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Lotto Marzo…a volto scoperto!

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Quest’anno festeggiamo in buona compagnia la giornata della donna, non solo mangiando una pizza insieme alle amiche ma approfittando dell’occasione per fare il punto sul “Fronte” dei diritti femminili, che sembrano attraversare una pericolosa discesa con l’avanzare di questo nuovo millennio.

Ripercorriamo allora le tappe più importanti della parità dei diritti uomo-donna in Italia:
Con decreto legge nel 1945 le donne italiane conquistano il diritto di voto.
La parità giuridica formale  arriva con la Costituzione del 1948, che stabilisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso (art.3), la parità dei coniugi rispetto ai figli (art.29 e 39) e la parità tra uomo e donna sul lavoro (art.51).
Seguono le leggi sulla parità della remunerazione tra uomini e donne, nel 1956 e quella sull’ammissione della donna a tutti i pubblici uffici nel 1963.

È negli anni ’60 che si va palesando la piena consapevolezza della natura dei “rapporti di potere” tra sessi e che si raggiungono le tappe decisive verso l’uguaglianza:
nell’ambito privato, con le leggi sul divorzio (n.898 del 1970) e sulla tutela sociale della maternità ed anche sull’aborto (n.194 del 1978).
Infine la riforma del diritto di famiglia del 1975, cancella il ruolo maschile di “capofamiglia” e l’attenuante per i delitti d’onore, stabilita dal codice Rocco del 1930.

È solo negli anni ’70 quindi che le donne finalmente divendano libere di scegliere tra forme di vita sociale diverse e libere di non “riprodursi per forza”.
La politica tuttavia da allora, non è più riuscita a stare al passo col mutato assetto sociale e ad  adeguare l’offerta di servizi pubblici di supporto alle donne madri e casalinghe.
A tutt’oggi la “cura” del nucleo familiare allargato, di mariti, figli ed anziani, non è ancora riconosciuta come attività remunerata e molte donne preferiscono scegliere il lavoro fuori casa, anche se spesso insoddisfacente e/o sottopagato.

Ci son voluti 30 anni (1945-1975), per concretizzare  legislativamente la parità tra i due sessi ed altri 30 affinché la  società civile metabolizzasse il progresso ma oggi il fenomeno della globalizzazione e quello migratorio hanno riaperto di nuovo il “Fronte” dei diritti civili.

L’immigrazione degli ultimi 20 anni in Italia ha segnato infatti  la trasformazione definitiva del paese che oggi conta, dai dati Ismu, circa 6 milioni circa, di immigrati di varia provenienza, tra regolari e non.
Il fenomeno migratorio, inizialmente di tipo a breve termine, è diventato stabile e strutturale; si rende necessario elaborare un programma di integrazione, serio e a breve termine, senza più lasciare al caso che ciò avvenga spontaneamente.
Pel farlo davvero, occorre riconoscere innanzitutto che esiste un limite numerico oltre il quale, nella migliore delle ipotesi, si rischia la deriva dell’utopia.
Le profondissime differenze culturali che esistono e che è necessario riconoscere, quasi sempre confliggono con libertà da noi ritenute del tutto scontate ed automatiche.

Basta pensare che solo alcuni  paesi, e solo nel nord Africa, sono riusciti ad adottare una sorta di soluzione «laica», per la tutela di alcune basilari libertà civili e politiche, sulla base di strumenti di tradizione giuridica “moderna”, aggirando così l’ingessatura religiosa.
È solo di recente infatti che il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, ha modificato le norme sul diritto matrimoniale e la parità successoria tra uomo e donna, con una decisione epocale che ha preso in contropiede il partito islamico.
Il tema della libertà nei paesi islamici è ancora in embrione se si pensa che si è iniziato solo da poco a parlare di cittadinanza e uguaglianza dei diritti tra musulmani e non-musulmani.

Il dibattito fatica ad avanzare non solo per le difficili condizioni economiche e politiche, ma anche per la profonda frattura tra tradizione e modernità che caraterrizza quei paesi.
Il pensiero islamico moderno infatti non è ancora riuscito a confrontarsi fino in fondo con la rivoluzione avvenuta nella ragione occidentale.

Se non vogliamo che l’integrazione di queste “nuove famiglie” di italiani, implichi necessariamente anche l’accettazione dei loro non pochi pregiudizi patriarcali, occorre riaprire con coraggio il Fronte dell’Lotto Marzo, senza ipocrisie ed a volto scoperto!
Beta

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