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Dal ventre di Napoli, tra i cunicoli della Galleria Borbonica, rinvenuto un ordigno della Prima Guerra Mondiale

Il gruppo di volontari è al lavoro dentro la Galleria Borbonica: le viscere della città hanno sempre nuovi percorsi da mostrare, spesso nascosti sotto cumuli di macerie, per cui bisogna armarsi di pazienza, forza fisica ed entusiasmo per andare avanti e scoprire i segreti di Napoli. Per un momento tutto il gruppo di volontari si ferma. È stato lanciato un allarme: da un cumulo di macerie, probabilmente risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, è venuto fuori un grosso cilindro metallico, potrebbe essere una bomba inesplosa. Le procedure di emergenza prevedono che tutto il gruppo di lavoro sospenda ogni attività e si allontani il più rapidamente possibile. Il patron della Galleria Borbonica, Gianluca Minin, è al lavoro con i ragazzi, percepisce l’allarme, raggiunge il suo staff per coordinare l’allontanamento. Avvicinandosi al luogo del ritrovamento, però, si rende conto che la bomba non ha l’innesco sulla punta e che all’interno, fortunatamente, è vuota. L’allarme rientra immediatamente tra sospiri di sollievo e sorrisi. Scatta subito l’attività di ricerca per scoprire chi ha sganciato quell’ordigno sulla città. Per la prima volta i segugi della Galleria Borbonica vanno in crisi: non c’è traccia di una bomba del genere sganciata sulla città di Napoli durante il secondo conflitto mondiale. Le dimensioni non corrispondono a nessuna bomba in uso in quel periodo. Diventa, allora, necessario l’aiuto degli esperti. Minin chiede la consulenza di amici militari del ventunesimo reggimento Genio Guastatori di Caserta: la risposta arriva quasi in tempo reale. Non si tratta di una bomba lanciata dalle fortezze volanti che devastarono Napoli prima della liberazione: quell’oggetto è l’involucro di una «bombarda» che veniva utilizzata durante la prima guerra mondiale, la Grande Guerra. Ma come è arrivata nel cuore della città una bomba della Prima Guerra Mondiale? Qui le ipotesi sono le più disparate. Potrebbe essere stata stipata lì assieme ad altro materiale, in un arsenale realizzato nelle gallerie in quel periodo: Napoli era, all’epoca, sede di grandi industrie belliche che rifornivano i soldati impegnati sui fronti del Nord. Oppure, ed è l’ipotesi più affascinante, potrebbe essere una testimonianza dell’unico bombardamento subìto dalla città durante la Grande Guerra. All’alba del 10 marzo 1918 dalla Bulgaria partì un dirigibile tedesco diretto proprio sul capoluogo campano. Raggiunse Napoli nella notte e sganciò il suo carico esplosivo sulla città. Avrebbe dovuto colpire il porto, i cantieri di Pozzuoli, le industrie che circondavano la città. Fece strage a Posillipo, ai Quartieri Spagnoli, a piazza Municipio, al Monte di Dio scaricando sei tonnellate di esplosivo sui napoletani che dormivano. Quello Zeppelin portava ordigni esattamente identici a quello ritrovato nel ventre di Napoli. C’è, infine, un’ultima ipotesi, molto meno affascinante: la bomba è stata trovata al di sotto di una montagna di rifiuti e macerie sversati attraverso un pozzo. Quel residuato bellico potrebbe essere stato parte di una collezione privata; la persona che l’aveva in casa potrebbe aver deciso di disfarsene gettandolo laggiù, oppure potrebbe essere crollato assieme all’edificio che lo custodiva, durante un bombardamento della Seconda Guerra. Attualmente la bomba è custodita ancora alla Galleria Borbonica, a disposizione delle autorità per eventuali controlli. Quando il percorso di ricerca sarà concluso, verrà messa in esposizione lungo il percorso turistico della Galleria Borbonica. (Paolo Barbuto – Il Mattino)

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