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Omicidio Dilillo. Slitta la sentenza, il giudice chiede altri accertamenti sullo stato di alterazione dell’attore Diele

Qualcuno sperava nella sentenza. Il padre della vittima, invece, ha subito percepito come sarebbe andata la giornata quando il gup Piero Indinnimeo ha deciso alle 13.30 di riunirsi in camera di consiglio. Tant’è che, rivolgendosi ai giornalisti, ha detto: «sarà molto lungo». Colpo di scena nell’udienza preliminare a carico dell’attore Domenico Diele, accusato di omicidio stradale per la morte della salernitana Ilaria Dilillo. Il magistrato ha prima richiesto una urgente consulenza tecnica al medico legale Antonello Crisci e poi ha deciso di chiedere ulteriori approfondimenti peritali. L’incarico verrà assegnato a Crisci e all’ingegnere Alessandro Lima nel corso della prossima udienza di marzo. Secondo il gup, difatti, la lettura integrale degli atti impedisce di capire quale fosse l’effettivo stato di alterazione psicofisica del giovane al momento dell’incidente e quindi di valutare le sue capacità cognitive ma, soprattutto, di legarli ai tempi di attivazione del sistema frenante dell’automobile. Insomma, il punto è capire la reazione umana nel frenare alla luce anche della velocità dell’auto in quel momento. Assistito dagli avvocati Montanara, Marconi e Nigro, Diele ha reso dichiarazioni spontanee per chiarire la dinamica dell’incidente. Ha sostenuto di aver visto lo scooter, di aver frenato e da allora di aver visto soltanto tanto fumo. Quindi ha ripetuto ciò che ha detto fin dal primo interrogatorio: di non aver fatto uso di sostanza stupefacente quel giorno. Dichiarazioni che non hanno trovato d’accordo la difesa di parte civile, rappresentata dall’avvocato Michele Tedesco, la cui perizia di parte dimostrerebbe il contrario per quanto riguarda l’uso di droghe. Di qui la decisione di chiedere una ulteriore perizia prima di esprimersi anche sull’eccezione di legittimità costituzionale richiesta dalla difesa di Diele e relativa alla mancata considerazione del concorso di colpe. Secondo il giudice bisogna accertare l’effettiva sussistenza dello stato di alterazione – del tutto distinto dalla prova di assunzione di droga – e combinare questi dati al fattore tecnico relativo ai tempi di frenata della sua Audi. Due dunque i quesiti posti ai due professionisti: se i tempi di reazione di Diele (tenuto conto della consulenza tossicologica delle parti, della modalità dell’incidente, dei verbali di polizia e dei testimoni) siano «agganciabili» al suo stato di alterazione; quindi di verificare il tempo di reazione all’urto tenendo conto anche dell’incidente dei tempi meccanici di attivazione del sistema frenante. Per l’avvocato Tedesco, «secondo il consulente della procura Mirabelli, Diele avrebbe frenato due secondi e 17 dopo l’impatto, quindi non si sarebbe accorto neanche della presenza dello scooter. E questo potrebbe avere un’incidenza se fosse dimostrato dal punto di vista della capacità psicofisica al momento dell’incidente. I consulenti della difesa sostengono il contrario. Il giudice ha deciso di nominare un perito. A mio avviso la norma è fatta male: non fa un’equazione matematica tra assunzione di droga e alterazione psicofisica. Mentre per l’alcol c’è l’etilometro che può dare il famoso 1,50 come spartiacque, per quel che riguarda lo stato di alterazione psicofisica da sostanze stupefacenti la richiesta di valutazione è caso per caso». (Petronilla Carillo – Il Mattino)

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