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Abusi su minori. Arrestato maestro di asilo a Roma, ai domiciliari anche un insegnante di un liceo di Avellino

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Si direbbe il luogo più sicuro, protetto. Invece la scuola si scopre scenario di violenze sessuali. Gli ultimi due episodi agghiaccianti a Roma, in un asilo, e ad Avellino, in un liceo artistico. «Ma la banca dati sugli abusi subiti da minori al momento è carente. E il vero problema resta far emergere il sommerso», avverte il magistrato Filomena Albano, garante per l’infanzia e l’adolescenza. Come dimostrano le due storie, denunciare è decisivo per fermare gli orchi. Nella Capitale, in un asilo privato utilizzato da dipendenti di Bankitalia, un maestro di inglese ha toccato bambine di appena tre, quattro, cinque anni. Solo l’allarme lanciato dai genitori, preoccupati dai racconti delle proprie figlie, ha portato i militari a installare telecamere nascoste nella classe. Da parte sua Bankitalia, in una nota, ha spiegato di aver «immediatamente invitato l’Opera nazionale Montessori» a impedire all’insegnante «l’accesso nei locali». Raccolte le prove, il venticinquenne è stato così trasferito nel carcere di Regina Coeli. L’altro docente, un quarantenne sannita in servizio in Irpinia finito ieri ai domiciliari, è invece accusato di stalking e molestie ripetute. Stando alla ricostruzione della Procura, il professore (già durante l’anno spostato sull’organico di potenziamento) ha infastidito una studentessa persino a bordo di un autobus. La denuncia della famiglia di lei ha portato all’arresto e ha fatto estendere la verifica per scoprire eventuali altri comportamenti raccapriccianti. Adesso la direttrice dell’ufficio scolastico campano, Luisa Franzese, annuncia una ispezione nell’istituto, che ha anche l’obiettivo di chiarire se siano state adottate tutte le misure necessarie per tutelare i ragazzi. L’imperativo è chiaro, in linea con le nuove norme sul licenziamento introdotte nel contratto: «La prima cosa da fare è sospendere l’insegnante perché non abbia più contatto con la classe, finché non avviene il processo». Ribadisce: «Bisogna procedere appena arriva la segnalazione, senza aspettare che si definiscano i contorni della vicenda». Il garante Albano sottolinea: «Occorre uno stretto raccordo con l’autorità giudiziaria: è importante attivare subito la rete anche in situazioni dubbie. Per la mia esperienza i casi in partenza non sono mai così nitidi». Rompere il silenzio non è facile. «Spesso i primi comportamenti sono ambigui ed equivoci e gli studenti hanno timore degli insegnanti». Per questo, aggiunge il garante, «occorre investire sulla campagna “Dillo a qualcuno di cui ti fidi”. Per spingere i giovani a essere consapevoli che sono vittime e non devono avere alcuna forma di pudore nel parlare: a loro spetta il diritto di essere tutelati, non l’accertamento dei fatti». Un messaggio lanciato da Albano anche nel suo intervento al liceo Tasso di Roma, dove pure si è verificato un caso di molestie, a gennaio scorso, sollevato da più adolescenti. Chat insistenti e apprezzamenti hard dal docente di filosofia. Giuliana Olzai è autrice del libro “Abuso sessuale sui minori. Scenari, dinamiche, testimonianze”, adottato all’Università di Exter nel Regno Unito e presente nella biblioteca della Pontificia università gregoriana. Nel testo la ricercatrice analizza 350 casi di violenza, di cui 50 riferiti da bambini fino ai cinque anni d’età. «Quando sono così piccoli, non si rendono conto. Confusi dai doni fatti dell’aguzzino, che così li induce a fidarsi e li riduce al silenzio, pensano si tratti di giochi innocenti». D’improvviso la rivelazione. «Possono parlarne casualmente e con grande naturalezza o farlo soltanto da adulti, a volte stimolati da circostanze che collegano al trauma». Aggiunge Olzai: «Disegni e bambole aiutano a trasformare in azione i ricordi, a superare paura, vergogna o senso di colpa. Accade, però, che il bimbo non venga ascoltato o creduto: anche quando arriva faticosamente a confidarsi, le sue richieste di aiuto possono essere completamente ignorate». Questo spiega un dato inquietante rilevato dall’Istat e rilanciato nella relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta sul femmicidio: una donna su dieci dichiara di aver subito qualche forma di violenza sessuale da bambina, prima di compiere i 16 anni. «Installare le telecamere, con un sistema di sorveglianza a circuito chiuso, accessibile esclusivamente alle forze di polizia in modo da salvaguardare la privacy, può essere un modo per rafforzare la sicurezza», conclude il garante. «Anche un solo caso accertato è troppo». (Maria Pirro – Il Mattino)

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