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Il Grande Progetto Pompei sarà completato in «casa». La Soprintendenza: funzionari disponibili a ulteriore lavoro

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I contratti dei 16 superesperti sono scaduti ma il Grande Progetto Pompei andrà avanti senza scossoni: lo assicura la Soprintendenza archeologica in un comunicato stilato d’intesa con il ministero dei Beni culturali all’indomani della mancata proroga alla «segreteria tecnica» che ha lavorato agli Scavi negli ultimi 36 mesi. «Tutte le attività saranno con regolarità portate avanti grazie all’abnegazione dei funzionari del Parco archeologico di Pompei che si sono resi disponibili ad ulteriori carichi di lavoro per garantire piena continuità agli interventi», assicura la Soprintendenza. Dunque il rispetto delle scadenze del cronoprogramma del «Grande Progetto Pompei», fissato per la fine del 2018, sarà garantito pur in assenza dei 16 superesperti tecnici-restauratori, architetti e ingegneri, assunti tre anni fa nel pieno della polemica sui crolli che a Pompei si susseguivano a ritmo quasi quotidiani e che in questi 36 mesi hanno lavorato al piano di messa in sicurezza e restauro dell’area archeologica. A lanciare l’allarme erano stati gli stessi ex funzionari della segreteria tecnica, in particolare l’architetto-ingegnere Raffaella Forgione, all’indomani della notifica della lettera di risoluzione del rapporto di lavoro a firma del professor Massimo Osanna. Anche il sindacato Confsal-Unsa, tramite il segretario aziendale del Parco Archeologico di Pompei Antonio Pepe, aveva manifestato il timore per uno stop in cantieri fondamentali per il «Grande Progetto Pompei». In realtà il tono del comunicato smentisce anche le voci che volevano il soprintendente Osanna irritato o preoccupato per la mancata risposta da parte del Mibact alla sua lettera dello scorso 19 gennaio, in cui chiedeva lumi sul destino dei 16 tecnici. Dalla Soprintendenza di Pompei infatti, secondo quanto spiegato nel comunicato, potranno in futuro essere affidati «ulteriori 20 incarichi di collaborazione a termine, come quelli già attribuiti nel 2015 per la segreteria tecnica». Ma perché i 16 contratti non sono stati prorogati né, in alternativa, è stata portata a termine la stabilizzazione delle figure professionali? La strada è tracciata, spiegano ancora in Soprintendenza, e anche se in modo un po’ tortuoso potrà comunque riportare i 16 tecnici a Pompei: «I contratti degli esperti della segreteria tecnica di Pompei sono da sempre stati a termine. Grazie alla misura straordinaria prevista dalla legge di bilancio 2018, tale personale potrà essere inquadrato a tempo indeterminato nei ruoli del ministero, con modalità analoghe a quelle stabilite per il personale precario delle pubbliche amministrazioni dalle norme attuative della riforma Madia», spiegano dagli uffici della direzione del Parco Archeologico. «La norma di legge cui si fa riferimento – si legge nella nota dell’ente pompeiano – in vigore dall’1 gennaio 2018 (articolo 1, comma 309, della legge numero 205 del 2017), prevede che, entro il 31 marzo 2018, il Mibact possa assumere, previa apposita selezione per titoli e colloquio, proprio il personale che ha lavorato nella Segreteria tecnica di Pompei per 36 mesi. Tale procedura sarà attivata nei prossimi giorni». Assunzioni previste, quindi, almeno per coloro i quali supereranno la selezione, entro il prossimo 31 marzo. Poiché a pagare gli stipendi sarà il ministero, non è detto naturalmente che tutti i neoassunti a tempo indeterminato torneranno a Pompei, ma la possibilità c’è. La stessa legge di bilancio che ha previsto per queste stabilizzazioni un onere di 500.000 euro l’anno a carico del ministero, peraltro, ha previsto «il ricorso alle procedure dei contratti istituzionali di sviluppo per valorizzare l’area contigua al Parco archeologico». La cosiddetta bufferzone, da riqualificare con interventi attualmente allo studio dei Comuni di Pompei e Torre Annunziata. «Gli impegni del governo e del Parlamento dal 2013 a oggi e gli eccezionali risultati ottenuti – sottolinea la nota della Soprintendenza – sono quindi sotto gli occhi di tutti. Più volte l’Unione europea e l’Unesco hanno indicato il caso Pompei come esempio virtuoso nell’uso dei fondi e nella gestione di un sito patrimonio mondiale dell’umanità». (Susy Malafronte – Il Mattino)

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