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Sfregiata dai ladri la pineta del Mingardo, luogo simbolo del Parco del Cilento

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CAMEROTA. Sfregiata dai ladri la pineta del Mingardo. Decine di alberi abbattuti e portati via nelle ore notturne. Un lavoro di giorni, forse di settimane. Svolto in silenzio, senza che nessuno se ne accorgesse. Uno spettacolo desolante a pochi metri dal mare, in uno dei luoghi simbolo del Parco del Cilento, in un’area riconosciuta anche Sito di interesse comunitario. Una pineta spontanea di pino d’Aleppo depauperata da furfanti senza scrupoli. Distrutti pini secolari ma anche piante ancora giovani. Non hanno lasciato nulla. Solo i rami, ancora verdi, abbandonati a pochi metri dalla spiaggia. Il “buco” nel fitto verde è una ferita ben visibile. Toccherà adesso alle forze dell’ordine avviare le indagini e capire che fine hanno fatto i tronchi enormi, molto ambiti nel campo della nautica. Tagliati anche pini secolari, una volta rifugio inviolabile per decine di specie di volatili. Sono rimasti solo i ceppi; spuntano dalla sabbia e ancora profumano di resina. Ora la pineta in alcuni punti appare come un campo di battaglia, con alberi morti e qualcuno ancora in piedi ma ferito. Il simbolo dello scempio è a pochi passi dal mare: è un pino sopravvissuto. Un superstite. Doveva essere abbattuto ma è rimasto in piedi nonostante le accettate che ne hanno seriamente danneggiato il tronco. Su di esso qualcuno ha affisso un cartello: “Il verde non si deve toccare. Solo il secco, delinquenti”. La rabbia dei residenti si sente nell’aria. La pineta del Mingardo non è soltanto un patrimonio naturalistico da preservare ad ogni costo, per i residenti è di più. E’ il luogo dei ricordi, della giovinezza, delle scampagnate all’aria aperta. Mai più una devastazione simile. La speranza è che vengano presto identificati i responsabili. Non sarà facile, questo lo sanno anche gli investigatori. Al momento però nessuna ipotesi esclusa. Il sospetto è che per evitare i controlli i furfanti abbiamo portato via i tronchi attraverso il mare. Ad ogni modo un terribile danno ambientale, una ferita profonda che solo il tempo potrà sanare.
La Repubblica-VINCENZO RUBANO
14 Marzo 2018

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