Faraone evita polemiche, dice anzi cortesemente di condividere a tal punto le valutazioni del Comune che il sottomarino non ha mai varcato l’ingresso alle acque portuali. Di fatto, risulta che ha sostato in rada, ma a tre miglia dall’imbocco del porto, in una zona autorizzata per i mezzi Nato, per fare effettuare rifornimento e manutenzione. Anzi, in questi casi, i mezzi Nato non hanno bisogno neanche di chiedere una autorizzazione, se non sono impegnati invece in attività operative. Il sottomarino in questione risulta appunto essersi fermato solo per rifornimento, per poi ripartire alla volta di Gibilterra, e solo da lì, qualche giorno dopo, essere ridirottato nel Mediterraneo orientale per l’operazione in Siria. Di tutto ciò la capitaneria può solo dire di avere «disciplinato, per quanto di propria competenza », la navigazione, secondo i piani del ministero della Difesa. In ogni caso «le decisioni sul transito di unità straniere nelle acque territoriali nazionali non competono alla Autorità marittima, quale organo periferico del ministero delle Infrastrutture». Insomma, se polemica ci deve essere, il sindaco ha sbagliato interlocutore. E infatti Luigi Di Maio, leader M5S, se la prende direttamente con Palazzo Chigi: «Spero che Gentiloni alle Camere chiarisca. Non è chiaro se quel sottomarino abbia partecipato all’attacco in Siria». (Roberto Fuccillo – la Repubblica)

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