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Il Papa chiede perdono per la pedofilia dei preti. Il Cile protesta: attendeva il benservito a un vescovo sotto accusa

Per tanti cileni resta un mea culpa a metà. A metà perché non è proprio quello che si aspettavano dal Papa le vittime della pedofilia. «Ci sono sembrate parole ipocrite». Speravano che Francesco passasse dalle parole ai fatti, dimissionando finalmente un vescovo «encubridor», complice. Quello di ieri è stato un martedì anomalo, un susseguirsi di […]

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Per tanti cileni resta un mea culpa a metà. A metà perché non è proprio quello che si aspettavano dal Papa le vittime della pedofilia. «Ci sono sembrate parole ipocrite». Speravano che Francesco passasse dalle parole ai fatti, dimissionando finalmente un vescovo «encubridor», complice. Quello di ieri è stato un martedì anomalo, un susseguirsi di fatti slegati tra loro ma ugualmente attraversati da nervosismi e proteste. Il Papa è stato bersaglio persino del lancio di un giornale appallottolato mentre passava tra due ali di folla, a bordo della papamobile. Il quotidiano piegato lo ha centrato in pieno colpendolo alla nuca, sotto l’occhio impotente della sicurezza, mentre stava facendo ingresso nel parco di Santiago per celebrare la messa. Fuori, nel frattempo, protestavano gruppi di manifestanti. Era una marcia per i poveri che gli agenti hanno interrotto con gli idranti, portando via alcune persone. I fotogrammi di una giornata che nessuno si aspettava. Eppure era iniziata con un brillante discorso al Palazzo della Moneda, sede presidenziale, davanti alla classe dirigente della nazione. Un luogo altamente simbolico scelto dal Papa per fare girare pagina alla Chiesa cilena. «Provo dolore e vergogna davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa». Dietro quel passaggio ci sono vittime e casi scabrosi, aggravati – negli ultimi due anni – dalla nomina di un vescovo accusato di avere coperto un pedofilo seriale, suo grande amico. Nel 2015 Papa Francesco ha scelto ugualmente monsignor Juan de la Cruz Barros anche se su di lui giravano parecchie voci. Da allora le proteste si sono rafforzate ma il Papa, ancora ieri, ha continuato a difendere Barros a spada tratta. Anzi, ha celebrato messa con lui. In questo clima elettrico le parole tanto attese dai cileni – «provo dolore e vergogna» – non potevano che suonare un po’ strane. Il Comitato delle vittime si aspettava gesti importanti che non sono arrivati, per esempio la destituzione del vescovo «encubridor». Anche se il Papa riceverà in nunziatura le vittime, prima di partire per il Perù, la contestazione è destinata a proseguire. Sui cartelli anche ieri si poteva leggere: «Barros fuori». «Barros dimettiti», «Ni zurno, ni tontos» (riferito ad un video dell’anno scorso in cui Bergoglio dava dei tonti ai fedeli della città di Osorno che fanno parte del dissenso). «Anche se il Papa alla Moneda ha chiesto perdono non è cambiato. Non ha affatto rimosso il vescovo» ha spiegato Juan Carlos Claret, portavoce del Comitato delle vittime. «Ecco perchè a nostro parere il discorso fatto dal pontefice finisce per essere sminuito». Juan Carlos Cruz, vittima di un prete orco, ha completato il quadro: «Ci vorrebbero più azioni, più fatti e meno parole. Forse queste parole gli servivano per cercare degli applausi, del consenso». Il neo presidente eletto, il miliardario Sebastian Pinera, presente alla Moneda, è stato più politico nel giudizio e guarda avanti: «È una ammissione importante da parte della Chiesa visto che ha pregiudicato e ha causato dolore ai nostri bambini». Il dissenso resta multiforme e prende anche altre strade. Ieri notte, per esempio, è stata lanciata una bomba incendiaria alla quinta chiesa nell’immensa area metropolitana della capitale cilena. Sui muri dell’edificio sono state ritrovate alcune scritte: «Pedofilia». La visita del Papa è come se avesse amplificato la rabbia. C’è chi protesta per le minoranze indie, chi protesta perché i soldi spesi per la visita sono troppi e avrebbero potuto essere destinati ai poveri, infine chi lo fa per l’atteggiamento sostanzialmente ambiguo dei vescovi cileni davanti alla piaga degli abusi. Forse è anche per questo se per le strade non c’è la solita marea umana che aspetta di vedere il Papa passare. Non ci sono le folle osannanti della Colombia, Ecuador, Brasile, Bolivia. Anche davanti la nunziatura, dietro le transenne, solo sparuti gruppi di fedeli. Bergoglio punta a dare speranza al Paese. Alla messa ha pure ripetuto una frase di Neruda. «È il nuovo giorno, lo sradicamento dell’immobilità, lo scuotersi da una prostrazione negativa». (Franca Giansoldati – Il Mattino)

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