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Esorcismi e abusi, il vescovo Spinillo 5 ore dal pm sulla vicenda Casapesenna. Istanza respinta: don Barone resta in carcere

È arrivato a Palazzo di Giustizia intorno alle 13 e ne è uscito che stava tramontando. Il vescovo Angelo Spinillo si è fatto accompagnare dall’avvocato Alfonso Quarto, tuttavia la presenza del legale era superflua, dal momento che il presule di Aversa non è indagato ed è stato sentito a «sommarie informazioni testimoniali». Ciononostante, è durato oltre cinque ore l’interrogatorio di monsignor Angelo Spinillo, convocato in procura a Santa Maria Capua Vetere come persona informata sui fatti per la vicenda degli esorcismi a Casapesenna. Lo scopo del lungo colloquio con i magistrati dell’ufficio diretto dal procuratore Maria Antonietta Troncone è stato, dunque, quello di cercare di chiarire alcune circostanze relative allo scandalo che ha colpito la Diocesi di Aversa con l’arresto del sacerdote Michele Barone, tutt’ora in carcere con l’accusa di avere spacciato per riti esorcistici, abusi e maltrattamenti ai danni di tre ragazze, tra le quali una 14enne. Nelle stesse ore, ieri, il gip Ivana Salvatore ha revocato i domiciliari per i genitori della minorenne, disponendo però il divieto di avvicinamento alla ragazzina e la sospensione della potestà genitoriale. Respinta, invece, l’istanza di scarcerazione presentata da don Michele Barone che resta in carcere, a Santa Maria Capua Vetere. Tutti gli indagati, incluso il poliziotto Luigi Schettino, hanno presentato istanza al Tribunale del Riesame e si professano innocenti. Ma torniamo alla figura di Spinillo, che entra nella vicenda per due principali aspetti. Da un lato c’è quanto appurato dalla Procura sulle presunte pressioni esercitate nei confronti della sorella della vittima e finalizzate a farle ritirare la denuncia contro don Barone. Dall’altro lato, c’è quanto ha sostenuto dal prete nel corso dell’interrogatorio di garanzia, quando ha dichiarato che quelli che praticava a Casapesenna erano solo «riti di purificazione» e non esorcismi e che «il vescovo Spinillo ne era al corrente» in quanto «veniva relazionato da me di volta in volta e poi approvava». Il nocciolo della questione sta però in quel video registrato di nascosto dalla sorella di una delle vittime, andato in onda nel programma «Le Iene» e infine consegnato ai pm. La ragazza andò in Curia per chiedere al vescovo di fermare don Barone. E dal dialogo sembra che monsignor Spinillo abbia tentato di convincerla a ritirare la denuncia che aveva sporto, qualche giorno prima, nei confronti del sacerdote al commissariato di polizia di Chiaiano. Ecco il dialogo: «Vallo a fare però», dice il vescovo alla ragazza. «La dichiarazione?», chiede la sorella della vittima. «Quello vuol stare tranquillo» risponde il presule. «Don Michele vuole stare tranquillo!?», sbotta l’altra. «Eh! eh! È così! Non ci devono essere alibi… perciò dico: se tu togli questa cosa… non potranno dire che la colpa è di questo! Questo volevo dire» il vescovo. «Quindi dovrei ritirare l’esposto!?», chiede, a scanso di equivoci, la sorella della 14enne. «Credo che… contrapponendosi soltanto non risolviamo il problema», chiude Spinillo. Per il vescovo va data una diversa interpretazione alla conversazione, come peraltro aveva già spiegato dando tutt’altro senso alle frasi che furono registrate nel giorno in cui la giovanissima vittima di Don Michele Barone aveva sostenuto l’esame di terza media e sua sorella si presentò in Curia per denunciare quelle che, secondo lei, erano pratiche violente ai danni della minorenne. La sorella della ragazzina, secondo il prelato, era l’unica della famiglia ad avere una idea negativa dell’attività del sacerdote e a bocciare il suo modo di fare per l’adolescente. Il prelato, a suo dire, avrebbe affermato di «lasciar correre» riferendosi ai dissidi familiari sorti proprio per l’assistenza alla ragazzina. Ma i pm gli hanno anche chiesto se fosse al corrente dei riti esorcisti praticati dal sacerdote e bollati dal gip come «torture medievali». E il presule ha chiarito che quando attraverso le tv e altri fedeli seppe che don Barone si dedicava a tali attività, provvide ad ammonirlo alla presenza di altri quattro sacerdoti. Forse anche per questo, dopo il presule, i magistrati hanno ascoltato anche il suo segretario, don Giampaolo Vingelli, anch’egli non indagato. (Mary Liguori – Il Mattino)

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