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Bufera YouTube, 23 associazioni Usa accusano: «Raccoglie dati sui bambini. Si prende nota dei loro gusti e dei video che vedono»

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Anche i bambini? Nella tempesta del discredito entra YouTube, il grande social del video, accusato davanti all’Antitrust da 23 associazioni di raccogliere dati sugli utenti del suo canale a loro dedicato (YouTube Kids). Per la legge americana si è bambini fino ai 13 anni e le associazioni accusatrici sostengono che YouTube li segua, prendendo nota dei loro gusti, dei video che guardano e di quelli che pubblicano. Queste attività di routine del social violerebbero la legge sulla privacy dei minori. Ma dire YouTube significa avvicinarsi all’altro grande gigante della rete, Google, che ne è proprietario, e Google è il grande impero della profilazione. La polemica sui bambini e YouTube va avanti da tempo, al punto che proprio sabato scorso l’azienda aveva annunciato di aver assunto un certo numero di controllori per accertarsi che su YouTube Kids non ci fossero contenuti inadatti a loro. Annunciata anche una versione del canale ragazzi con un algoritmo meno invasivo e occhiuto e soprattutto controllabile da terze parti. In questa settimana la tempesta della reputazione toccherà picchi molto alti per Zuckerberg. In un memoriale difensivo diffuso ieri il fondatore si è scusato: «Ho commesso un errore del quale sono molto dispiaciuto». Ha assicurato che su Facebook si continuerà a scovare le aziende di marketing che prelevano dati in modo irregolare e assicurare che il social sia un luogo di esperienze positive per le persone. Ma è proprio questa sua pretesa di mettere le cose a posto da solo che non convince l’opinione pubblica. C’è chi chiede le sue dimissioni e uno dei suoi azionisti, il fondo pensione della città di New York che ha investito più di ottocento milioni di dollari in azioni del social, ha chiesto che Zuckerberg si faccia da parte. E tuttavia è proprio dal fronte finanziario che arriva una schiarita: il più potente fondo di investimento tra quelli che operano sulle aziende tecnologiche, Sequoia Capital, ha comprato azioni di Google per una quota non nota ma che ha meritato un poetico comunicato del Fondo: «Facebook ha commesso molti peccati per i quali dovrà espiare, ma resta un’azienda forte, con grandi vantaggi competitivi e solide prospettive». Non estraneo all’operazione dev’essere stato il fatto che le azioni del social valgono oggi il 17 per cento in meno di prima della crisi dei dati. Ma Sequoia è abituata a guardare lontano, fu il primo finanziatore di venture capitale a credere in Google, nel giugno del 1999, difficile che sbagli. Mare in tempesta quindi per Zuckerberg. Non basta che si sia impegnato a scrivere a tutti gli 87 milioni di account violati per spiegare che cosa è successo ai loro dati. Ieri è anche stata sospesa dall’uso dei dati utente la società Cube You, sospettata di essersi appropriata di dati utente con metodi non consentiti (la società ha una anche una filiale italiana a Milano). Zuckerberg sarà anche un peccatore, ma il punto dolente sta sempre nel «mondo sommerso» dell’uso illegale dei dati. Davanti a questo problema, che preferisce chiamare scandalo, l’opinione politica e mediatica carica ogni responsabilità sul guardiano delle pecore invece che sui lupi. Ma il mondo dei lupi esiste, sta là fuori e non è stato intaccato che in modo marginale da tutte le rivelazioni. Ci vorrebbe una inchiesta internazionale che coinvolgesse anche i servizi di intelligence, ma chi ha davvero voglia di andare fino in fondo? Invece si continua a picchiare su Zuckerberg. Assalto al quale ieri si è unito il giovane Jack Ma, l’uomo più ricco di Cina e fondatore di Ali Baba, il gigante del commercio elettronico. Jack Ma ha invitato Zuckerberg a risolvere i problemi che si sono manifestati, problemi che potrebbero intaccare la fiducia nell’industria digitale, ma si è detto certo che Zuckerberg ce la farà. Tutto vero. Però che la morale sulla protezione dei dati personali venga da chi lavora sotto le ferree regole di controllo del governo cinese forse è un po’ troppo. (Vittorio Zambardino – Il Mattino)

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