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Scritte e insulti contro Marco Biagi, ucciso 16 anni fa dalle Br. L’ira del figlio: «Lo Stato abbandonò mio padre»

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Bologna. Parole sprezzanti contro Marco Biagi e di elogio per uno dei suoi assassini. Lettere nere e incerte scritte con lo spray sul muro della facoltà di Economia dell’Università a Modena dove il giuslavorista insegnava e che a lui oggi è intitolata. Offese tanto più gravi perché arrivate mentre a poco più di 40 chilometri, a Bologna, ci si preparava a ricordarlo e a ricordare anche le critiche allo Stato per la mancata tutela nei suoi confronti: «Lo Stato lo ha abbandonato», ha detto il figlio Lorenzo a 16 anni dal suo omicidio ad opera delle nuove Br. «Marco Biagi non pedala più. Onore a Mario Galesi. Onore ai compagni combattenti. 1000 Biagi», le scritte. In mattinata – mentre la notizia si diffondeva – gli addetti dell’Università avevano già cancellato queste parole. Ma, ovviamente, i ricordi del professore si trasformavano in sdegno per queste ultime propaggini della violenza brigatista. Un’indignazione unanime dal mondo della politica – dal reggente Pd, Maurizio Martina ai ministri Poletti, Galletti e Pinotti – e dei sindacati. Prima la cerimonia del ricordo per Biagi si eraaperta con le parole del presidente Mattarella: «Sono trascorsi sedici anni dal crudele agguato in cui venne ucciso Marco Biagi e la ferita inferta dai terroristi assassini è ancora aperta nella nostra comunità civile» aveva scritto. Una ferita aperta soprattutto per i familiari che, con il figlio Lorenzo, hanno riacceso le polemiche per la mancata scorta al giuslavorista: «Lo Stato ha abbandonato mio padre. Mio padre aveva una scorta fino a pochi mesi prima di essere ucciso, fino al novembre del 2001. Per cui penso che il fatto che gli sia stata tolta senza motivo o comunque con una grande sottovalutazione del pericolo sia una cosa molto grave». Inevitabile anche che il figlio si sentisse colpito dalle parole dell’ex Br Barbara Balzerani che nei giorni scorsi aveva definito quello della vittima un «mestiere»: «Provo un grande disgusto – ha detto Lorenzo Biagi ai giornalisti, rompendo il riserbo che in questi anni ha avuto la famiglia Biagi – nei confronti di questa frase anche perché offende noi vittime e tutte le persone che hanno sofferto. Io, ad esempio, come figlio di Marco Biagi e come vittima penso che ci dovrebbe essere più rispetto nei confronti di noi vittime perché una frase del genere credo che sia completamente irrispettosa nei nostri confronti». Nelle parole del figlio c’è poi spazio anche per il suo di ricordo. Quello del bimbo che aspettava un padre che non arrivò mai a festeggiare la festa del papà. «Ero appena tornato a casa da una gita di classe a Mantova. Mio babbo mi aveva accompagnato in macchina la mattina al ritrovo del pullman sui viali a Bologna. Mi ricordo che mi disse una frase molto dolce. Lui mi chiamava topino e mi disse “topino ci vediamo questa sera a casa per festeggiare la festa del papà” e quella è stata l’ultima volta che l’ho visto». (Roberto Anselmi – Il Mattino)

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