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Napoli. Protesta di studenti e genitori al liceo Vico: alti i costi del Cambridge. Si studia con iPad ma senza wi-fi

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Napoli. Rivoluzione rosa al liceo Vico dove alcune studentesse sono sul piede di guerra. Ce l’hanno con alcune decisioni prese dalla dirigenza riguardo il percorso Cambridge istituito dalla scuola di via Salvator Rosa che prepara i propri studenti a sostenere gli esami Igcse (International General Certificate of Secondary Education) nelle materie scientifiche. I primi due anni la scelta prevede un contributo annuo per tassa annuale, compenso docenti madrelingua e altro a cui si aggiungono un contributo definito «volontario», i costi di un iPad e l’acquisto di libri in formato digitale. Quanto viene il tutto? «Per la prima parte di contributi gli studenti dei primi due anni pagano 300 euro. L’iPad è costato 600 euro mentre i libri circa 500 euro. Una cifra notevole ma che noi genitori abbiamo impegnato perché convinti che avremmo offerto una preparazione più elevata ai nostri figli. Ma tutto questo si sta rivelando un bluff» ammette una mamma. Il problema inoltre è che il contributo per studenti dal terzo anno in poi, che diventa obbligatorio, è raddoppiato, incidendo così enormemente sulle spese globali. Durante gli Open Day, quindi, un gruppo di studentesse riunite come Collettivo Vico hanno sottoscritto e distribuito un documento molto critico dal titolo «Quello che non vi dicono sul Cambridge». «Siamo delle studentesse del classico Cambridge e ci teniamo a dire la nostra poiché nessuno meglio di noi può presentarvi alti e bassi di questo progetto» scrivono. «Crediamo però che sia un nostro dovere informare genitori inconsapevoli quanto lo erano i nostri di quello che potrebbero trovarsi ad affrontare alla fine del primo biennio di questo progetto. Al momento dell’iscrizione, infatti, il percorso che ci era stato presentato era composto da due bienni e per prenderci parte il costo era all’incirca di 300 euro annui mentre ora, senza che né noi né i nostri genitori fossimo consultati, ci troviamo a dover far fronte a una spesa annua di circa 500 euro escluse le spese per gli iPad, i libri da scaricare e le tasse d’esame». Il problema di fondo è che questo raddoppio dei costi «garantirà l’accesso a questi indirizzi “d’elite” solo a pochi privilegiati creando così uno smaccato classismo. Vi chiediamo quindi di mobilitarvi con noi per fare in modo che il contributo per la nostra classe obbligatorio, non superi già la onerosa cifra di 300 euro affinché i vostri figli non si circondino di persone che sono state preselezionate non in base alla motivazione personale ma alle proprie possibilità economiche». Alle preoccupazioni delle studentesse del terzo anno si aggiungono però quelle dei genitori dei primi due. «Il 15 gennaio i nostri figli hanno effettuato una simulazione dell’esame» continua un genitore. «Quasi nessuno è riuscito a farlo perché, come già sapevamo, la linea wi-fi della scuola è inadeguata, assente in molti punti della scuola e nell’aula dove hanno eseguito le prove. Chi l’ha completata è riuscito solo perché ha usato, a proprie spese, la connessione del proprio cellulare». «Ci avevano descritto un corso all’avanguardia ma ad oggi è al di sotto delle aspettative» insiste un altro genitore. «I ragazzi non sono in grado di poter consultare i testi sull’iPad a scuola, non sono mai stati interrogati dai docenti, non hanno compiti a casa, rispetto ai corsi normali la loro preparazione delle materie che stanno seguendo in inglese è inferiore. Ci hanno presi in giro, hanno detto solo bugie». Dopo le numerose lettere di contestazione e richieste di chiarimenti dei genitori, la preside Maria Clotilde Paisio li incontrerà giovedì. (Mariagiovanna Capone – Il Mattino)

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