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Napoli. Dura accusa della mamma di Arturo Melillo: «Baby gang solo promesse: politica assente»

Napoli. «Fino a poco fa, fino alla presentazione delle candidature, tutti sembravano interessati alla soluzione dei problemi giovanili. Oggi quella stessa politica nicchia, quasi che avesse dimenticato la questione». Un duro affondo, quello espresso ieri mattina da Marialuisa Iavarone, la madre di Arturo, ridotto in fin di vita una settimana prima di Natale in via Foria. Ad aggredire il 17enne fu un «branco» di minorenni. E da quel giorno la donna non sa darsi tregua. Ieri è intervenuta a Scampia nella scuola Vittorio Veneto, dove si è tenuto un incontro dedicato ai giovani e alla coesione tra famiglie e istituzioni per sconfiggere il fenomeno della violenza tra minori. «Oggi più che mai – ha rilanciato Iavarone – sono qui nello spirito di una madre che non si arrende, che chiede giustizia non solo per il proprio figlio ma per tutti i ragazzi a rischio. Servono opportunità concrete per questi territori. Se restiamo coesi, con le istituzioni formative, con le forze dell’ordine e con la politica, allora avremo una speranza. Eppure, singolarmente, quella stessa politica che tanto si era appassionata alla vicenda di mio figlio e al fenomeno delle baby gang oggi sembra nicchiare». Dall’incontro di Scampia, a cui ha partecipato anche l’avvocato Angelo Pisani (che della Municipalità è stato presidente), è emersa una proposta concreta: contratti di lavoro da una grande azienda della ristorazione per sconfiggere il fenomeno del bullismo. A lanciare l’idea è stata una nota catena di ristoranti, che ha chiesto all’istituto di Scampia i curriculum dei ragazzi per valutare assunzioni in cucina e in sala. «Bisogna puntare urgentemente su un nuovo welfare – ha aggiunto Marialuisa Iavarone – Occorre la presenza dei genitori che insieme alla scuola e agli adulti possano colmare questo vuoto di genitorialità che drammaticamente viviamo». Un ruolo primario spetta anche alla chiesa. «Le parrocchie oggi sono le protagoniste di un cambiamento che deve avvenire in tutto il paese – ha aggiunto don Antonio Rizzolo, direttore del settimanale «Famiglia Cristiana» – i sacerdoti di frontiera sono al momento una risorsa importantissima che non può essere lasciata sola e che deve essere messa a sistema con l’intera comunità». Dai lavori del congresso provinciale del sindacato di polizia Siulp ha fatto sentire la sua voce anche il questore Antonio De Iesu. «Nelle indagini sul ferimento di Arturo – ha detto – siamo vicini ad una svolta. Le indagini stanno procedendo e abbiamo indicazioni, elementi. Il nostro è un sistema garantista. Per quanto riguarda il «nano» (come viene soprannominato uno degli aggressori, riconosciuto dal diciassettenne accoltellato e attualmente recluso nella struttura minorile di Airola con l’accusa di tentato omicidio) siamo riusciti a trovare elementi. Sugli altri abbiamo bisogno di approfondimenti, anche perché non c’erano testimonianze di immagini né di comunicazione. Stiamo lavorando intensamente». Ai lavori del congresso del sindacato di polizia Siulp è intervenuto anche il procuratore della Repubblica Gianni Melillo. Il numero uno dell’ufficio inquirente partenopeo ha invitato a non indulgere ai rischi derivanti dalla paura. «Bisogna – ha dichiarato Melillo – mettere in guardia dal rischio cedimenti, populismo e speculazione sul senso di sicurezza, perché più sicurezza non passa attraverso l’inasprimento delle pene, ma con il potenziamento dell’organico, delle strutture e della formazione del personale. Le forze di polizia – ha concluso – contribuiscono a rafforzare la partecipazione e la costruzione di un sentimento di sicurezza messo in discussione in realtà come Napoli per i fenomeni criminali». (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

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