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ANGELO VASSALLO SI RIAPRE L’INCHIESTA

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Si chiude un fascicolo, se ne apre un altro. Dopo otto anni dall’assassinio di Angelo Vassallo l’indiziato numero uno, Bruno Humberto Damiani, viene riconosciuto dalla procura Antimafia di Salerno «estraneo» ai fatti tanto da chiedere ed ottenere, nei suoi confronti, l’archiviazione. A firmare il decreto, il gip del tribunale di Salerno Emiliana Ascoli. Ma, anche se l’inchiesta è chiusa per decorrenza dei termini, non prorogati, il capitolo sull’omicidio del sindaco pescatore di Pollica resta aperto. Infatti proprio in questi giorni è stata avviata un’altra inchiesta: stesso filone, diverso il contesto. Si indaga sempre sull’omicidio ma, questa volta, l’ambito è circoscritto ad affari di droga. Spazzate via tutte le altre ipotesi sul movente che ha condotto alla morte Vassallo, l’attenzione ora si concentra tutta solo e soltanto sul filone «spaccio». E il nome di Damiani non c’è. In realtà al momento non ci sarebbero indagati ma l’attenzione degli investigatori è su tutt’altro fronte. Un fronte che si sarebbe consolidato negli ultimi mesi e che, prima della chiusura del fascicolo aperto otto anni fa, avrebbe dato spunti interessanti da approfondire. Ovviamente al momento si è solo alle battute iniziali ma gli inquirenti credono che questa volta il rebus possa essere risolto, definitivamente. Resta da capire se in questa nuova inchiesta possano avere un ruolo anche «gli altri», la cui identità è stata sempre tenuta riservata, e che comparirebbero negli atti di citazione notificati a Damiani in questi anni. Tre persone, forse spacciatori napoletani.
Si spera dunque di risolvere così, definitivamente, il giallo su chi Vassallo abbia incontrato e su chi possa averlo fermato nelle vicinanze della sua abitazione per ucciderlo. Perché, stando alle ricostruzioni fatte dagli investigatori, Angelo potrebbe aver parlato con il suo assassino. Lo dimostrerebbe il fatto che il finestrino lato guida della sua auto era abbassato e le chiavi inserite nel cruscotto a motore spento. Di sicuro chi ha ucciso il sindaco di Pollica non doveva essere un killer di professione ma una persona da lui conosciuta in quanto lo avrebbe ucciso colpendolo a distanza ravvicinata. E lo avrebbe fatto sparandogli con una pistola che non è mai stata trovata. E si spera anche di capire come mai il sindaco, dopo aver ricevuto una telefonata, la domenica sera che fu poi ammazzato, abbia lasciato i suoi amici e concittadini sul porto per andare ad incontrare qualcuno.
Intanto dopo 8 anni la procura fa marcia indietro e riconosce l’estraneità del «brasiliano» alla vicenda. Almeno per quanto riguarda una sua responsabilità nel delitto. A luglio scorso il giovane spacciatore, accusato dai pentiti di vantarsi negli ambienti criminali di aver commesso quell’omicidio, era stato sentito per l’ennesima volta, la quinta, dagli inquirenti. Secondo il procuratore aggiunto Rosa Volpe, che ha seguito le indagini sia come magistrato dell’Antimafia di Salerno e sia dopo il suo trasferimento a Napoli, Damiani – stando al racconto di alcuni testimoni – avrebbe avuto una discussione violenta con Vassallo in merito allo spaccio di droga al porto di Acciaroli. Eppure per due volte l’esame del Dna lo aveva scagionato: la sua presenza non era mai stata accertata sul luogo dell’omicidio.
«Ho scoperto una cosa che non avrei mai voluto scoprire»: è questa l’unica traccia lasciata da Angelo Vassallo prima di morire e diventata un rompicapo per gli investigatori. Poche parole che ancora non sono state decifrate. Nel corso di questi anni si è parlato di controversie sulla gestione di locali ad Acciaroli, in particolare dissidi alberghieri e screzi di paese; di una pista passionale; di un litigio avvenuto con alcuni spacciatori in un angolo nascosto del porto. Che possa esserci un movente legato allo spaccio della droga, sarebbe stato confermato dai calabresi del clan Muto all’indomani di alcuni arresti avvenuti a Cosenza ma, nonostante l’indagine sia stata assegnata poche settimane dopo l’omicidio del sindaco di Pollica all’Antimafia, una matrice chiaramente mafiosa non è mai emersa. Potrebbe dunque essere proprio la pista che porta a Napoli, emersa sentendo e risentendo più volte Damiani, ad essere ora oggetto di approfondimento investigativo. Ma al momento non ci sono conferme.
Vassallo – ricordiamo fu ucciso con una pistola calibro 9.21 baby Tanfoglio mai ritrovata. Sono stati effettuati controlli su cento pistole, perquisizioni a tappeto, persino ricerche nelle acque a largo di Acciaroli dove il killer avrebbe potuto gettarla subito dopo il delitto ma la pistola resta un altro mistero di questo delitto.

Petronilla Carillo IL MATTINO

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