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Iran, condannata a due anni di prigione attivista anti-hijab

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La ragazza simbolo anti-velo in Iran arrestata dopo le ultime proteste
E’ la prima sentenza del genere dopo la recente rivolta. Ora si teme per le altre attiviste arrestate. Nel giorno della festa delle donne Khamenei su Twitter: “L’hijab è immunità, protezione, non restrizione”
La Repubblica-VALENTINA RUGGIU
08 Marzo 2018

DUE anni di prigione per aver manifestato contro l’obbligo di indossare l’hijab. È la condanna che le autorità iraniane hanno inflitto a una delle attiviste arrestate a Enghelab street, la “strada della Rivoluzione”. L’identità della donna non è stata resa nota, ma c’è chi pensa si tratti di Vida Movahed: la giovane mamma divenuta simbolo del white wednesday (mercoledì bianco) che per prima fu arrestata mentre rivendicava la libertà delle donne di camminare a capo scoperto. Si tratta della prima condanna di cui si ha notizia dall’inizio delle proteste. E ora si teme per le altre attiviste.

Ritenuta colpevole di “aver incoraggiato la corruzione morale in pubblico”, secondo la sentenza, la donna dovrà scontare i primi tre mesi della pena in carcere e solo successivamente chiedere la libertà condizionale. Una soluzione che il procure capo di Teheran, Abbas Jafari Dolatabi, ha fortemente criticato e contro la quale si appellerà affinché la donna sconti tutti i 24 mesi in carcere.

IN CARCERE PER LA LIBERTA’
Da dicembre 2017, ovvero dall’inizio della campagna White Wednesday, sono 35 le donne arrestate solo a Teheran per aver sfidato il codice di abbigliamento imposto dal regime. La maggior parte di esse è stata scarcerata, ma deve comunque affrontare un processo in futuro. Una situazione condannata più volte da Amnesty International che da subito ha abbracciato la causa a favore della libertà delle donne. “Le autorità iraniane violano da decenni i diritti umani delle donne e colpiscono profondamente la loro dignità – ha commentato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord – Piuttosto che minacciarle col carcere, dovrebbero immediatamente abolire le norme e le prassi discriminatorie, abusive e degradanti relative all’obbligo del velo“.

“L’HIJAB NON E’ RESTRIZIONE”
Uno scenario difficile da immaginare, anche in virtù delle affermazioni con cui la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei ha elogiato su Twitter l’hijab. Mentre in strada le attiviste continuano la protesta anche nel giorno della festa delle donne, Khamenei ha commentato: “Nella logica islamica il ruolo della donna è inserito in una cornice precisa. Una donna islamica è colei che è guidata dalla fede e dalla castità. Mentre oggi c’è un quadro deviante, un modello di donna che è offerto dall’Occidente”.
“Promuovendo un codice di abbigliamento modesto (l’hijab) – ha continuato l’Ayatollah – l’Islam ha bloccato la tendenza che vuole portare le donne a quello stile di vita deviante. Hijab significa immunità non restrizione”.

“LE DONNE IN PROTESTA SONO DROGATE”
Secondo Amnesty nelle ultime settimane le autorità iraniane, tra cui i presidenti della procura e del tribunale rivoluzionario di Teheran hanno offeso le manifestanti chiamandole “deficienti“, “infantili“, “pervertite“, “ingannate” e “malvagie” oltre che al soldo di “potenze straniere nemiche“. Il portavoce del potere giudiziario, Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i, ha recentemente dichiarato che le donne che manifestano contro l’obbligo del velo stanno “agendo sotto l’influenza di droghe sintetiche”.

LOTTA CONTINUA
Possono insultare e screditarlo, ma loro non si fermano. La protesta è partita e non sarà il carcere a intimidirle. “Siamo in strada e lottiamo anche per te”, scrive Masih Alinejad sui suoi profili social, la giornalista e attivista iraniana che dal 2009 vive in esilio tra Londra e New York, promotrice dei movimenti di protesta.
Così continuano a moltiplicarsi i veli sventolati in giro per l’Iran, ma anche in diverse parti del mondo. Le donne a sostegno delle donne.

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