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COTARELLA BASTA SCIAMANI AL VINITALY

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Bella intervista di Luciano Pignataro su Il Mattino
Riccardo Cotarella e il Vinitaly, un binomio indissolubile sin dalle prime dizioni, quando la rivoluzione vitivinicola italiana era impensabile. Oggi Cotarella, oltre che ad essere impegnato in quasi tutte le regioni, è presidente dell’Assoenologi, una posizione che gli consente di avere un osservatorio privilegiato
Vale sempre la pena di venire a Verona per un produttore?
«Sicuramente sì, è la kermesse più importante del vino in Italia, qui si presentano tutte le novità ed è un appuntamento fisso per tutti. L’Ente Fiera nel corso degli anni ha migliorato i servizi e l’organizzazione configurando la manifestazione come principalmente rivolta agli operatori del settore».
Quali sono in questo momento i territorio maggiormente dinamici?
«Ci sono le grandi regioni che hanno avviato prima certi discorsi, mi riferisco a Piemonte, Toscana e Veneto, che sono in vantaggio ma che non possono dormire sugli allori. E poi territori emergenti perché il consumatore ha sete di novità. Il Sud è la nuova frontiera, Campania e Puglia sono due regioni che hanno fatto enormi passi in avanti. Forse oggi l’attenzione deve essere puntata anche sul Lazio e la Romagna dove stanno spuntando vini sempre più interessanti».
In giro si vedono sempre più carta di vini naturali, è una tendenza destinata a durare?
«La sensibilità ambientale è in crescita. In Italia però c’è un equivoco, i processi di produzione più rispettosi dell’ambiente e della natura sono quelli che hanno il supporto di professionisti e della scienza. Certo, il mondo del vino è una mamma che accoglie tutti e ciascuno può fare come ritiene. Ma si deve avere ben chiaro che la distinzione è fra scienza e no scienza, tra risultati e non risultati. Non sono stati gli sciamani a determinare il successo del vino italiano, ma i professionisti, le aziende che hanno investito nella ricerca, gli studi realizzati nelle Università. E solo facendo appello a questa risorsa di sapere si potrà fronteggiare il cambiamento climatico in atto».
Qual è la sintesi della posizione di Assoenologi sul tema?
«Noi non parliamo di agricoltura convenzionale, ma di agricoltura di precisione, e la precisione si ottiene con l’applicazione della conoscenza scientifica»
Assoenologi protagonista. Che bilancio fa della sua presidenza?
«Non ho un carattere che si accontenta, ma sicuramente abbiamo rafforzato la figura dell’enologo proprio in un momento in cui è stata messa in discussione in certi ambiente e, cosa che mi piace dire più di tutte, abbiamo aperto la porta a decine di bravi giovani che sono il futuro della nostra professione»
La competizione del mercato globale è forsennata. Chi deve temere l’Italia?
«Sicuramente l’ingresso della Cina tra i paesi produttori è destinata a cambiare gli equilibri. Un po’ come è avvenuto in Italia per le regioni, ogni nazione tende a bere il proprio vino. Noi italiani abbiamo una carta che non sappiamo giocare che gli altri non hanno: la storia, il racconto del nostro passato. Quanto più riusciremo a raccontare tanto più saremo competitivi nei prossimi anni.

IL MATTINO

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