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Castellammare, condannato ad un anno e quattro mesi per corruzione l’ex sindaco Luigi Bobbio

L’ex sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio, è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa, per corruzione. Questo è quanto deciso dal Tribunale di Torre Annunziata. Il tutto è legato alla vicenda del 2011 che ha visto coinvolto Bobbio: secondo gli inquirenti, l’allora consulente alle partecipate Felice Marinelli, coimputato nel processo, sarebbe stato pagato con i soldi del Comune di Castellammare e avrebbe successivamente saldato dei debiti personali (sanzioni e multe non pagate) con Equitalia dello stesso Bobbio, il tutto per sdebitarsi per averlo scelto come esperto delle società partecipate.

Questo il commento su Facebook di Bobbio:

“Pochi minuti fa ho appreso che si era consumato il secondo episodio del calvario giudiziario che si sta svolgendo ,ormai da sei lunghi anni, negli uffici giudiziari di Torre Annunziata. Mi è stata inflitta oggi, giorno di San Giuseppe, in primo grado, una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione nientemeno che per il delitto di corruzione, che avrei commesso quando ero sindaco di Castellammare nel lontano 2010.

Lo dico io prima che lo si possa leggere dai giornali, perché non ho timore ne’ vergogna per qualcosa che non ho mai fatto e per una sentenza ingiusta e immotivabile, in insanabile conflitto e contrasto con i fatti e con le prove. Lo dico io perché provo per questa sentenza, da giudice e da giurista, dispiacere per chi l’ha pronunciata.
Ai lettori più tecnici non sfuggirà che una condanna a un anno e quattro mesi, a fronte di una richiesta del PM di tre anni e sei mesi, senza generiche, è la classica mezza misura di coloro che ti “devono ” condannare ma senza crederci.

Non abbassero’ mai lo sguardo ne’ il capo perché so quanto la condanna sia ingiusta e infondata e conosco ovviamente la mia innocenza. La sentenza, come la precedente, verrà giustiziata in appello. Ma profonda e lacerante è l’amarezza, il senso di ingiustizia di un cittadino italiano che ormai deve arrendersi di fronte all’evidenza che per lui i processi, la Giustizia, saltano il primo grado e cominciano in appello.

Ancora una volta stasera mi interrogo per cercare di spiegarmi da cosa nascano tanto accanimento e avversione, spinti a un tale livello da indurre dei magistrati a stravolgere persino il senso comune e i percorsi razionali, in qualche misura prevedibili, di un sano e corretto argomentare giudiziario. Sono una roccia, ma stasera per un lungo momento ho temuto che fossero per la prima volta riusciti a spezzarmi.

Ho anche vagheggiato il peggio Ma, come al solito, la ribellione all’ingiustizia, la feroce determinazione a reagire hanno prevalso in me. Ho guardato mia figlia, mia moglie. Ho deciso di continuare a battermi. Ma per la prima volta ho compreso i tanti che hanno mollato e si sono arresi. Ancora una volta passerò indenne e indifferente tra titoloni di gazzette e maldicenze. Chi mi conosce e mi stima farà come me. Degli altri, sinceramente, me ne strafotto.

Maledico il giorno in cui decisi di essere sindaco di una città malvagia e malata, soggetta per di più allo sguardo occhiuto o compiacente, secondo i casi, di un ufficio giudiziario che, oggi posso dirlo, non stimo. Malgrado ciò, però, ho la tranquillità e la serenità di poter comunque dire che non odio ne’ avverso alcuno, ne’ persona fisica ne’ ufficio. Attendo il momento della Giustizia nella consapevolezza che anche questa dolorosa esperienza sta contribuendo a fare di me un magistrato migliore. Certamente meno peggio di troppi altri.
Ah, comunque, chi lo temeva non si preoccupasse: non avevo alcuna intenzione di ricandidarmi come sindaco ! Intelligenti pauca…”.

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