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Lettere al Direttore: La replica di Antonio Schiavo

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Lettere al direttore: Ci scrive Antonio Schiavo, per replicare all’articolo del gruppo del gruppo di lavoro preposto alla elaborazione del dossier per la candidatura di Ravello- Costa d’Amalfi a Capitale italiana della cultura 2020.

 

“Lei giustamente si chiede perché a Ravello ci siano scontri altrove incomprensibili.

Se, come sono certo, Lei ha letto il mio modesto contributo al dibattito che si è aperto a Ravello dopo l’inopinata esclusione dalla short list dei potenziali candidati alla vittoria finale, potrà convenire che si incentrava esclusivamente su una serie di considerazioni sostanziali volte a ipotizzare ( l’ho specificato più volte) una delle possibili ragioni di tale estromissione.

Nessuna intenzione polemica ribadendo che eravamo nel campo delle supposizioni,  ma solo un tentativo di ragionamento pacato (probabilmente malinteso o incompreso) su una vicenda che ci ha provocato non poco rammarico e delusione perché,checchè ne pensi qualcuno, ci avevamo veramente sperato.

Vengo al dunque: a suo parere, è personalismo o acrimonia asserire che i costi, i tempi ,gli stati di avanzamento, l’analisi dei rischi e l’eventuale recoveryplan sono i capisaldo di ogni progetto e non rappresentano per niente la forma ma la preminente sostanza dello stesso?

E fuor d’opera e privo di base scientifica indicare che ogni progetto o iniziativa a supporto (vedi call center sanitario) si deve inserire in uno scenario complessivo che è essenziale per ogni valutazione? In altri termini si può mai pensare che chi giudica non consideri preliminarmente una situazione di base incancrenita(es: sanità, viabilità) su cui si tenterà di innestare un piano di azione -seppur dignitoso e apprezzabile- ma marginale rispetto alle problematiche irrisolte?

E’ censurabile esprimere un parere sul fatto che le famose 60 pagine con il font richiesto potessero contenere anche un accenno meno aleatorio o criptico agli elementi di cui sopra,magari riducendo ( a meno che il bando non lo prevedesse esplicitamente) lo spazio dedicatoall’enfasi, alla retorica o alla magniloquenza fine a sé stessa forse per titillare qualche super-ego?

Mi creda Direttore, di tutta la nota pervenutale, anonima ma non troppo, quello che mi ha rammaricato di più è che, nemmeno tanto velatamente, mi si inserisca fra coloro che dicono esclusivamente cosa dovrebbero fare gli altri e sono pronti solo a criticare.

A parte che l’incipit del mio pezzo diceva esattamente il contrario apprezzando senza piaggeria il lavoro svolto nei mesi scorsi e veniva introdotto proprio dal proverbio che “solo chi non fa non falla”, per sua conoscenza le segnalo che correva l’anno 1981( si badi quasi 40 anni fa)quando  mi fu chiesto dal Relatore di laurea e dal Sovrintendente Prof. Causa di pubblicare la mia tesi dal titolo pionieristico per l’epoca “ Ravello come bene culturale”.

Lo feci a spese di mio padre ( allora non circolavano i milioni o i miliardi a cui pure si fa cenno né il Comune finanziava gli scritti) . In essa c’erano tante proposte, idee, progetti abbozzati che, allora come oggi per la famosa “ conventio ad excludendum” , negata nella lettera giuntale, pochi presero in considerazione o ritennero degni di attenzione.

Eppure erano molto simili, con 40 anni di anticipo, a talune delle proposte che si trovano nei dossier (leggerò quello di Bitonto sperando di poter avere contezza anche di qualche altro).

Se questo è sedersi sull’albero a cantare, se è remare contro, se non è amare la propria terra mi dispiace per chi , in buona fede, ingenuamente o eterodiretto, la pensa diversamente ma io continuerò tenacemente, senza presunzione o astio, soprattutto disinteressatamente, sulla mia strada.”

 

Antonio Schiavo

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