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Il giallo dei tre napoletani scomparsi in Messico. La famiglia chiede l’intervento diretto del governo. Le ombre sulla polizia

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Un’altra giornata senza notizie. Restano muti i telefoni dei familiari di Raffaele Russo, di suo figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino. Venti giorni senza più uno straccio di notizie sui desaparecidos. A questo punto la sparizione dei tre napoletani che lavoravano in Messico vendendo generatori elettrici non può che diventare un caso nazionale. Mobilitata l’ambasciata italiana. Ma nemmeno le autorità diplomatiche sono in grado di chiarire il quadro a tinte fosche che di ora in ora si addensa sui nostri connazionali. Un funzionario della Farnesina conferma che «la situazione viene costantemente monitorata». La stessa voce spiega che «le autorità diplomatiche restano in costante contatto con Francesco Russo (il figlio di Raffaele, che continua a risiedere in un albergo di Ciudad de Guzman, la città nella quale risiedevano i tre napoletani) e che «i familiari restano in condizione di sapere tutto quanto: sono informatissimi, continuamente aggiornati sulla situazione». Parole che però non aiutano a comprendere quale sia il quadro del mistero. Fermo restando l’impegno pieno dell’ambasciata, qualcuno prima o poi dovrà – e ci riferiamo alle autorità messicane – rendere conto almeno alla Farnesina. Perché tre persone sono scomparse nel nulla. E mentre si mobilitano i mezzi d’informazione, mentre dalle «Case Nuove» – il quartiere nel quale i tre napoletani dei quali non si hanno più notizie – sabato sera si è mobilitato anche con una fiaccolata e con gruppi di preghiera in alcune chiese del centro storico di Napoli, resta l’assordante silenzio che fa sprofondare in un’angoscia due nuclei familiari. «Ma ora – dice uno dei parenti dei desaparecidos – intervenga il governo». «Tutti, alla fine – dice un parente degli scomparsi – eravamo quasi arrivati ad accettare persino l’ipotesi del sequestro di persona. E ci stavamo mobilitando per racimolare una eventuale somma da pagare a chi ha privato della libertà i nostri cari. Ma adesso, in assenza di ogni contatto, non sappiamo più a che cosa pensare». Ad esprimere vicinanza e solidarietà ai familiari delle famiglie Russo ed Esposito ci hanno pensato, ieri, i tifosi della Curva A dello stadio San Paolo. In occasione della partita tra Napoli e Spal, dagli spalti dell’impianto del San Paolo gruppi di tifosi hanno esposto prima del match un mega-striscione sul quale era scritto: «Liberate i napoletani in Messico». La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine sul sessantenne Raffaele Russo, su suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo Cimmino, rispettivamente di 25 e 29 anni. Ricapitoliamo. I tre si trovavano nella zona di Tecaltitlan, nello Stato di Jalisco, una delle aree più a rischio per la forte presenza di micro e macrocriminalità. Il primo a far perdere ogni traccia è stato Raffaele: uscito il 31 gennaio dall’hotel nel quale risiedeva con altri quattro napoletani, tutti parenti, e mai rientrato alla base. Subito dopo sono svaniti nel nulla anche il figlio ed il nipote. Eppure il quadro appare chiaro, nonostante i silenzi delle autorità locali messicane. Vi sono infatti tre messaggi vocali inviati via whatsapp da Cimmino e Russo junior ai familiari rimasti in hotel che chiariscono la successione degli eventi. Intorno alle 16 (ora locale) del 31 gennaio, infatti, i due giovani – forse ancora inconsapevoli del destino che li attendeva – hanno spiegato di essere stati intercettati e fermati, senza un motivo, mentre facevano rifornimento di benzina a poca distanza dalla località di Tecalitlán – nella regione di Jalisco – a poco meno di 50 chilometri da Ciudad Guzmán. Ma se questo è vero, perché nessuna autorità di polizia spiega chi, come, perché e dove ha condotto i due napoletani? Ad aggiungere mistero al mistero c’è poi la circostanza a dir poco inquietante del ritrovamento avvenuto solo in tarda serata del 31 gennaio delle due auto prese a noleggio da Raffaele Russo, da suo figlio e dal nipote (due Honda CRV bianche): l’una affiancata all’altra, con due portiere aperte e – soprattutto – senza più i passeggeri all’interno. I familiari di Russo e di Cimmino restano attaccati ad una speranza. Un filo che però si assottiglia sempre di più. «Ma noi – dice un’amica dei Russo, che dal primo giorno resta vicino soprattutto alla moglie del 60enne Raffaele, la signora Silvana – continuiamo a sperare. E a pregare. Forse ci vuole un miracolo, ma noi ci crediamo con tutto il cuore». E la mobilitazione corre sempre di più anche in rete. Sui social gli amici degli scomparsi stanno attuando una massiccia campagna di appelli affinché le autorità messicane siano sollecitate a indagare a fondo sul caso per offrire risposte. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

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