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Ischia. Uno studio rivela: il sisma causato dall’Epomeo in discesa. Casamicciola in equilibrio precario, piani da rivedere

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Al tragico terremoto di Ischia del 21 agosto scorso si aggiunge un tassello molto importante dal punto di vista scientifico. L’evento sismico che ha provocato due vittime, con intere strade evacuate e una coda infinita di polemiche su localizzazioni sbagliate e presunte abitazioni abusive, è stato studiato da un team di ricercatori attraverso l’analisi dei dati satellitari, sismici e geodetici per produrre un modello dell’isola post terremoto. Sono partiti concentrandosi su cosa avesse prodotto il terremoto di magnitudo 4 e quello che è emerso è che la causa principale potrebbe essere il carico esercitato dalle rocce che formano il blocco del Monte Epomeo su altre, meno rigide e dal comportamento duttile, che si trovano a circa due chilometri di profondità. L’utilità della ricerca, in fondo, è strettamente collegata alla prevenzione e conoscere la dinamica di quell’evento sismico è fondamentale per capire come intervenire per migliorare le strutture esistenti, come pianificare piani di evacuazione e aiutare la collettività. Sapere, quindi, che a due chilometri di profondità, in specifici punti mappati dai ricercatori con un modello tridimensionale, esistono queste rocce dal comportamento duttile aiuterà moltissimo la Protezione civile e gli altri organi competenti per pianificare anche la ricostruzione nell’area interessata dall’evento sismico di agosto. Il lavoro dal titolo «The 21st August 2017 Ischia (Italy) earthquake source model inferred from seismological, Gps and DinSar measurements » pubblicato su Geophysical Research Letters, ha coinvolto un team di 23 ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Vesuviano (Ingv-Ov, Napoli), dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea, Napoli) e dell’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale (Imaa, Potenza) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), in collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile (Dps, Roma), tra cui anche il direttore dell’Osservatorio Vesuviano Francesca Bianco e il direttore dell’Irea Riccardo Lanari. Stando allo studio, la subsidenza (ossia il processo di abbassamento) del Monte Epomeo potrebbe essere la causa dei maggiori sismi che in passato hanno colpito l’isola di Ischia, compreso quello del 21 agosto 2017. L’abbassamento di questo blocco è in grado di generare sismicità lungo una superficie di discontinuità subverticale, estesa in direzione est-ovest per circa due chilometri e profonda altrettanto. Quegli eventi sismici sono stati studiati attraverso un approccio geofisico multiparametrico. Per studiare la geometria e la cinematica della sorgente sono state usate le misurazioni sismologiche, Gps e i dati di Interferometria Differenziale Sar per la misura dei movimenti del suolo (DinSar) provenienti dai satelliti e i risultati indicano che le soluzioni recuperate dalla modellazione dei dati geodetici e dai dati sismologici sono plausibili. Inoltre, lo studio consente di migliorare la conoscenza dei processi vulcano-tettonici che si verificano sull’isola, che è fondamentale per una migliore valutazione del rischio sismico nell’area. «La disponibilità dei dati radar satellitari della costellazione Sentinel-1, del programma europeo Copernicus, e quelli della costellazione Cosmo-Sky-Med dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e del Ministero della Difesa ha permesso di rilevare un abbassamento del suolo fino a un massimo di quattro centimetri, conseguente all’evento sismico, in un’area a ridosso di Casamicciola Terme» spiega Riccardo Lanari. La faglia associata all’evento è localizzata a una piccola profondità nel settore settentrionale dell’isola, proprio alla base del Monte Epomeo. «La sua individuazione è stata possibile grazie a un approccio multidisciplinare che ha permesso di integrare dati sismologici e Gps (global positioning system) delle reti Ingv con i dati radar satellitari elaborati dal Cnr. Il terremoto del 21 agosto 2017 è stato il primo evento sismico con effetti distruttivi a Ischia, registrato da reti strumentali moderne» interviene Francesca Bianco sottolineando così l’importanza del lavoro scientifico portato avanti poiché fornisce elementi mai evidenziati con tale precisione in precedenza. La rilevazione della rete tiltmetrica pubblicata a dicembre già mostrava un cambiamento sostanziale sul territorio ischitano. L’evento sismico del 21 agosto registrato dai tre tiltmetri presenti sull’isola ha mostrato una deformazione co-sismica permanente alle stazioni poste ad Est e a Sud-ovest dell’area epicentrale. In parole povere, era emerso che il suolo si stava fortemente deformando e i risultati di questo nuovo studio confermano quanto rilevato. Questa ricerca, concludono gli autori, mostra il valore della collaborazione tra enti di ricerca, da sempre promosso dal Dpc su temi di protezione civile. Cnr e Ingv insieme hanno studiato il fenomeno, contribuendo alla conoscenza geologica di Ischia. Hanno elaborato un modello esplicativo della dinamica dell’area, fornendo i primi dati strumentali della sismicità di grado moderato a Ischia, mai registrati prima, e calcolando le caratteristiche della sorgente del terremoto del 21 agosto 2017 con parametri quantitativi. Quello che emerge è che l’area di Casamicciola resta quella con un equilibrio più delicato, per via della conformazione orografica e della composizione delle rocce del basamento. Lo studio, quindi, dovrà invogliare studiosi, politici ed enti del governo a pianificare tavoli ad hoc per comprendere gli scenari futuri ed evitare tragedie. (Mariagiovanna Capone – Il Mattino)

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