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L’ex romanista Vincent Candela: «Bravo Maurizio, la difesa del Napoli è diventata davvero imperforabile»

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Le discese sulla corsia di sinistra di Vincent Candela sono state un vero e proprio cult del finale degli anni ‘90. Su e giù sulla fascia tra cross, assist, gol e coperture difensive. Di tutto un po’ arrivando a conquistare uno scudetto con la maglia della Roma e un titolo mondiale con la nazionale francese. Oggi vive in Italia e segue sempre le vicende della serie A con un occhio molto interessato alle vicende dei giallorossi. Sabato sera per chi farà il tifo? «Per la Roma, ma a fatica». Perché? «Per lo scudetto tifo per il Napoli che sta giocando bene e merita il primo posto e il titolo finale». E la Juventus? «È sempre la squadra più forte, perché se sta lì dopo sei scudetti vanno solo fatti i complimenti ad Allegri. Ha cambiato tanti giocatori e sta sempre a lottare a un punto dal Napoli». Ma perché per lo scudetto dice Napoli? «Sarebbe giusto per dare una svolta a un campionato così monotono e poi perché gli azzurri giocano benissimo. Credo che si deciderà tutto a Torino perché Napoli e Juventus sono le due squadre più forti e per loro dovrebbe essere facile vincerle tutte. Sono di un livello superiore». E a lei sarebbe piaciuto giocare in questo Napoli? «A me sarebbe piaciuto giocare nel Napoli di Maradona (ride)». Sarri le piace come allenatore? «Se quest’anno vince lo scudetto posso dire che mi piace, ma se non vince resta come gli altri. Il Napoli ha la squadra giusta per vincere e dopo tre anni lui conosce bene i suoi uomini. Se dovessero perdere sarebbe colpa sua e dei giocatori. Credo sia arrivato il momento giusto per fare il salto di qualità. Sarri è un allenatore al quale piace giocare a calcio ma a me piacciono quelli che vincono». Il gioco del Napoli le piace? «Molto, ma oggi il campionato non è più quello di una volta». Che Roma si aspetta sabato al San Paolo? «Innanzitutto spero che non si presenti come domenica contro il Milan». Perché? «Rischia di prenderne tanti visto che il Napoli fa un gioco molto offensivo e ha grandi attaccanti». Ma anche la difesa è migliorata tanto, non trova? «Sarri si è dimostrato un esperto anche nella fase difensiva. Dopo aver inventato Mertens attaccante ha lavorato tanto sulla retroguardia e anche dopo l’infortunio di Ghoulam, che era un punto di riferimento per la linea arretrata, è riuscito a prendere meno gol senza snaturare la squadra». Al posto di Ghoulam sta crescendo Mario Rui, ex Roma, se lo aspettava? «Il suo buon rendimento è la conferma di quanto sia importante l’empatia tra un giocatore, l’allenatore e l’ambiente. A Roma Mario Rui non ha avuto l’opportunità di fare bene perché si è fatto male subito e perché non era uomo di Spalletti. Non sentiva la fiducia, cosa che invece ha trovato a Napoli con Sarri. Ora sta facendo bene e contro il Cagliari ha realizzato un grandissimo gol. Si vede che è in condizione e ha qualità. Sono sicuro che sabato vorrà dimostrare qualcosa in più». E lei che partita si aspetta? «Il Napoli ha più da perdere, perché la Roma, dopo la sconfitta contro il Milan, si presenterà con tante motivazioni. Certo, la squadra dovrà far fronte alla pressione da parte del tifo che sarà forte. Ma sono sicuro che i giocatori daranno il massimo». Da chi si aspetta la prova d’orgoglio? «Dzeko, De Rossi e Nainggolan devono dimostrare di essere i veri senatori della squadra e i giocatori di esperienza. E poi c’è Under che però è un ragazzo giovane e non ci si può aggrappare a uno come lui». A Roma c’è un clima di contestazione per Di Francesco, lei lo conosce bene perché avete giocato insieme proprio con la maglia giallorossa: si aspettava questa prima annata piena di difficoltà per lui? «C’è da tenere presente che questo per la Roma è un anno di cambiamenti perché sono andati via giocatori importanti come Salah e Rudiger che erano punti di riferimento, senza dimenticarci di Totti che faceva la differenza in campo e fuori. È un primo anno di alti e bassi e mi auguro che riesca ad arrivare tra le prime quattro per costruire anche l’anno prossimo con la Champions». Cosa l’ha colpita del Di Francesco allenatore? «Ha i valori giusti per diventare un grande e un punto di riferimento. È altruista, responsabile e sopratutto coerente che oggi è merce rara. E poi è tatticamente molto preparato». (Bruno Majorano – Il Mattino)

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