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Alice Ferrara, grande amica di Nico Marra: «Non gli avrei mai permesso di allontanarsi. Gli amici dovevano fare qualcosa»

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«Difenderò per sempre il suo nome. Non meritava di essere lasciato solo». Alice Ferrara, 18 anni, di cui gli ultimi sei trascorsi spesso con Nico Marra, il ventunenne morto dopo una notte in discoteca a Positano, si definisce «la sua migliore amica». Alice è addolorata e anche molto arrabbiata. Alice, quella sera dovevi esserci anche tu a Positano? «Avevo sentito Nico due giorni prima. Mi aveva detto che saremmo andati in discoteca insieme. Gli avevo risposto di sì, poi però sabato mattina l’ho avvisato che preferivo andare al concerto di un rapper. È stata l’ultima volta che ho sentito la sua voce. Quella telefonata adesso non avrei mai voluto farla». Perché? «Perché se fossi andata con lui, forse, non sarebbe accaduto. Ma cosa hanno fatto gli amici che erano con lui? Non voglio giudicare ma di sicuro non avrei permesso che Nico si allontanasse da solo in quelle condizioni. Sarei andata con lui, lo avrei aiutato, come tante volte Nico ha fatto con me, e non solo con me, nei momenti di difficoltà. Trovava sempre il modo per farmi ritrovare il sorriso». Ti sei fatta un’idea perché Nico sia finito in quelle condizioni? «Nico era un ragazzo come tanti altri. Era sportivo, studioso, non faceva assolutamente uso di droga come qualcuno ha detto, né era un alcolizzato, amava gli animali e il suo desiderio era aiutare chi era meno fortunato di lui. Sempre affettuoso, dolce, pieno di entusiasmo. Che dire? In discoteca tutti bevono alcolici, quindi anche lui prendeva il solito drink ma sempre in maniera moderata, infatti non era mai successo che Nico perdesse il controllo. Non so proprio cosa sia accaduto quella sera». Quali sono oggi i tuoi dubbi? «Ne ho tanti ma chi saprà mai la verità? Io non c’ero e mi sembra tutto così assurdo. Una cosa è certa, Nico ha guidato fino a Positano, è entrato in quella discoteca sorridendo in compagnia di amici e quando è uscito era completamente solo e ubriaco a tal punto da cadere e morire senza che importasse a nessuno. Forse questa tragedia poteva essere evitata. Bastava che qualcuno intervenisse, dai signori del locale a quel gruppetto di amici che era rimasto con lui». Hai parlato con loro? «Non li conosco, non so chi siano. Nico conosceva tanta gente, era molto popolare, ma i suoi veri amici erano pochi. Non meritava di morire in questo modo. Spero che la verità venga a galla». A quale verità ti riferisci? «Cosa ha bevuto Nico quella sera? Perché non ha retto l’alcool come in altri casi? Non era un bevitore abituale, era vegetariano, sportivo, giocava a calcio, spesso anche con me, insomma non era una “testa calda”. Perché non aveva portafogli e cellulare che di solito ha sempre avuto con sé? Chi l’ha visto in stato confusionale perché non ha chiamato i carabinieri o la polizia o perché nessuno è intervenuto? Questione di civiltà e anche di umanità». (Rossana Russo – Corriere del Mazzogiorno)

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