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Casalesi, in Transilvania il tesoro di Zagaria. Due imprenditori in cella

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All’epoca, quando venne avanzata la prima proposta di gemellaggio, Caserta veniva definita la piccola Brianza della Campania, per qualità di vita, ordine e pulizia. Era il 1975 quando partì la prima proposta di gemellaggio tra Caserta e Pitesti, tra la città campana e quella romena, lo stesso anno di nascita di Nicola Inquieto, uno dei «pionieri» del settore immobiliari che proprio in Transilvania avrebbe fatto la sua fortuna. Sua e del presunto clan di appartenenza, quello di Michele Zagaria, di cui è stato per anni custode della latitanza e testa di ponte in materia di investimenti. Curiose coincidenze, a distanza di quasi mezzo secolo, negli anni in cui si rafforza il potere «immobiliare» del clan Zagaria proprio in Romania, grazie alle attività dei fratelli Nicola Inquieto (43 anni, residente in Romania) e Giuseppe Inquieto (48 anni), a loro volta fratelli di quel Vincenzo Inquieto che ospitava il boss dei Casalesi nel suo ultimo covo, in via Mascagni a Casapesenna, dove venne stanato il 7 dicembre 2011). Uno spaccato di legami e interessi economici che emerge dal blitz messo a segno ieri dalla Dia del capocentro Giuseppe Linares e del maggiore Fabio Gargiulo, culminato in arresti e sequestri. Ma anche in nuove accuse a carico di Luigi Cesaro, che non è indagato in questa vicenda ma che viene tirato in ballo dal pentito Generoso Restina per un presunto incontro che l’ex presidente della Provincia avrebbe avuto proprio con il boss Michele Zagaria, quando quest’ultimo era uno dei latitanti più ricercati d’Italia. Ma andiamo con ordine, a partire dal blitz firmato dal gip Federica Colucci, su richiesta del pool anticamorra coordinato dagli aggiunti Giuseppe Borrelli e Luigi Frunzio, al termine del lavoro dei pm Alessandro D’Alessio, Catello Maresca, Maurizio Giordano e Simona Belluccio. Appartamenti, ville di lusso, società e centri benessere: eccolo il tesoro del boss dei Casalesi Michele Zagaria, un patrimonio nell’ordine di centinaia di milioni di euro, cresciuto e ben amministrato in questi anni in Romania. Associazione mafiosa, indagini per riciclaggio, sono tanti gli spunti che emergono dall’ordine di custodia cautelare. Come quello legato a filoni investigativi indicati come «attuali» e che riguardano in particolare i rapporti tra impresa e politica. Parla Generoso Restina, definito come pentito sui generis, che apre nuove lame di luce su presunti intrecci a rischio. Scrive il gip di Napoli: «Ha arricchito di ulteriori e significativi particolari le sue dichiarazioni, che hanno messo in luce i rapporti politica – camorra di recente attualità investigativa e giudiziaria, come si evince per i rapporti e gli incontri tra Michele Zagaria e personaggi politici del calibro di Luigi Cesaro, già presidente della provincia di Napoli, Fortunato Zagaria (ex sindaco di Casapesenna) e Domenico Ciaramella (ex sindaco di Aversa). Soggetti politici che negano di aver incontrato l’ex latitante Zagaria, a cominciare da Luigi Cesaro, che si è sempre difeso con determinazione dalle accuse di presunti contatti con la camorra casalese. A fronte dell’ingente patrimonio gestito in Romania, i fratelli risultavano pressoché nullatenenti in Italia, come emerge dalle dichiarazioni dei redditi. Ma non ci sono solo dichiarazioni di pentiti, agli atti decine di intercettazioni. C’è una conversazione di Nicola Inquieto, a proposito del proprio patrimonio rumeno insidiato da un loro conoscente: «Ascolta bene, non finirà tanto bene, così come volete voi! Fino a quando non lascia stare i miei soldi, che sono stati fatti da me e non sono solo i miei soldi ma ci sono anche i soldi di qualcun altro. Qualcun altro che gli mangia il cuore se non fa il bravo». Riferimento indiretto ma chiaro al suo ruolo di presunto prestanome per conto di Michele Zagaria, mentre in altre intercettazioni lo stesso Inquieto racconta la sua ascesa economica in Romania: «Neanche i soldi per le sigarette avevo…», racconta con orgoglio a un suo amico. Anni in cui Nicola Inquieto venne allontanato da Casapesenna, grazie al rapporto con la sua ex moglie, a sua volta giunta in Italia da clandestina, senza un lavoro né una casa. È la stessa donna che si sarebbe ritrovata a capo di un’azienda florida nel paese di origine, che avrebbe gestito milioni di euro, negli stessi anni in cui si rafforzava il gemellaggio tra le due comunità di Caserta e Pitesti. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)

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