Costa d’Amalfi, dopo il voto quale futuro per il territorio?

L'analisi politica e sociale dell'esito elettorale in Costiera Amalfitana

Mentre si attendono i futuri risvolti della politica nazionale, in questa fase di stallo istituzionale e di incertezza generale, si cerca di tirare le somme e fare una disamina sull’esito delle elezioni in Costiera Amalfitana. La Divina è un territorio dalle tante peculiarità, che purtroppo per logiche nazionali in ambito elettorale, viene quasi sempre costretta a confrontarsi con realtà ben più grandi e diverse (Salerno o l’Agro): in un sistema elettorale a vocazione mista come il Rosatellum, la pretesa di portare un candidato uninominale vicino alle segreterie provinciali e regionali, slega in qualche modo il contatto con gli stessi elettori. La campagna elettorale in Costiera è stata vissuta in maniera soporifera, tranne per qualche momento pubblico in cui si è interrotta la routine invernale: tra inaugurazioni, incontri mordi e fuggi, non c’è stato un comizio e l’apatia è pervasa anche sui social, che sono quotidianamente vissuti più delle nostre piazze.

L’esito delle urne in Costa d’Amalfi rivela che in 7 comuni su 13 (da Positano a Vietri sul Mare) ha vinto il Movimento 5 Stelle, mentre nei restanti paesi la sfida tra centrodestra e centrosinistra si è risolta per 4 a 2: a Cetara e Minori il Pd ottenuto i migliori risultati, mentre a Furore, Ravello, Tramonti (se si guarda il dato di coalizione al Senato) e Scala è avanzato il centrodestra, trainato da Forza Italia e in limitati casi scegliendo la Lega. Questi ultimi sei comuni si segnalano tra quelli in cui i locali politici si sono spesi maggiormente in campagna elettorale o resiste una tradizione elettorale conservatrice, ma nella maggioranza dei comuni del comprensorio, circa 2 elettori su 3, ha scelto tra i 5 stelle e Forza Italia: agli antipodi di questo responso c’è l’impatto sul voto di categorie sociali e lavorative che vivono ed operano nel nostro contesto: da una parte ci sono studenti, disoccupati/inoccupati, precari, lavoratori del settore turistico/alberghiero, artigiani e commercianti e il baluardo dei cosiddetti partiti “tradizionali”, gli anziani. Il Movimento 5 Stelle in larga parte sembra sia riuscito a catalizzare alcune categorie, che nel nostro contesto difficilmente possono essere rappresentate da sindacati ed i lavoratori stagionali sono il chiaro esempio di un’economia turistica che fatica a destagionalizzare. Il dato del centrodestra poi non è da sottovalutare, perché molto probabilmente con i pentastellati si è diviso il voto del mondo delle piccole e medie imprese. Gli anziani, supportati dall’assistenza familiare quando non vivono da soli, rappresentano largamente anche una fonte economica per molte famiglie dell’area, ove resistono forme patriarcali e/o matriarcali.

I partiti dell’establishment si sono sempre tenuti a debita distanza dalle questioni locali: caso emblema sono il centrosinistra e il Partito Democratico, sponsorizzati da Vincenzo De Luca, che si è speso in campagna elettorale evocando ingenti risorse regionali ed europee per opere pubbliche mesi prima delle elezioni, senza essere decisivo in questa tornata elettorale. L’esito delle elezioni politiche verte in contrapposizione con i presupposti degli amministratori costieri, che per l’80% hanno dichiarato prima del voto di essere affiliati al centrosinistra: gli elettori della Costa d’Amalfi hanno letteralmente ribaltato questa posizione, anche prendendo coscienza dei numerosi problemi che attanagliano il comprensorio, come la tenuta delle strade, i servizi e la viabilità. La scarsità di risorse che giunge agli enti locali e questo risultato politico deve far riflettere i nostri primi cittadini sul futuro di questo territorio, bello ma difficile.

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