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Lettera di Insigne a “The Player’s Tribune”: «Così difendo la mia Napoli dalle cattiverie. Ora penso solo allo scudetto»

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Le scarpe del brasiliano Ronaldo e le scuse a Maradona. Insigne affida a The Player’s Tribune, sito di microblogging per sportivi professionisti, il racconto firmato di suo pugno della storia dei suoi inizi nel mondo del calcio. Una storia fatta di rifiuti – racconta – tutti con la stessa motivazione: «mi dicevano che ero troppo basso». Ma che comincia soprattutto con un paio di scarpette che Lorenzo chiede al padre di comprargli dopo essere stato ammesso in una scuola calcio: «La mia famiglia – scrive Insigne – ha origini molto umili. Frattamaggiore, il piccolo comune nel quale sono cresciuto, era un posto con tanti problemi: in quegli anni non c’era lavoro e la mia famiglia non aveva tanti soldi per tirare avanti, quindi era praticamente impossibile poter comprare delle scarpe costose. Inoltre io volevo un paio di scarpe in particolare, quelle di Ronaldo, aveva appena giocato il Mondiale del ‘98 in Francia con quelle scarpe e io non parlavo d’altro». Insigne racconta di come il papà Carmine volesse comprargli delle semplici scarpette nere come quelle che indossava Maradona negli anni Ottanta: «Ma io non lo avevo visto giocare ero troppo piccolo e gli rispondevo: No papà, Ronaldo è il migliore. Mi dispiace papà! Mi dispiace Diego!», scrive Insigne che infatti inizia il post così: «Prima di cominciare questa storia devo chiedere perdono a Dio. Per Dio intendo “D10S”, Diego Armando Maradona. E voglio chiedere perdono anche a mio padre». Insigne è il simbolo del Napoli, il ragazzo di Frattamaggiore cresciuto nel settore giovanile ed ora diventato uno dei grandi protagonisti della squadra della sua città. «Ogni volta che indosso la maglia del Napoli al San Paolo mi viene la pelle d’oca. Perché so cosa significa per la mia famiglia e ripenso a tutto quello che ha sacrificato mio padre negli anni per tirare avanti e per permettermi di coltivare questa passione». Un pensiero fisso, lo scudetto: «Ora il mio unico obiettivo è vincere lo scudetto con il Napoli. Lo voglio fare per la mia città, il mio paese, i miei amici, la mia famiglia e per i miei figli: questa città ha bisogno di vincere». Lo scudetto che cancellerebbe la grande delusione della mancata qualificazione con l’Italia ai Mondiali 2018 in Russia: «È stato molto doloroso non qualificarsi al Mondiale con la nazionale e non c’è nulla che posso dire per esprimere tutta la mia delusione. Mi fa ancora arrabbiare, perché avrei voluto vivere un Mondiale da protagonista dopo quello in Brasile in cui ero giovane e avevo giocato poco. Ma devo chiudere quel capitolo e concentrarmi per cercare di vincere il tricolore con il Napoli, il primo della mia vita». Una lunga dichiarazione d’amore che Insigne fa anche accusando tutte le persone che negli stadi urlano contro Napoli e i napoletani: «Indossare questa maglia significa tanto per me, perché sono fiero di essere di questa città. Sapete, a volte sento alcune persone parlare male e dire cattiverie discriminatorie su Napoli: per me è molto frustrante perché non conoscono la città, le persone buone e quelle meno buone si trovano dappertutto», dice Lorenzo che aggiunge: «Per me questa è la città più bella del mondo: abbiamo il sole, il mare, si mangia bene. E se non credete a me, la prova sono i miei compagni: magari alcuni arrivano qui con un pò di timore perché sentono parlare male di Napoli, ma guardate quanti giocatori sono rimasti qui, invece di trasferirsi in club più grandi. Alcuni di loro sono qui da tre o quattro stagioni e non vogliono andarsene, né loro né le loro famiglie. Il nostro capitano, Marek Hamsik, è slovacco e vive qui da 11 anni. Quando chiedo ai miei compagni perché vogliono rimanere loro mi dicono che amano questa città, la vita qui e i tifosi». (Roberto Ventre – Il Mattino)

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