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Pompei. Brusco stop per il Grande Progetto, «licenziati» i 16 esperti. Si fermano 30 cantieri

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A rischio la messa in sicurezza degli Scavi. Il «Grande Progetto Pompei» perde pezzi importanti: licenziata l’intera segreteria tecnica. Questo determina lo stop di 30 cantieri di manutenzione, progettazioni, verifiche, collaudi e commissioni di gara con il conseguente blocco del progetto finanziato dall’Unione Europea per 105 milioni di euro. Da oggi i 16 professionisti arrivati a Pompei da ogni parte d’Italia agli inizi del 2015 – due archeologi, nove architetti e cinque ingegneri che hanno aiutato il direttore generale del Parco Archeologico Massimo Osanna nell’opera di rilancio del sito – tornano a casa. Sono stati sollevati dall’incarico con una nota di poche righe, la lettera di fine rapporto scritta, suo malgrado, da Osanna. «Si comunica – si legge nella lettera – che non risultando alcun riscontro definitivo alla nota inviata al ministero in data 19 gennaio 2018, il rapporto di collaborazione attualmente intercorrente con il Parco Archeologico di Pompei scade il 18 febbraio». Colpa di un decreto non convertito in tempo, di una «distrazione» del Parlamento. Eppure lo scorso dicembre la commissione bilancio della Camera dei deputati aveva, all’interno del pacchetto emendamenti cultura, approvato una norma che avrebbe consentito la stabilizzazione del team di architetti, archeologi e ingegneri che ha aperto tante nuove domus ed ha contribuito a mettere in sicurezza quasi tutte le Regiones in cui sono suddivisi gli Scavi, con uno stanziamento di 500.000 euro annui a decorrere dall’anno 2018. L’incombere della campagna elettorale ha di fatto bloccato l’iter per l’assunzione a tempo indeterminato dei supertecnici. L’architetto e ingegnere Raffaella Forgione, a cui si deve la rinascita in tutta la sua bellezza della domus di «Giulia Felice», è amareggiata: «Premesso che non si comprendono le motivazioni di questo stop, l’errore è a monte, perché gli incarichi professionali di responsabile del procedimento, direttore dei lavori, coordinatore della sicurezza, progettista, collaudatore, verificatore, commissario di gara, non sarebbero dovuti essere regolati da un contratto di collaborazione. Certo è che il colpo assestato alla grande rinascita del sito si sentirà. Proprio nel momento in cui gli obiettivi sono stati raggiunti, con meraviglia dei commissari europei che ne avevano chiesto l’assorbimento nella struttura del Parco Archeologico, il ministero pare si sia dimenticato di questo team». Nessuna risposta è arrivata alla nota che il direttore generale Massimo Osanna aveva inviato alla Direzione generale, al Capo di gabinetto, al Segretariato generale e all’Ufficio legislativo sulla necessaria prosecuzione delle attività, per non arrecare un danno all’amministrazione. «Forse – conclude Forgione – al ministero sono impegnati in altro e poco importa di Pompei, che pure aveva suscitato grande scalpore con il crollo della “Schola Armaturarum”, richiamando l’Europa intera alle sue responsabilità». Il paradosso, spiega l’esperta, è che per stamattina sono stati convocati al Mibact sette titolari di rapporto a tempo determinato, collaboratori come lo sono appunto gli esperti di Pompei, per essere assunti a tempo indeterminato con grande celerità, in virtù del decreto direttoriale (numero 130 del 15 febbraio del 2018 e della circolare numero 41 del 16 febbraio 2018) che ha stabilito l’assoluta urgenza di queste figure per l’ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016. A denunciare il blocco dei 30 cantieri del«Grande Progetto Pompei» è anche Antonio Pepe, segretario del sindacato Unsa: «Licenziati per scadenza di contratto i componenti della segreteria tecnica tanto magnificati dal ministro come i ’16 super-esperti’ in restauro e valorizzazione dei beni culturali, ai quali si deve la rinascita di Pompei, per poi essere abbandonati. I funzionari – sottolinea il sindacalista – dovranno lasciare i progetti in corso, senza conclusione, perché ostaggio della solita burocrazia e perché è “svanita” la bozza della legge di bilancio che prevedeva la loro immissione in ruolo». (Susy Malafronte – Il Mattino)

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