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Benevento. Arte/Studio – Gallery. “Appunti di viaggio” con opere di Pippo Cosenza.

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Articolo di Maurizio Vitiello – “Appunti di viaggio” dell’artista Pippo Cosenza da Perugia a Benevento.

Alle ore 18,00 di sabato 14 aprile 2018,
all’ Arte/Studio – Gallery
di via Sant’Agostino 15 – Benevento,
a cura di Rosario Pinto
e con la direzione artistica di
Antonio Salzano
sarà inaugurata la mostra
“Appunti di viaggio”
dell’artista Pippo Cosenza
di Perugia
la mostra durerà fino al 03 maggio 2018-04-09
e sarà visitabile il martedi e il giovedi
dalle 17,30 alle 19,30.
Su appuntamento, telefonando al 3339242084.

Ecco il testo di Rosario Pinto che accompagna la mostra
“L’immagine come metafora delle screpolature della storia nella pittura di Pippo Cosenza.”

“Nella pratica figurativa che distingue le prammatiche creative che si affermano a valle della fine del secondo conflitto mondiale si costituisce in referenza influente una sensibilità contenutistica che ha trovato nella stagione del ‘Neorealismo’ un ancoraggio ed una esplicitazione creativa di assoluto spessore. E così, a partire da queste cose, e, seguendo anche il corso di un affondo contenutistico di non trascurabile rilievo, si è venuta accreditando una sensibilità produttiva che ha avvertito il bisogno di ampliare il giro d’orizzonte che trovava un vibratile presupposto nelle cose di Guttuso, non meno che di Migneco o di Pizzinato, dando vita ad una temperie di complessa costruzione segnica al cui interno le dinamiche della raffigurazione oggettuale si intridono di spessori materici non disdegnando, talvolta, di proiettarsi verso struggenti ‘variazioni’ surreali che si dispongono come flebili sussurri di proposte di impermanenze gestuali. Troveranno una sponda argutamente corrosiva, tali intendimenti creativi, nella stagione degli anni Sessanta e Settanta, costruendo l’ordito della temperie del ‘Realismo di Denuncia’ e nella produzione di gruppi come quello, ad esempio, di ‘Equipo Cronica’, ma, soprattutto, non rimarranno senza frutti i semi che vengono messi a coltura e che daranno vita, in seguito, ad una produzione creativa che saprà distinguere il suo corso, ad esempio, negli anni Ottanta, non abbandonandosi all’orgia ‘postmoderna’, tuffandosi nell’illusione del ‘pensiero debole’ e nelle ‘magnifiche sorti e progressive’ di un allentamento della morsa contenutistica. Questo préalable che abbiamo inteso tracciare vale ad introdurre l’opera di Pippo Cosenza, che si dispone come pregevole delibazione produttiva nell’ambito di questa complessa ed articolata temperie, al cui interno appare di difficile realizzazione l’impegno di discriminare nei reali spessori delle proposte creative, scegliendo molti artisti di perseguire abbrivi semplificati e corsivi in premio di una godibilità spesso speciosa e di facile deriva. Tanto più preziosa appare, pertanto, l’opera di quegli artisti che, come Pippo Cosenza, non cedono alla seduzione del facile ottenimento di una godibilità estetica di mera e superficiale facciata, scegliendo, di contro, di proporre una ricerca impegnata ed attenta a privilegiare gli aspetti di contenuto. Nasce, con tali premesse e su tali basi l’attività creativa del nostro artista, che si giova, in aggiunta, di una sottile, ma non incongrua, consistenza ‘concettuale’ che si manifesta attraverso lo scalarsi dei piani di lettura che tutto il suo percorso, attraverso le sue opere, intrigantemente suggerisce. Ecco, allora, dispiegarsi una lunga teoria di immagini – le opere di Pippo Cosenza – che si dispiegano lungo un gradiente ‘segnico-concettuale’, consegnandoci un universo figurativo in cui la vitalità dell’immagine non è mai versata alla mera raffigurazione dell’oggetto e, meno ancora, alla sua sussunzione nell’ambito della sfera simbolistica, rimanendo, piuttosto, la dimensione ‘oggettuale’ ciò che consente all’artista di mantenere irrinunciato ed immanente il contatto con la storia, nel bisogno irredimibile di ottenere al suo lavoro una sua propria fondazione ‘oggettiva’. L’’oggettualità’, quindi, nella prospettiva di un accreditamento ‘oggettivo’ costituisce il fondamento organico di una pratica pittorica in cui il suggerimento ‘concettuale’ non può essere derubricato in latenza ammiccante di ordine sotterraneamente ‘simbolistico’ o, peggio ancora, in deriva ‘postmoderna’, rimanendo vivido ed indiscusso il profilo del radicamento storico come sostegno indefettibile della consistenza contenutistica. Le immagini entro la cui perimetrazione discorsiva le opere di Pippo Cosenza lasciano dispiegare i propri assetti costruttivi sono, talvolta, allusive ed asciuttamente paradigmatiche e non rimangono mai limitate nell’ambito di una narrazione epidermica e transeunte, assumendo, piuttosto la cifra testimoniale del documento di vita. Alla luce di ciò, è possibile sostenere, allora, che l’opera di Pippo Cosenza è capace di restituirci una immagine vivida e pregnante della realtà così come è vissuta dalla nostra esperienza, un mondo, insomma, non fatto di ombre e di fiati illusori ed effimeri, ma di cose, di cose concrete di cui l’artista non ci propone l’icona ideale, ma la traccia organica e presente. Alcune tecniche miste o gli Esercizi di analisi, nelle ‘variazioni’ esecutive delle singole opere, forniscono una fertilissima opportunità di verifica e di affondo nelle prammatiche creative dell’artista, introducendoci in un mondo in cui la consistenza dell’immagine si fa trascrizione epifenomenica del dato lasciando in tralice la dimensione iconica e consentendo, così, alla storia di dispiegarsi come dimensione ulteriore e lontanante rispetto all’effemeride in un percorso che trascende l’immediatezza della cronaca stagliandosi nella profilatura di un ‘tempo’ che non è l’inconsistente evanescenza del presente, né l’incommensurabilità dell’eterno, ma la condizione della misurabilità della storia. E della storia, quindi, al di là della visione neoidealistica crociana, non viene restituita, nella prospettiva creativa del nostro artista, la prospettazione complessiva ed universale, ma quella praticabile dalla nostra esperienza, quella, cioè, che integra il generale ed il particolare in una prospettiva che, come avrebbe detto Heidegger, non è metafisica, ma ‘ontica’. I percorsi figurativi di Pippo Cosenza ottengono, in tal modo all’immagine, l’opportunità di farsi schegge della storia o, se si vuole, screpolature nel suo manto coriaceo ed apparentemente inaccessibile, costituendosi in frammenti di vita che assumono, talvolta, addirittura una sottile evanescenza ‘surreale’, senza che ciò, come intendiamo ribadire, possa minimamente inficiare l’intelaiatura complessiva del dispiegamento contenutistico che costituisce il fulcro dell’impresa creativa del nostro artista.”

Esposizione da non perdere per comprendere il lavoro di Pippo Cosenza, sempre in evoluzione, e conoscere uno spazio attivo beneventano.

Maurizio Vitiello

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